Arriva anche la conferma ufficiale della Farnesina per la liberazione della Savina Caylyn. Ora che tutto è finito può finalmente esplodere la gioia dei familiari.

Si attendeva la conferma ufficiale della Farnesina per concludere al meglio la storia della Savina Caylyn, petroliera italiana sequestrata lo scorso 8 febbraio e finalmente liberata ieri dopo quasi undici mesi in ostaggio dei pirati. I cinque marinai italiani e il resto dell’equipaggio presto abbracceranno le loro famiglie e potranno trascorrere il Natale a casa. Ieri il comandante di Procida Giuseppe Lubrano Lavadera aveva rassicurato tutti sulle condizioni dell’equipaggio: il suo “Stiamo tutti bene” aveva fatto ben sperare le famiglie e casa ma ancora non aveva aperto “ufficialmente” i festeggiamenti. Il comandante, infatti, non aveva parlato molto e non aveva fornito alcun dettaglio per motivi di sicurezza per cui in Italia si continuavano ad attendere notizie ufficiali dalla Farnesina.

Oggi, a commentare finalmente la liberazione è stata la moglie del comandante, Nunzia Nappa, che ha detto di essere stata raggiunta telefonicamente dalla Farnesina per la comunicazione ufficiale:

Dalla Farnesina mi hanno comunicato che la nave è finalmente in sicurezza e che tutto è finito. Ieri, in attesa di conferme ufficiali, mi sono chiusa in casa con le figlie Libera ed Anna ad esultare. Ho finalmente stappato lo spumante che avevo conservato.

“Ci siamo liberati di un incubo”, una frase che fa da eco anche alle dichiarazioni di Antonio Cesaro, il padre di Gianmaria, l’allievo di coperta di Sorrento a bordo della petroliera. “Finalmente possiamo gioire. Mi hanno comunicato che la nave è in sicurezza e fuori pericolo”, così il padre del più giovane degli uomini della Savina Caylyn pronto adesso ad attendere il ritorno del figlio nel paese natale. Tutti, soprattutto i parenti degli uomini della nave, erano già da ieri pronti a festeggiare la notizia della liberazione ma nessuno riusciva ancora a sentirsi del tutto libero di brindare. Ora, l’importante, è sapere, ha continuato Antonio Cesaro, “che i ragazzi stiano bene e possano mangiare, bere, magari anche scherzare”.