Il criminologo della difesa: “Tuzi sapeva che Serena Mollicone incontrava una persona in caserma, ma non Mottola”
Santino Tuzi, il brigadiere morto suicida, sapeva che Serena Mollicone entrava nella caserma dei carabinieri di Arce per incontrare una persona, ma non era Marco Mottola. A ricostruire questa ipotesi è il criminologo e consulente della difesa Carmelo Lavorino, ospite alla trasmissione "Incidente Probatorio" su Canale 122 Fatti di Nera.
"Serena la mattina del primo giugno 2001 non andò in caserma, nemmeno per incontrare Tuzi e mai ha incontrato in caserma Marco Mottola" spiega Lavorino. "Santino Tuzi tra il 28 e il 29 marzo del 2008, terrorizzato dalle parola del capitano dei carabinieri Caprio, il quale gli aveva detto che al piano superiore erano state trovate le tracce biologiche di Serena, accusò l'innocente Marco Mottola. Santino Tuzi sapeva chi Serena incontrasse in caserma per la questione tracce biologiche. Questo "chi" aveva con Tuzi un patto amichevole, ha protetto quel segreto, ma sicuramente non era nessuno dei Mottola".
Dichiarazioni che riguardano l'omicidio della diciottenne scomparsa il primo giugno del 2001 e trovata morta due giorni dopo in un bosco in località Fonte Cupa, con una busta di plastica legata intorno al collo e mani e piedi strette con delle fascette. Delitto per il quale sono a processo bis l'allora maresciallo e comandante della stazione dei carabinieri di Arce Franco Mottola, sua moglie Annamaria e il figlio Marco.
Lavorino: "Santino Tuzi ha mentito su Serena Mollicone"
Lavorino pone l'attenzione sul fatto che il brigadiere Tuzi avrebbe mentito: "Inizialmente, come emerge dalle dichiarazioni fatte da Tuzi al maresciallo Pletto che sono agli atti, il brigadiere aveva detto di non conoscere Serena Mollicone, di non averla mai vista e di non averla quindi mai vista in caserma. Nel momento in cui gli hanno riferito che nella caserma di Arce i Ris hanno trovato delle tracce biologiche della diciottenne, lui si è agitato, ha cambiato versione e si è assunto la responsabilità della conoscenza e della presenza di Serena, ma le ha spostate e dirottate verso un soggetto innocente, ossia Mottola".
Lavorino non condivide la consulenza balistica di parte
Il criminologo Lavorino non condivide i risultati della consulenza balistica di parte redatta dal perito Dario Sangermano, incaricato dalla famiglia Tuzi. "Tutti gli elementi ci portano a pensare che Santino Tuzi si sia suicidato: da come ha impugnato la pistola, alla direzionalità delle macchie di sangue" spiega il criminologo. "Sono d'accordo col dire di andare avanti con gli accertamenti sulla morte di Tuzi, qualora si pensi che il suicidio debba essere ancora dimostrato al cento per cento. Riconosco che ci sono elementi che possono essere interpretati in maniera ambivalente, l'arma sul sedile fa pensare. Non posso però accettare che nell'ipotesi di un omicidio si torni alla caserma di Arce".
Il maresciallo Mottola, allora comandante della caserma dei carabinieri di Arce è stato assolto due volte insieme alla sua famiglia, in primo e secondo grado. La Suprema Corte di Cassazione però ha annullato la sentenza, rinviando la vicenda giudiziaria a un processo d'Appello bis. Lavorino ha fatto una precisazione anche sulle dichiarazioni fatte in aula dal supertestimone, il maresciallo Gabriele Tersigni: "Tuzi non gli ha confidato di aver visto Serena entrare in caserma, ma gli ha detto di aver dichiarato ai magistrati che aveva visto una ragazza entrare".
La contestazione del suicidio e l'ipotesi dell'omicidio
L'11 aprile scorso Sangermano ha illustrato i risultati della consulenza in una conferenza stampa con le seguenti conclusioni: "Non c'è certezza che abbiano sparato al brigadiere Tuzi, ma neanche che si sia sparato. Sappiamo però che aveva un appuntamento con una persona e che quando i suoi colleghi sono arrivati lo hanno trovato morto. Ma nulla da quanto emerge dalla consulenza ci può garantire che si sia suicidato". Risultati con i quali la famiglia Tuzi vorrebbe che venisse riparto il caso della morte di Santino, per fare verità e giustizia.