Salvo per ora il pratone di via Teulada: il Tar dà ragione ai cittadini e annulla il decreto Rocca
Per ora sul pratone di via Teulada non arriveranno ruspe e cemento. Dopo anni di proteste, ricorsi e mobilitazioni, il TAR ha dato ragione ai cittadini, annullando il decreto della Regione Lazio che consentiva di derogare alle norme di tutela della Riserva naturale di Monte Mario per costruire un nuovo edificio destinato ad ampliare la Città giudiziaria di piazzale Clodio. La decisione dei giudici, ovviamente, non chiude definitivamente la partita, perché Regione e Campidoglio possono presentare ricorso.
La vicenda del pratone di via Teulada e il progetto della Città giudiziaria
La vicenda del "pratone" inizia nel 1997, quando venne istituita la Riserva naturale di Monte Mario e l'area di via Teulada entrò a farne parte. Nel 2019 prese forma l'idea di ampliare il tribunale di Roma con un nuovo edificio per gli uffici giudiziari e nel 2024 Regione Lazio, Roma Capitale e ministeri della Giustizia e delle Infrastrutture firmarono un protocollo d'intesa in merito al progetto. La svolta arrivò il 6 maggio 2025, con la firma del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che autorizzò la deroga per l'area del pratone all'interno della Riserva naturale.
Il progetto prevede un edificio alto fino a 24 metri, otto piani complessivi, su un'area di circa due ettari. Un'opera di rigenerazione, secondo la Regione, con la riqualificazione del pratone e la realizzazione della cosiddetta Porta del Parco, cioè la porta di accesso al Parco di Monte Mario. Associazioni, comitati di cittadini e, successivamente, anche la LAV hanno presentato un ricorso al TAR e ieri è arrivata la sentenza favorevole ai ricorrenti.
Azione: "Le aree protette non possono essere sacrificate"
"Per anni residenti, associazioni e comitati si sono mobilitati per difendere uno degli ultimi grandi spazi verdi del quadrante Prati-Della Vittoria. Oggi il TAR conferma un principio che abbiamo sostenuto fin dall'inizio: le aree protette non possono essere considerate un semplice spazio disponibile da sacrificare, ma richiedono valutazioni rigorose e il pieno rispetto delle norme poste a tutela dell'ambiente", si legge in una nota firmata dai consiglieri di Azione in Campidoglio, Flavia De Gregorio e Antonio De Santis, e dai consiglieri di Azione in I Municipio, Giuseppe Lobefaro, Maurizia Cicconi e Sofia De Dominicis.
"Come Azione abbiamo sostenuto questa battaglia con convinzione, perché crediamo che sviluppo urbano, servizi pubblici e tutela ambientale debbano procedere insieme. Nessuno mette in discussione l'esigenza di garantire spazi adeguati agli uffici giudiziari, ma la risposta non può essere il consumo di suolo all'interno di una riserva naturale quando esistono caserme dismesse e immobili pubblici inutilizzati che possono essere recuperati e valorizzati. Per questo chiediamo alla Regione Lazio e a Roma Capitale di prendere atto della sentenza e di non proporre ricorso al Consiglio di Stato. Allo stesso tempo, rivolgiamo un appello al Ministero della Giustizia affinché individui soluzioni alternative attraverso il recupero del patrimonio pubblico esistente", chiedono ancora i consiglieri di Azione.
"Questa vicenda dimostra che partecipazione, impegno civico e difesa del bene comune possono incidere concretamente sulle scelte pubbliche. Ora serve una scelta di responsabilità: tutelare definitivamente il pratone e costruire un futuro che coniughi servizi, qualità urbana e salvaguardia dell'ambiente, senza altro cemento in una delle aree verdi più preziose della città".