Scuole senza condizionatori a Roma, Rusconi: “Servirebbero 200 milioni, gli istituti non sono a norma”

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È partito il clic day per finanziare gli impianti di condizionamento nelle scuole. Per Mario Rusconi dell’Associazione Nazionale Presidi occorrono anche interventi su impianti elettrici e infissi: “Ne servono almeno 200 di milioni”.

Mentre ragazze e ragazzi di ogni età si preparano a tornare a scuola, il tema di come fronteggiare il caldo nelle aule si fa sempre più urgente. Alle 9 di oggi, lunedì 7 settembre, è scattato il clic day: una corsa online che durerà fino all'11 settembre per accaparrarsi una parte dei 20 milioni stanziati dal Ministero dell'Istruzione e del Merito per installare impianti di condizionamento dell'aria negli edifici scolastici. "I presidi sottolineeranno le necessità, ma i soldi arriveranno agli enti locali, perché i lavori nelle scuole li può fare soltanto il proprietario, non l'"affittuario", chiamiamolo così", spiega a Fanpage.it Mario Rusconi, ex dirigente scolastico e presidente dell'Associazione Nazionale Presidi di Roma e Rieti e vicepresidente nazionale. Nel Lazio le temperature non scenderanno in maniera significativa ancora per qualche settimana e, dopo i casi di svenimento durante gli esami di maturità, il caldo rappresenta un'emergenza, ma Rusconi avvisa: "Ci sono altri problemi strutturali".

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Mario Rusconi

Partiamo dai condizionatori: sono davvero una soluzione praticabile per affrontare il caldo nelle scuole?

Ben vengano i condizionatori, ma bisogna considerare che una scuola ha normalmente 40-50 locali, non ne ha uno solo. Quindi i costi sono molto alti. Adesso si cerca di intervenire con ventilatori o condizionatori e il Ministero ha tirato fuori 20 milioni di euro, che sono una prima boccata d'aria, ma altro che 20 milioni: probabilmente ce ne vorrebbero 200. C'è poi un altro problema, più strutturale.

Quale?

La scuola non è proprietaria dell'edificio e non lo è neppure il Ministero: i proprietari sono i Comuni per quanto riguarda elementari e medie (i Municipi a Roma, ndr) e le Province o le Città metropolitane per le scuole superiori. Bisognerebbe quindi fare in modo che gli enti locali aumentino la potenza degli impianti elettrici, perché altrimenti succede come a casa quando uno mette insieme lavatrice, lavastoviglie, forno e frigorifero: salta tutto. I Comuni e le Province dovrebbero tirare fuori i soldi per mettere a norma gli impianti. E bisognerebbe anche verificare se in una determinata zona ci sia la possibilità di avere questo ampliamento di energia per le scuole. Io non sono un tecnico, insegno latino e greco, quindi materie un po' distanti, ma è un aspetto che va considerato. Per questo mi chiedo: gli enti locali sono in grado di garantire che questi impianti funzionino? Il mio pensiero è no.

Quindi installare i condizionatori senza intervenire sugli edifici rischia di non bastare?

Esatto. Ci si sta concentrando tutto sul condizionatore o sul ventilatore, ma ci sono altri problemi strutturali. Ad esempio gli infissi. Adesso pensiamo all'estate, ma d'inverno le scuole, tranne alcune, sono molto fredde. Non solo perché gli impianti termici spesso sono vecchi – a Roma negli ultimi due anni ne hanno sostituiti diverse centinaia -, ma anche per le condizioni degli edifici. Teniamo conto che il 55 per cento delle scuole italiane ha più di 50 anni. Sono state costruite quando non esistevano queste condizioni di caldo e di freddo e, soprattutto, non esistevano le norme che oggi impongono una diversa impostazione. Non vorrei quindi che, parlando soltanto di impianti di refrigerazione, ci si dimenticasse degli infissi, che costano molto di più. L'anno scorso, in una sola scuola superiore di Roma, una scuola molto grande, per cambiare tutti gli infissi sono serviti 150mila euro. Una sola scuola. A Roma ci sono più di un migliaio di sedi scolastiche.

Intervenire sugli infissi servirebbe quindi sia contro il caldo sia contro il freddo?

