Caldo nelle scuole, l’allarme dalle mense: “Lavoriamo tra forni e fuochi senza climatizzatori”
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"In questi ultimi giorni mi sono un po' indispettita. Ho sentito parlare, giustamente, del caldo nelle aule, della sofferenza dei bambini, dei docenti e del personale Ata. Ma di noi nessuno parla", a sfogarsi con Fanpage.it è Roberta, cuoca nella mensa di un istituto comprensivo di Roma. Se, infatti, le temperature intorno ai 35 gradi si preannuncia un grave problema alla riapertura delle scuole del Lazio – la cui partenza massima è stata fissata per il 15 settembre – per chi affollerà classi e corridoi, la situazione nelle cucine si prospetta ancora peggiore.
"Lavoriamo con forni e fornelli e senza climatizzazione"
"Noi lavoriamo con fornelli, forni, lavastoviglie e vapore, che sono in funzione dalla mattina alle 6.30 fino alle 14.30. Gli ambienti spesso sono privi di climatizzatori o di qualsiasi altra tecnologia alternativa di raffreddamento", aggiunge Roberta, che sente con rabbia che la situazione di cuoche e addetti mensa viene ignorata ormai da troppi anni con grossi rischi per la sicurezza e la salute. La condizione di lavoro di chi prepara il pasto per centinaia di bambini con temperature record è seguita anche dai sindacati. Filcams Cgil Roma e Lazio, Fisascat Cisl Roma e Rieti e Uiltucs Roma e Lazio hanno chiesto alle aziende appaltatrici l'istallazione di impianti di climatizzazione e raffrescamento, "anche di natura provvisoria o mobile, in tutti i plessi sprovvisti di sistemi adeguati". Al momento circa una scuola su cento nel Lazio è dotata di aria condizionata e le temperature non si abbasseranno ancora per un po'.
"Le cucine sono tante e non so in che modo le aziende risponderanno a questa richiesta", commenta scoraggiata Roberta, che da vent'anni lavora nella refezione scolastica, di cui gli ultimi sette come cuoca in una scuola che offre 450 pasti al giorno. "Quest'onere dovrebbe essere a carico del Comune di Roma".
A Roma Capitale, invece, la richiesta è di un monitoraggio degli impianti di areazione, necessari per evitare che si formino microclimi che possano alimentare gli effetti delle ondate di calore sempre più frequenti. Secondo quanto denunciato dai sindacati, infatti, la stragrande maggioranza delle cucine scolastiche risulta "troppo spesso inidonea ad affrontare l’approssimarsi dei mesi estivi, a maggior ragione tenuto conto dell’attività svolta in questi impianti e delle temperature medie subite da chi vi opera", aggiungono.
Oltre l'emergenza caldo, tre mesi estivi senza stipendio
Per lavoratori e lavoratrici delle mense, però, oltre all'emergenza caldo c'è anche quella salariale, in una situazione contrattuale che Roberta definisce "una beffa". "Abbiamo un contratto a tempo indeterminato, ma con la chiusura estiva delle scuole, il contratto viene sospeso", spiega a Fanpage.it. "Durante i mesi estivi, che per la maggior parte di noi vanno generalmente dall'8 giugno, con la chiusura della scuola, fino al 15 settembre, non lavoriamo e non veniamo neanche retribuiti".
A differenza di altre categorie come, ad esempio, i docenti precari, durante l'estate non risultano disoccupati. "Quindi non abbiamo diritto alla Naspi e non veniamo neanche messi in cassa integrazione. Stiamo tre mesi senza stipendio", si sfoga Roberta. Cuoche e addette al servizio non sono assunte dal Comune o dal Ministero dell'Istruzione, ma dalle aziende che prendono in appalto il servizio di refezione. Per la clausola sociale del codice degli appalti che favorisce la stabilità occupazionale, il contratto resta attivo quando, ogni cinque anni, cambia l'azienda appaltatrice. Ma resta il problema di tre mesi senza stipendio e senza sussidi.
"Un contributo estivo di 500 euro è ridicolo"
"Stiamo cercando ormai da anni di farci riconoscere un contributo estivo, come avviene per altre categorie – aggiunge Roberta -. Adesso, con il nuovo capitolato d'appalto che il Comune di Roma ha pubblicato e che probabilmente entrerà in vigore a gennaio, ci verrà riconosciuta la somma ridicola, e sottolineo ridicola, di un voucher da 500 euro all'anno per i tre mesi in cui non lavoriamo. Sfido chiunque a vivere per tre mesi con quella cifra".
Impossibile pensare a una vacanza o anche solo vivere con serenità il periodo estivo. Una difficoltà che si aggiunge e si alimenta con le condizioni di lavoro nel resto dell'anno. La maggior parte delle persone che fanno funzionare le mense scolastiche, quasi tutte donne, lavorano fra le tre e le quattro ore al giorno. Il tempo di apparecchiare, servire e sparecchiare il pranzo per alunni e insegnanti. "Parliamo quindi di stipendi da 450-500 euro al mese", spiega Roberta, che per circa tredici anni ha lavorata come addetta al servizio prima di passare in cucina. "Adesso posso quasi ritenermi privilegiata, perché lavoro otto ore e il mio stipendio è un po' più accettabile. Ma è impossibile pensare di mettersi da parte 200 euro al mese per fronteggiare il periodo estivo. Con uno stipendio del genere non ci si riesce".
Nelle cucine il caldo estremo si fa insopportabile e ancora più rischioso, ma può portare alla luce una condizione lavorativa in cui l'estate è un periodo buio anche per altri motivi. "Il nostro è un servizio pubblico fondamentale per i bambini e per le famiglie – conclude arrabbiata Roberta -, ma purtroppo viene erogato sulla pelle di lavoratori invisibili e sottopagati".