La sindaca di Roma Virginia Raggi è la migliore candidata possibile del Movimento 5 Stelle per le elezioni nella capitale del 2021. Ci sono almeno tre ragioni per sostenerlo, al di là dei rumors, dei retroscena, delle polpette avvelenate disseminate tra corridoi e pagine di giornale. Virginia Raggi è la candidata naturale, nel bene e nel male, del Movimento 5 Stelle.

Uno. Il primo cittadino uscente parte sempre avvantaggiato. Lo dicono i numeri e l'esperienza. La sindaca poi in questo momento corre da sola: il centrosinistra e il centrodestra sembrano lontanissimi dall'avere individuato un candidato o una candidata per il Campidoglio

Due. Per il Movimento 5 Stelle costringere Virginia Raggi a non correre vorrebbe dire sconfessare la sua esperienza amministrativa e un voto su Rousseau che ha seppellito una delle regole auree del grillissimo delle origini: il vincolo del secondo mandato. Puntare su un altro nome vorrebbe dire ammettere di aver sbagliato se non tutto molto, quindi aprire un processo di discussione interno che i vertici non sembrano aver nessuna voglia di istruire.

Tre. Virginia Raggi sta già mettendo in atto una strategia elettorale con metodo: parlare solo e soltanto dell'azione amministrativa di piccolo cabotaggio. Strade rattoppate, alberi potati, ‘zozzoni' multati. Il messaggio inequivocabile è "stiamo sistemando Roma lasciateci lavorare stiamo aggiustando la città".

Il racconto di un lento ritorno alla "normalità", che in realtà senza iniziative straordinarie sui dossier più importanti (a cominciare da trasporti e rifiuti) sembra impossibile, piaccia o non piaccia, è una strategia politica e comunicativa che è già in campo, e non sono pochi i cittadini che ne sono sedotti.

Se il trionfo del 2016 sembra irripetibile, vale la pena dirsi che non è solo colpa del Movimento 5 Stelle romano, della sindaca e della sua giunta: l'onda emotiva di Mafia Capitale non è più così forte, il Movimento 5 Stelle è in difficoltà a tutti i livelli, la leadership di Salvini e Meloni è estremamente più aggressiva e capace di contendere il voto di quelle periferie che alla scorsa tornata elettorale

Chi potrebbe fare meglio di Virginia Raggi? Che senso produrrebbe una discontinuità? Quale dirigente o attivista selezionato dal basso è pronto ad affrontare una sfida che sembra titanica e perdente in partenza?

Si discute molto in queste ore di un accordo tra PD e Movimento 5 Stelle per convergere sullo stesso candidato nella capitale. Che l'ipotesi sia discussa non c'è dubbio, anche se servirebbe un candidato non così tanto politico da andare bene all'elettorato grillino e in grado di far dimenticare con la sua sola taumaturgica presenza anni di insulti reciproci e di inimicizia. Impensabile che il centrosinistra romano possa digerire di appoggiare la prima cittadina, così come i pentastellati non possono mobilitare il loro elettorato per una figura della nomenclatura dem.

Movimento 5 Stelle e Partito Democratico dovrebbero essere in grado di non fare un compromesso a ribasso, ma di aprire un nuovo corso. Capaci di dare vita non a un'alleanza fatta in laboratorio, ma a un progetto che mobiliti i rispettivi attivisti ed elettori, tanto da farli confondere infondendo un entusiasmo per ora assente dalla sfida politica in città. Uno scenario che sembra fantascienza.

Anche il richiamo frontista contro la destra sovranista non è un argomento sufficiente per chiedere un passo indietro alla sindaca. È evidente che l'idea di marciare divisi per colpire uniti al secondo turno è prima di tutto una tattica coerente con il sistema elettorale per le elezioni comunali, in questo differente dalle regionali dove un'alleanza, per quanto considerata innaturale, rispondeva alla logica che chi prende più voti come candidato governatore vince. Ma soprattuto è coerente con il vissuto recente del Movimento 5 Stelle e del centrosinistra a Roma in città e con il sentimento: è difficile dopo aver dato dei mafiosi agli avversari ritrovarseli come alleati, e viceversa organizzarsi una campagna elettorale e un progetto politico dalle fondamenta dopo averli accusati di incompetenza e improvvisazione.

L'alleanza ‘antifascista' contro Meloni e Salvini è un argomento da affrontare al ballottaggio, al primo turno è bene che centrosinistra e MoVimento si confrontino a viso aperto sulle questioni di fondo della città e sul suo futuro, mobilitando i rispettivi elettorali, costruendo caso mai le basi per una successiva convergenza.

Virginia Raggi deve correre come sindaca uscente, presentarsi ai cittadini con il bilancio dei suoi cinque anni di governo. Discutere nel merito di quello che ha fatto o non ha fatto la sua amministrazione è una necessità per il dibattito pubblico della città, non c'è nessuna scorciatoia o manovra, nessuna scelta migliore di presentarsi agli elettori senza infingimenti.