Soprattutto d'inverno. Tenga conto che le scuole con infissi con vetrocamera sono minoritarie nel Centro-Sud. E sappiamo, per esempio, che in Basilicata abbiamo temperature invernali quasi polari: non bisogna pensare soltanto al Trentino-Alto Adige, dove, però, hanno pensato di utilizzare nel migliore dei modi il PNRR. Quindi il problema è refrigerare, ma nello stesso tempo mettere dei blocchi al freddo. Questo significa uno sforzo molto forte degli enti locali: da una parte fare in modo che gli impianti possano reggere queste nuove potenze, dall'altra sostituire gli infissi mettendo vetrocamera, doppi vetri e così via dappertutto.

Come si è arrivati a una situazione in cui le scuole non sono preparate a temperature di questo tipo?

È un problema che si trascina da almeno 20-25 anni. Gli istituti pubblici in Italia sono poco più di 7mila, ma gli edifici scolastici sono circa 41mila, perché ogni scuola ha due, tre, o anche quattro sedi. Era stato calcolato che per mettere le scuole a norma, e non parlo soltanto del caldo e del freddo, ma del rispetto delle leggi, dell'abitabilità, della rimozione dell'amianto, degli impianti elettrici e così via, sarebbero serviti, all'epoca della lira, qualcosa come 50mila miliardi di lire, vale a dire 25 miliardi di euro attuali. La situazione si conosceva da 30 anni e non è stato fatto nulla. Finché negli ultimi due o tre anni è scoppiato questo caldo infernale. E meno male che non sono scoppiati terremoti più di tanto, perché la maggior parte delle scuole non è a norma neppure nelle zone a forte rischio sismico. Stiamo scontando l'inerzia di 20-30 anni. È un problema complesso che si pone all'improvviso, come spesso succede nel nostro Paese, quando scoppia un'emergenza, perché non abbiamo grandi capacità previsionali.

Servirebbero quindi investimenti molto superiori a quelli stanziati finora?

Servono somme molto consistenti. Noi, come Associazione nazionale presidi, chiediamo che nella prossima legge finanziaria, che sarà discussa tra ottobre e dicembre, si pensi anche ai fondi necessari per rendere le scuole adeguate. Per esempio, dispiace molto che le centinaia di milioni stanziate per il cosiddetto bonus facciate non abbiano riguardato le scuole. Quella è stata davvero un'occasione mancata. Sarebbe servito anche un "bonus scuole".

I 20 milioni stanziati dal Ministero verranno assegnati attraverso un click day. È un metodo corretto?

Se dovessi dare un parere, direi che per i sistemi di refrigerazione bisognerebbe privilegiare innanzitutto la scuola dell'infanzia e la scuola elementare. Mi sembra evidente, perché ci sono i bambini più piccoli e sono quelli più fragili. A Roma, ma anche in altre città, ci sono già stati degli interventi sugli asili nido e sulle scuole dell'infanzia.

Secondo un dato della Cisl Lazio, soltanto l'1,6% delle scuole del Lazio ha un impianto di condizionamento dell'aria.

Mi sembra poco più o meno che la stessa situazione simile ci sarà anche in altre città italiane, soprattutto nel Centro-Sud, dove – mi spiace dirlo, ma è un dato di fatto – in linea di massima c'è una minore attenzione da parte dell'ente locale. Qua non si tratta di essere nordisti o sudisti, guelfi o ghibellini. Se si va a Udine, Trento o Bolzano si possono vedere delle strutture che sembrano veramente fantascienza per quanto sono ben tenute. Perché? Perché c'è una maggiore considerazione. Nel Sud, purtroppo, non sempre ma in genere, c'è stata una minore attenzione da parte degli enti locali, sia che fossero di centrosinistra sia che fossero di centrodestra.

Perché, secondo lei, la manutenzione delle scuole è stata trascurata così a lungo?

Perché delle volte magari si privilegiano altre cose rispetto al sistemare un edificio scolastico. E io non ne faccio neppure una colpa ai politici, ne faccio una colpa all'opinione pubblica. Se noi dicessimo all'opinione pubblica: "Bisogna fare lo stadio a Pietralata oppure mettere completamente a norma le scuole romane?", l'80% risponderebbe lo stadio a Pietralata. E il politico, in una democrazia, tiene conto dell'opinione pubblica. Quindi lamentiamoci con noi stessi.

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