Coronavirus
5 Luglio 2021
12:08

Vaccino Covid, la polemica nel Lazio su seconde dosi AstraZeneca: come nasce e perché

L’immunologa Antonella Viola ha attaccato la Regione Lazio, l’assessore D’Amato e il presidente Zingaretti, sulle decisioni prese in merito alle seconde dosi del vaccino AstraZeneca agli Under 60. I motivi sono due: il primo riguarda la decisione di consentire i richiami degli Under 60 con questo vaccino nonostante la raccomandazione del ministero della Salute di utilizzare vaccini a mRna. Il secondo, collegato al primo, riguarda la decisione di anticipare le seconde dosi a 56 giorni agli Under 60 per incentivare le vaccinazioni con AstraZeneca.
A cura di Enrico Tata
Il generale Figluolo, Nicola Zingaretti e Antonella Viola
Il generale Figluolo, Nicola Zingaretti e Antonella Viola
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Ancora polemiche sul vaccino anti Covid Vaxzevria prodotto da AstraZeneca. Questa volta è finita nel mirino delle critiche la strategia della campagna vaccinale della Regione Lazio. I motivi sono due: il primo riguarda la decisione di consentire i richiami degli Under 60 con questo vaccino nonostante la raccomandazione del ministero della Salute di utilizzare vaccini a mRna. Il secondo, collegato al primo, riguarda la decisione di anticipare le seconde dosi a 56 giorni agli Under 60 per incentivare le vaccinazioni con AstraZeneca.

Antonella Viola attacca la Regione Lazio su AstraZeneca

Secondo l'immunologa Antonella Viola, professore ordinario di Patologia Generale all'Università di Padova, la Regione Lazio sta invitando i giovani ad anticipare la seconda dose e fare subito AstraZeneca. Questo, secondo la scienziata, "non ha alcun senso perché per le persone under 60 è consigliabile, come da indicazioni ministeriali, fare come seconda dose un vaccino a mRNA. Inoltre, sappiamo che l’efficacia maggiore del vaccino AZ si ha se la seconda dose (AZ) si somministra dopo 12 settimane. Perché quindi anticipare la seconda dose? Probabilmente per consumare le scorte di vaccino…Il mio consiglio ai giovani del Lazio (che mi stanno scrivendo sconcertati) è di rispettare i tempi e le indicazioni ministeriali e non farsi tentare dalla fretta". D'accordo con Viola è Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell'Università Campus Biomedico di Roma: "La decisione del Lazio sullo sconto del richiamo AstraZeneca è una cosa assurda, scientificamente orribile. Provoca disorientamento, paura, invece che fiducia nella scienza".

D'Amato: "Anticipo richiamo coerente con raccomandazioni"

L'assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D'Amato, ha risposto alle critiche in una nota diffusa oggi: "La strategia vaccinale di anticipare i richiami segue le prescrizioni scientifico-sanitarie di Aifa, CTS e del Ministero della Salute, coerentemente con gli attuali obiettivi di copertura". In effetti la decisione della Regione Lazio, seppure scientificamente discutibile secondo i due esperti menzionati in precedenze, è in linea con i pareri e le raccomandazioni del ministero guidato da Roberto Speranza e dall'Aifa. Le prime dosi del vaccino AstraZeneca, infatti, non possono essere più somministrate ai cittadini con meno di 60 anni, ma questi ultimi possono invece ricevere AstraZeneca, dietro firma di consenso informato, come richiamo se lo hanno ricevuto già come prima dose. Inoltre secondo le disposizioni nazionali il richiamo del vaccino AstraZeneca può essere somministrato tra le 8 e le 12 settimane dopo la prima dose. Otto settimane, cioè proprio 56 giorni, come ha proposto la Regione Lazio ai cittadini. È evidente, tuttavia, che la decisione di anticipare i richiami AstraZeneca a 56 giorni è un invito esplicito ai cittadini ad utilizzare questo vaccino. Come a dire: "Volete concludere prima il ciclo vaccinale? Ok, ma potete farlo con AstraZeneca".

