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31 Luglio 2021
12:54

Rebibbia, detenuto 52 enne con problemi psichiatrici si suicida in carcere nel giorno del compleanno

La denuncia di Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato di polizia penitenziaria (S.pp): “Nel carcere di Rebibbia a Roma, un detenuto italiano di 52 anni con problemi psichiatrici oggi si è suicidato dopo essersi coperto la testa con una busta e aver inalato del gas, proprio nel giorno del suo compleanno”.
A cura di Pierluigi Frattasi
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“Nel carcere di Rebibbia a Roma, un detenuto italiano di 52 anni con problemi psichiatrici oggi si è suicidato dopo essersi coperto la testa con una busta e aver inalato del gas, proprio nel giorno del suo compleanno. Altro che 72, come sostiene il ministro Cartabia: i detenuti con problemi mentali sono molto più numerosi". A denunciarlo è Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato di polizia penitenziaria (S.pp). ricordando che da inizio anno nelle carceri "ci sono stati 18 suicidi, 4 di stranieri, 16 di italiani, il più giovane aveva 24 anni e il più anziano 56 (nel 2020 i suicidi sono stati 62, uno ogni 10mila detenuti, il tasso più alto degli ultimi anni)".

"I detenuti con problemi psichiatrici certificati – spiega Di Giacomo – sono circa 1.300, di cui 630 circa ospitati nelle 30 residenze per le misure di sicurezza (Rems) disponibili, e oltre 700 in attesa di entrarvi". "Le regioni con più detenuti in attesa sono la Sicilia con circa 140 detenuti, la Calabria con 120 e la Campania con 100. Il problema psichiatrico nel carcere è da sempre sottovalutato e sottodimensionato: gli episodi di autolesioni di detenuti con difficoltà psichiatriche sono circa dieci ogni giorno, quattro sono le aggressioni che quotidianamente i poliziotti penitenziari subiscono da detenuti con problemi psichiatrici e due sono i tentativi di suicidio che la polizia penitenziaria riesce ad evitare".

"È condivisibile la raccolta di firme per evitare che le persone con problemi psichiatrici non finiscano in carcere e scontino la loro pena in centri di cura per la riabilitazione e la rieducazione" ha proseguito il segretario generale del Sindacato di polizia penitenziaria, evidenziando che "appare evidente che il problema debba essere affrontato in modo più organico e generale con l'introduzione di norme specifiche che evitino che le persone con problemi psichiatrici riconosciuti entrino in carcere".

"Non si sottovaluti – conclude il Sindacato di polizia penitenziaria – che migliaia di agenti del Corpo di Polizia Penitenziaria sono costretti a subire quotidiane aggressioni, otto episodi in pochi giorni, in buona parte ad opera di detenuti con problemi psichici che sono stati scaricati nelle carceri dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari e in tal senso auspichiamo che il tavolo tecnico aperto tra il ministero della Giustizia (D.A.P.) e il ministero della Salute, da noi voluto, possa essere di impulso alla risoluzione di un problema che dimostra l'incapacità del mondo della politica di occuparsi e di risolvere i problemi del mondo penitenziario".

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