Ragazzo di 27 anni ucciso a Latina: Ferdinando Di Silvio e il 16enne che ha sparato in silenzio all’interrogatorio
Non hanno risposto alle domande dei magistrati i due appartenenti al clan Di Silvio accusati dell'omicidio di Ibrahim Dibba, 27enne ucciso il 16 settembre in via XXIV maggio a Latina, e in stato di fermo da giovedì scorso. Ferdinando Di Silvio, detto ‘Pescio', è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, mentre il 16enne, che secondo le ricostruzioni degli investigatori avrebbe premuto il grilletto, è stato ascoltato dal pubblico ministero del Tribunale dei minori di Roma.
‘Pescio', figlio di Costantino Di Silvio – conosciuto anche come ‘Pesciolone' o ‘Cha-Cha' -, si è presentato con il suo avvocato Luca Melegari. Mentre con il ragazzo di 16 anni, anche lui membro del clan criminale che controlla la maggior parte delle piazze di spaccio di Latina, c'era il legale Sandro Marcheselli. Adesso si attende la decisione dei giudici in merito alla convalida dei due fermi e su eventuali misure cautelari. Ancora nessuna notizia, invece, riguardo alla terza persona per cui è stato disposto il fermo ma che sarebbe irrintracciabile al momento.
Sarebbero loro i componenti del commando che la sera del 16 settembre ha raggiunto Dibba in via XXIV a bordo una Kia Picanto scura. Dall'auto sarebbe sceso il 16enne con una pistola di piccolo calibro e avrebbe sparato contro il 27enne originario del Gambia. Il percorso della vettura è stato ricostruito dagli agenti della Squadra Mobile attraverso le telecamere di sicurezza. In alcune immagini si vedono cinque persone a bordo. Nel corso delle indagini è emerso che l'auto era sta noleggiata da una donna, anch'essa affiliata al clan Di Silvio.
Sembra essere abbastanza chiaro, invece, il movente che avrebbe portato all'esecuzione di Dibba. La sera prima dell'omicidio c'era stata una lite forse per il mancato pagamento di un lavoro portato a termine dal 27enne per conto dei Di Silvio. In questa discussione, fra i palazzoni di via Pionieri della Bonifica, Dibba avrebbe anche dato uno schiaffo al 16enne. Un'affronto che doveva essere vendicato. Già quella sera l'adolescente avrebbe esploso dei colpi di pistola senza però colpire il gambiano.
L'agguato di via XXIV maggio sarebbe servito a rimediare. Il ragazzo avrebbe fatto anche dei sopralluoghi della zona per pianificare l'uccisione, motivo per il quale gli viene contestata l'aggravante della premeditazione. È accusato anche di aver ceduto una quantità imprecisata di crack alla fidanzata della vittima e poi della detenzione e il porto illegale dell'arma e l'esplosione dei colpi di pistola.