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Delitto di Arce, omicidio di Serena Mollicone

Omicidio Mollicone, il criminologo della difesa: “Serena andò in caserma per incontrare Tuzi, non i Mottola”

Il criminologo e consulente della famiglia Mottola, Carmelo Lavorino, ipotizza che tra Serena Mollicone e il brigadiere Santino Tuzi morto suicida ci fosse un “patto amichevole, un segreto” e che la 18enne avrebbe dovuto incontrare lui, non i Mottola.
A cura di Alessia Rabbai
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Serena Mollicone
Serena Mollicone
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Tra Serena Mollicone e Santino Tuzi, il brigadiere morto suicida, ci sarebbe stato un "patto amichevole, un segreto" la diciottenne avrebbe dovuto incontrare lui e non i Mottola. Sono le nuove dichiarazioni che emergono sulla vicenda dell'omicidio della diciottenne di Arce, scomparsa il primo giugno del 2001 e trovata morta due giorni dopo in un bosco in località Fonte Cupa, con una busta di plastica legata intorno al collo e mani e piedi strette con delle fascette. Ne è convinto il criminologo Carmelo Lavorino ospite alla trasmissione "Incidente Probatorio" in diretta su Canale 122 Fatti di Nera. Il consulente della famiglia Mottola, a processo bis per omicidio, ha ricostruito i fatti sulla base di un presunto legame tra Mollicone e Tuzi.

Per Lavorino Santino Tuzi ha mentito

Secondo Lavorino, il brigadiere Tuzi avrebbe mentito: "Fino a quel momento aveva detto di non conoscere Serena Mollicone, di non averla mai vista e di non averla quindi mai vista in caserma. Nel momento in cui gli hanno riferito che nella caserma di Arce sono state trovate delle tracce biologiche della diciottenne, lui ha cambiato versione e si è assunto la responsabilità della conoscenza e della presenza di Serena, ma le ha spostate e dirottate verso un soggetto innocente". Tra Serena e il brigadiere sempre per Lavorino ci sarebbe stato un "patto amichevole, un segreto che li univa". Una tesi secondo la quale Serena sarebbe entrata in caserma per incontrare Tuzi e non i Mottola.

Lavorino non è d'accordo sulla consulenza balistica di parte

Il criminologo Lavorino non è d'accordo sui risultati della consulenza balistica di parte redatta dal perito Dario Sangermano incaricato dalla famiglia Tuzi. "Tutti gli elementi ci portano a pensare che Santino Tuzi si sia suicidato: da come ha impugnato la pistola alla direzionalità delle macchie di sangue" spiega il criminologo. "Sono d'accordo col dire andiamo avanti con gli accertamenti sulla morte di Tuzi, qualora si pensi che il suicidio debba essere ancora dimostrato al cento per cento. Riconosco che ci sono elementi che possono essere interpretati in maniera ambivalente, l'arma sul sedile fa pensare. Non posso però accettare che nell'ipotesi di un omicidio si torni alla caserma di Arce".

Il maresciallo Mottola, allora comandante della caserma dei carabinieri di Arce è stato assolto due volte insieme alla sua famiglia, in primo e secondo grado. La Suprema Corte di Cassazione però ha annullato la sentenza, rinviando la vicenda giudiziaria a un processo d'Appello bis. Lavorino ha fatto una precisazione anche sulle dichiarazioni fatte in aula dal supertestimone, il maresciallo Gabriele Tersigni: "Tuzi non gli ha confidato di aver visto Serena entrare in caserma, ma gli ha detto di aver dichiarato ai magistrati che aveva visto una ragazza entrare".

La contestazione del suicidio e l'ipotesi dell'omicidio

L'11 aprile scorso Sangermano ha illustrato i risultati della consulenza in una conferenza stampa con le seguenti conclusioni: "Non c'è certezza che abbiano sparato al brigadiere Tuzi, ma neanche che si sia sparato. Sappiamo però che aveva un appuntamento con una persona e che quando i suoi colleghi sono arrivati lo hanno trovato morto. Ma nulla da quanto emerge dalla consulenza ci può garantire che si sia suicidato". Risultati con i quali la famiglia Tuzi vorrebbe che venisse riparto il caso della morte di Santino, per fare verità e giustizia.

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