Cibo avariato e alterato nel carcere di Rebibbia, i fornitori in chat: “Scrivi che è olio extravergine”

"Lei mi scrive ‘extravergine biologico', senza scrivere tunisino — o ancora — Fate più attenzione che mo c’ho più controlli in cucina, capito?". Sono solo alcuni dei frammenti delle intercettazioni contenute nelle carte depositate in vista dell'udienza di settembre per il processo a carico dei titolari della Ventura S.r.l.. Un'inchiesta partita dalle denunce dei detenuti di Rebibbia: l'azienda, infatti, è l'aggiudicataria dell’appalto per le mense carcerarie di Lazio, Abruzzo e Molise e l'accusa è quella di di frode in concorso nelle pubbliche forniture, per aver somministrato alimenti scadenti e potenzialmente nocivi in diversi istituti penitenziari del Centro Italia. A processo sono finiti anche Umberto e Achille Ventura, titolari dell'omonima impresa. Nel maggio di quest'anno, la ditta ha vinto anche l'appalto per la mensa di Regina Coeli, oltre ad essersi aggiudicata anche quelle dei penitenziari di Rieti, Velletri e Paliano.
Salsicce imbottite, latte annacquato, alimenti scaduti o contraffatti
"Stamattina mi è uscito il direttore… mettiamoci un po’ sulla retta via perché poi questi qua se tutti i giorni gli mandiamo roba così e poi arriva il giorno che si rompono il c***o i detenuti…". È l'avviso rivolto da un lavoratore della società ai suoi colleghi, in uno degli scambi tra i dipendenti della Ventura: chat, telefonate e conversazioni intercettate dagli investigatori e pubblicati dal Corriere della Sera. Il timore espresso è quello di maggiori ispezioni. Per la guardia di finanza, coordinata dai pm Giulia Guccione e Gennaro Varone, all'interno dell'istituto capitolino venivano servite salsicce imbottite di grasso e coloranti, latte annacquato, caffè fatto con i fondi, frutta e verdura marcite, olio e pesce contraffatti. "Fateci attenzione, è troppo grasso", avverte un addetto alle cucine, non indagato, in riferimento alla carne.
Le conversazioni tra Ventura e i fornitori
Gi inquirenti sostengono che la truffa alimentare sia stata portata avanti dagli stessi vertici aziendali. Tanto che anche Umberto sarebbe protagonista delle intercettazioni: "Mi serve dell’extravergine tunisino, quello là biologico che lei mi scrive ‘extravergine biologico' senza scrivere tunisino", è la trattativa con il fornitore che svelerebbe le dinamiche di approvvigionamento e confezionamento dei pasti. L'olio, proveniente da un grossista già indagato in passato per falso, veniva contraffatto al momento. Così come il pesce, di cui i fratelli Ventura avrebbero ignorato del tutto la provenienza: "L’etichetta va bene perché ha messo Fao…merluzzo però non è scritto filetto…".
Per la procura sono "vari gli espedienti per lucrare sui detenuti"
Anche per la pasta all’uovo Ventura si sarebbe raccomandato con il proprio fornitore: "A me mi serve con poco uovo…". La sintesi di tutti questi passaggi compare nei documenti dell’inchiesta: i vertici di Ventura, si legge, "fornivano, intenzionalmente, alimenti scadenti non aventi le qualità indicate dal capitolato di gara, camuffandoli con vari espedienti (ad esempio riducendo di proposito il peso degli alimenti forniti anche in misura inferiore rispetto alla tabella ministeriale; mescolando la carne con alimenti di qualità inferiore o gonfiando le salsicce con acqua o ancora optando per carni con percentuali di grasso superiori al 25% o diluendo latte con acqua…)", modificando anche le etichette "così da offrirli al consumo anche dopo la scadenza". Episodi che avrebbero spinto i detenuti a protestare.
Sulla regolarità degli appalti era già intervenuta la Corte dei Conti
L'inchiesta è partita proprio dalle denunce dei carcerati a Gabriella Stramaccioni, all'epoca dei fatti Garante comunale dei diritti dei detenuti nominata dall'ex sindaca di Roma Virginia Raggi. Il primo esposto in procura è stato depositato da Stramaccioni nel 2021. Nel settembre dello stesso anno la Corte dei Conti si è rifiutata di di convalidare e registrare il contratto di appalto assegnato alla società, a causa di forti anomalie. Come i prezzi di gara insostenibilmente bassi, con un costo per pasto di poco più di 2 euro al giorno a detenuto. Le indagini sono poi scattate ufficialmente nel gennaio 2023, a seguito di ulteriori verifiche e denunce. Ma in assenza di condanne penali definitive, i giudici contabili non hanno potuto impedire all'impresa di vincere successivi appalti o ricevere proroghe contrattuali in attesa di nuovi bandi.
Non sono bastate le ispezioni del Viminale, le carte erano in regola
Chi ha rifiutato il pasto gratuito a base di alimenti avariati o alterati, ha dovuto acquistare il cibo giorno per giorno dallo spaccio interno al carcere. Ma anche quel servizio era gestito dalla Ventura, con prezzi che sarebbero stati maggiorati rispetto al mercato. Un meccanismo illegittimo evidenziato dalla procura dalla Corte dei Conti. Alcuni detenuti hanno scritto direttamente alla direttrice Rosella Santoro, chiedendo controlli sui prezzi. Tra il 2021 e il 2022, il ministero della Giustizia ha inviato gli ispettori per contestare le discrepanze tra il capitolato d'appalto, le bolle di consegna e i prodotti materialmente presenti in magazzino. Ma il limite alle ispezioni sono state le carte presentate, formalmente in regola. Nulla è emerso finche le porte degli istituti non sono state aperte alle fiamme gialle, che hanno effettuato i sequestri e le analisi in laboratorio.