Il caso AstraZeneca

Ripercorriamo le ultime decisioni politiche e scientifiche sul vaccino anti Covid prodotto da AstraZeneca. In primo luogo è stato rilevato un possibile collegamento tra l'utilizzo del vaccino AstraZeneca e del vaccino monodose Johnson&Johnson e rare forme tromboemboliche soprattutto in soggetti di età inferiore ai 55/60 anni. Questo evento avverso correlato all'utilizzo di AstraZeneca è stato denominato VITT (vaccine induced immune thrombotic thrombocytopenia). La frequenza stimata è di un caso ogni 100mila somministrazione. In un contesto di pandemia in fase espansiva, ha stabilito l'Ema, Agenzia europea del farmaco, i benefici della vaccinazione superano largamente il rischio potenziale di questi eventi avversi. In contesti di bassa circolazione del virus, ovviamente, questa prevalenza dei benefici si riduce, soprattutto sui giovani, che soltanto in rari casi perdono la vita a causa di Covid-19. Per questo il Comitato tecnico scientifico italiano ha ritenuto di raccomandare fortemente l'utilizzo del vaccino AstraZeneca per la popolazione anziana. Sugli anziani, infatti, il rischio Covid resta molto più alto rispetto ai rischi di effetti collaterali del vaccino AstraZeneca e in secondo luogo questi eventi avversi, come detto, si verificano soprattutto in soggetti con meno di 55 anni. Il ministero della Salute ha tradotto queste raccomandazioni in obbligo: gli under 60 non possono più ricevere il vaccino AstraZeneca. "Per le persone che hanno ricevuto la prima dose di tale vaccino e sono al di sotto dei 60 anni di età, il ciclo deve essere completato con una seconda dose di vaccino a mRNA (Comirnaty o Moderna), da somministrare ad una distanza di 8-12 settimane dalla prima dose”, si leggeva nella circolare del ministero.

Perché i ‘giovani' possono ricevere richiamo AstraZeneca

Tuttavia la Regione Lazio ha sollevato un problema: circa il 10 per cento dei cittadini non si fida della cosiddetta vaccinazione eterologa (prima dose con un vaccino, seconda dose con un altro) e vorrebbe effettuare il richiamo con AstraZeneca. Per questo motivo il ministero della Salute ha emanato una seconda circolare che consente il completamento del ciclo vaccinale nei soggetti sotto i 60 anni che hanno ricevuto una prima dose di vaccino Vaxzevria con questo vaccino. Così spiega il ministero: "Qualora un soggetto di età inferiore ai 60 anni, dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino Vaxzevria, pur a fronte di documentata e accurata informazione fornita dal medico vaccinatore o dagli operatori del centro vaccinale sui rischi di VITT, rifiuti senza possibilità di convincimento, il crossing a vaccino a mRNA, allo stesso, dopo acquisizione di adeguato consenso informato, può essere somministrata la seconda dose di Vaxzevria. Tale opzione risulta coerente e bilanciata dal beneficio derivante dall’annullamento del rischio connesso alla parziale protezione conferita dalla somministrazione di una singola dose di Vaxzevria". Tradotto: meglio due dosi con AstraZeneca piuttosto che interrompere il percorso vaccinale.

La strategia di D'Amato: vaccinare per anticipare la variante Delta

Il Lazio, per ammissione esplicita del suo assessore D'Amato, sta cercando in tutti i modi di accelerare la campagna vaccinale e di completare quante più vaccinazioni sia possibile prima che la variante Delta diventi dominante. Questo potrebbe causare un incremento nei contagi tra tre settimane, secondo la previsione di D'Amato. Il Lazio non sta soltanto anticipando, per questo, i richiami AstraZeneca, ma sta puntando molto anche sul vaccino Johnson&Johnson che, ricordiamo, è consigliato per gli Over 60 (in questo caso è una raccomandazione, non un obbligo come per AstraZeneca).

Lazio unica Regione che vaccina i giovani con Johnson&Johnson

Il Lazio è  infatti l'unica Regione che sta continuando a vaccinare i giovani con questo vaccino. Anche questo, tuttavia, è consentito. Si legge nell'ultima circolare del ministero della Salute: "Il CTS ha inoltre previsto la possibilità che si determinino specifiche situazioni in cui siano evidenti le condizioni di vantaggio della singola somministrazione, e che in assenza di altre opzioni, il vaccino Janssen andrebbe preferenzialmente utilizzato, previo parere del Comitato etico territorialmente competente. In particolare, il vaccino di cui trattasi potrebbe essere somministrato in determinate circostanze, come ad esempio nel caso di campagne vaccinali specifiche per popolazioni non stanziali e/o caratterizzate da elevata mobilità lavorativa e, più in generale, per i cosiddetti gruppi di popolazione hard to reach. Infatti, in tali circostanze, peraltro già indicate dal CTS, considerate le criticità relative alla logistica e alle tempistiche della somministrazione di un ciclo vaccinale a due dosi, il rapporto benefico/rischio della somministrazione del vaccino Janssen in soggetti al di sotto dei 60 anni potrebbe risultare favorevole".

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