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Sempre più cittadini del Lazio si curano fuori regione, oltre 600 milioni di spese all’anno: prima in Italia

Nel 2023 il Lazio è la regione che ha speso di più per le cure dei propri residenti altrove: oltre 600 milioni di euro. Droghei (Pd): “Rocca interrompa questo circolo vizioso”
A cura di Francesco Esposito
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Nel Lazio sempre più cittadine e cittadini si curano fuori e nel 2023 la sanità regionale è stata quella che ha speso di più per prestazioni sanitarie dei propri residenti in altre parti del Paese: oltre 600milioni, il 12,1% della spesa per la mobilità sanitaria passiva nazionale, una quota maggiore rispetto all'11,8% del 2022. È quanto emerge dal report sulla mobilità sanitaria presentato dalla Fondazione Gimbe. 

Il Lazio, in particolare con alcuni ospedali d'eccellenza di Roma, è anche molto attrattivo: con l'8,9%, è la quarta regione in cui gli italiani vanno a curarsi. Ma la bilancia economica fra entrate e uscite in questo meccanismo è in grave perdita. Parliamo di -191,7 milioni di euro, il quinto saldo negativo in Italia e il primo fra le regioni non del Sud. "Quando sempre più cittadini sono costretti a spostarsi per curarsi fuori regione non si tratta di una libera scelta, ma della conseguenza di liste d’attesa troppo lunghe, difficoltà di accesso alle prestazioni e servizi territoriali insufficienti – commenta a Fanpage.it la consigliera regionale del Partito Democratico Emanuela Droghei -. Dietro questi numeri ci sono persone malate e famiglie che devono affrontare viaggi, costi e disagi pur di ricevere cure adeguate".

La classifica fra le regioni italiane per mobilità sanitaria passiva (da Fondazione Gimbe)
La classifica fra le regioni italiane per mobilità sanitaria passiva (da Fondazione Gimbe)

La mobilità sanitaria in Italia: Lazio la regione da cui ci si sposta di più

Il fenomeno rientra in un trend più ampio. In tutto il Paese nel 2023 – a cui fanno riferimento i dati più recenti – la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto il record di 5,15 miliardi di euro, in crescita del 2,3% rispetto ai 5,04 miliardi del 2022. Significa che sempre più pazienti decidono o sono costretti a spostarsi in un’altra regione per ricevere cure e prestazioni sanitarie.

Il Lazio è tra i territori che pagano di più questo fenomeno. Subito dopo, per spesa sostenuta dai propri residenti che si curano altrove, ci sono Campania (9,4%) e Lombardia (9,2%). Al contrario, le regioni che attraggono più pazienti sono soprattutto del Nord: Lombardia (23,2% degli incassi), che ha anche il miglior saldo fra entrate e uscite, Emilia-Romagna (17,6%) e Veneto (11,1%). Da sottolineare che nel dato non rientra l'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, che è di proprietà dello Stato del Vaticano.

Il saldo fra mobilità sanitaria attiva e mobilità sanitaria passiva nelle regioni italiane (Fondazione Gimbe)
Il saldo fra mobilità sanitaria attiva e mobilità sanitaria passiva nelle regioni italiane (Fondazione Gimbe)

Secondo il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, la mobilità sanitaria è uno degli indicatori più chiari delle differenze tra sistemi sanitari regionali. "La migrazione sanitaria tra regioni è tra gli indicatori più sensibili delle diseguaglianze del servizio sanitario regionale: rileva dove i cittadini trovano risposte adeguate e dove, invece, sono costretti a spostarsi per curarsi  spiega -. I dati sulla mobilità sanitaria ci ricordano che il diritto alla tutela della salute non può dipendere dal codice di avviamento postale".

Pd: "Grave perdita economica per la Regione, Rocca investa realmente"

Nel caso del Lazio pesa anche il ruolo del settore privato. Tra le prestazioni erogate a pazienti provenienti da altre regioni, il 63,8% finisce nelle strutture private convenzionate, una delle percentuali più alte d’Italia. Nel complesso, nel 2023 il privato ha incassato 1,966 miliardi di euro, contro 1,643 miliardi delle strutture pubbliche.

Il report analizza anche le ragioni degli spostamenti. Circa la metà dei ricoveri fuori regione (52,4%) riguarda interventi ad alta complessità, mentre il 41,1% è legato a prestazioni di media o bassa complessità. Solo il 6,5% dei casi riguarda interventi classificati come potenzialmente inappropriati.

Nella maggioranza dei casi non si tratta di emergenze. Secondo l’analisi, l’80,4% delle cure fuori regione rientra nella cosiddetta "mobilità effettiva", cioè una scelta programmata del paziente per ricevere una determinata prestazione sanitaria altrove.

"Per il Lazio questo fenomeno rappresenta anche una perdita economica importante, perché risorse pubbliche che potrebbero rafforzare il nostro sistema sanitario finiscono per sostenere quello di altre regioni – aggiunge la consigliera Droghei -. È un circolo vizioso che la Giunta Rocca dovrebbe interrompere, invece di stare sempre lì a tagliare ossessivamente nastri. Serve un cambio di passo con investimenti reali sulla sanità pubblica, sul personale e sulla medicina territoriale, per ridurre le liste d’attesa e garantire ai cittadini il diritto a curarsi vicino a casa".

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