C'è stata ieri la terza tappa del tour ‘Spaccio Arte', l'iniziativa di Roma Capitale voluta dalla delegata alle Periferie Federica Angeli, per impedire la vendita di droga in alcune delle zone più marginali della società. L'appuntamento di sabato 17 aprile si è tenuto a Tor Bella Monaca, una delle principali piazze di spaccio della capitale con il fulcro dell'attività in via dell'Archeologia. L'evento, come già accaduto a San Basilio, non è stato molto seguito dagli abitanti del quartiere, e a parte qualche curioso ha già attirato diverse critiche. Dopo che l'autobus dal quale vengono diffusi gli stornelli romani è passato, vedette e pusher tornano infatti alle loro attività. "La polizia sta facendo i controlli per gli spacciatori, che essendoci noi oggi non lavorano – dichiara Angeli – Domani sicuramente ricominceranno. Questo lo dico perché non vorrei si capisca che un giorno di pullman serva a distruggere lo spaccio, magari si potesse fare. Noi oggi occupiamo la piazza e gli roviniamo lo spaccio, ma contemporaneamente vanno fatte tante altre cose".

Lo spaccio di droga a Tor Bella Monaca

Tor Bella Monaca è una delle periferie più difficili di Roma. Nel corso degli anni è stata lasciata sempre più a se stessa, i suoi abitanti abbandonati e lasciati senza servizi. Ed è qui che lo spaccio ha attecchito di più, facendo di via dell'Archeologia una delle piazze più ‘floride' della capitale. Pusher e vedette sono soprattutto giovanissimi, ragazzi spesso minorenni usati per avvertire dell'arrivo delle forze dell'ordine. Una piazza di spaccio con un ricambio di manodopera costante: se uno spacciatore viene arrestato, un altro è pronto a prendere il suo posto. E così all'infinito. Tanto che, nonostante i numerosi e puntuali blitz delle forze dell'ordine, la vendita di droga a Tor Bella Monaca non è mai diminuita.

"Questa generazione la perdiamo"

"Il comune di Roma ha al suo interno competenze e risorse per affrontare diversamente il tema della carenza di opportunità per le periferie – spiega Alessandro Marco Gisonda, vicepresidente del Municipio VI – Dei bilanci milionari delle grandi istituzioni pubbliche e culturali di Roma bisogna che una quota sia obbligatoriamente investita fuori dalle Mura Aureliane e non per eventi, ma per dare la possibilità a qualcuno di costruirsi una passione, un interesse, una strada attraverso la cultura, lo sport o altro per riscattarsi. La maggior parte dei giovani di Roma sta in periferie come questa perché sono quartieri nuovi, e ai giovani stanno dicendo: ‘a me di te interessa poco o niente‘. Probabilmente abbiamo perso un'opportunità, questa generazione la perdiamo".