Serena Mollicone, cosa c’è davvero nella perizia del Ris sull’omicidio: i frammenti di legno, la vernice e la caldaia

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Serena Mollicone
La consulenza del Ris del 2018 sull’omicidio di Serena Mollicone, al centro della tesi dei pm nei confronti della famiglia Mottola: le tracce di legno e vernice sul nastro adesivo, i confronti con la porta e la caldaia della caserma e gli altri elementi a sostegno della ricostruzione accusatoria.

Nell'udienza del 29 ottobre del processo d'appello bis per l'omicidio di Serena Mollicone è tornata al centro la consulenza del Ris del 2018. In aula i carabinieri hanno confermato e ribadito la loro ricostruzione: la ragazza avrebbe battuto la testa contro la porta della caserma. A sostegno, le tracce di legno, colla e vernice trovate sul nastro adesivo che le avvolgeva il capo e un frammento compatibile con il legno della porta recuperato anche dal filtro usato per lavarle i capelli.

"Il Ris ha confermato che le indagini condotte supportano l'ipotesi che la porta sequestrata sia la superficie contro la quale ha impattato il capo di Serena Mollicone. C'è la traccia di vernice sul nastro adesivo che avvolgeva il capo di Serena, risultata chimicamente indistinguibile dalla vernice della copertura in metallo della caldaia che si trovava nell'appartamento sequestrato. Questo frammento di vernice è chimicamente indistinguibile da quello della caldaia. È un ulteriore elemento che consente di ricondurre l'evento all'interno della caserma di Arce. L'obiettivo è arrivare a una sentenza che dia giustizia a Serena. Alla fine c'è una ragazza di 18 anni che è morta senza avere giustizia, in una maniera barbara", ha commentato ai microfoni di Fanpage.it l'avvocata Federica Nardoni, che difende Armida Mollicone.

Cosa ha trovato il Ris sul nastro adesivo

Ma cosa emerge davvero dalla consulenza del Ris dei carabinieri? La relazione del 2018 contiene diversi elementi che gli investigatori ritengono compatibili con la loro ricostruzione. Non solo i frammenti di legno e vernice trovati sul nastro adesivo, ma anche le tracce individuate sugli indumenti di Serena.

Il corpo di Serena Mollicone fu abbandonato nei boschi di Arce, con la testa avvolta in un sacchetto di plastica chiuso con del nastro adesivo. Sui nastri sono state rinvenute 139 tracce complessive: tra queste, 23 frammenti di legno, tre tracce di legno e colla e due di resina. Secondo l'accusa, la ragazza avrebbe battuto violentemente la testa contro la porta dell'appartamento privato del comandante, all'interno della caserma dei carabinieri di Arce. L'ipotesi è che alcuni frammenti della porta, trasferiti sui capelli al momento dell'impatto, siano rimasti intrappolati tra i capelli e il nastro adesivo.

Per verificarlo, i carabinieri hanno effettuato dei transfer test, cioè esperimenti per accertare se un impatto contro quella porta potesse produrre proprio il tipo di frammenti poi ritrovati sui nastri adesivi che avvolgevano la testa di Serena. Il risultato è stato considerato compatibile con la distribuzione delle tracce rinvenute sui reperti originali.

C'è poi un ulteriore elemento: nel filtro utilizzato per raccogliere i residui dell'acqua con cui erano stati lavati i capelli di Serena durante le analisi medico-legali è stata individuata una microtraccia di legno. Anche questa è risultata coerente, per composizione e morfologia, con il materiale della porta della caserma.

Il frammento di vernice e la copertura della caldaia

Un altro elemento è rappresentato da un frammento di vernice di circa 3,5 per 1,4 millimetri trovato sul nastro adesivo. Su un lato erano presenti numerose piccole macchie rosso-brune. Poteva trattarsi di sangue? I tecnici hanno deciso di conservarle per ulteriori accertamenti, che hanno però escluso la presenza di tracce ematiche. Le macchie sono risultate composte da ossidi di ferro, prodotti da fenomeni di corrosione del metallo sottostante la vernice.

All'interno della caserma c'erano materiali con quelle caratteristiche? Nell'aprile 2018 i militari del Ris hanno prelevato 43 campioni di materiale bianco nell'appartamento e negli ambienti adiacenti. Il confronto ha individuato una particolare compatibilità con la vernice della copertura metallica della caldaia. Le macchie di ossido di ferro presenti sul frammento trovato sul nastro avevano infatti caratteristiche coerenti, per composizione, aspetto e dimensioni, con quelle riscontrate sulla copertura.

Per gli esperti, dunque, il frammento poteva provenire dalla copertura della caldaia: un ulteriore elemento che collega il nastro adesivo a un oggetto presente nell'appartamento della caserma.

La contestazione della difesa

"La porta non è il mezzo che ha causato la frattura sul capo di Serena Mollicone. Inoltre in aula abbiamo dimostrato che i frammenti lignei non provengono da quella porta, abbiamo demolito sotto ogni punto di vista l'ipotesi dell'impianto accusatorio e abbiamo demolito il lavoro presentato in una relazione tecnica da alcuni rappresentanti dei Ris", ha spiegato in un video Carmelo Lavorino, consulente della difesa di Franco Mottola.

La ricostruzione dell'accusa e i processi

Secondo la ricostruzione dell'accusa, Serena Mollicone sarebbe stata aggredita nell'alloggio di servizio della caserma di Arce. Il figlio del comandante, Marco Mottola, le avrebbe sbattuto violentemente la testa contro una porta, provocandole una grave lesione cranica. La ragazza sarebbe stata poi legata, con la testa avvolta in un sacchetto, e il corpo sarebbe stato abbandonato in un bosco nei dintorni di Arce.

Nel 2022, in primo grado, la Corte d'Assise di Cassino ha assolto tutti gli imputati. Nel 2024 l'assoluzione è stata confermata in appello. Nel marzo 2025 la Cassazione ha annullato la sentenza per i tre componenti della famiglia Mottola, disponendo un nuovo processo d'appello, il cosiddetto appello bis. Le assoluzioni degli altri due imputati sono invece diventate definitive.

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