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Delitto di Arce, omicidio di Serena Mollicone

Serena Mollicone, il perito spiega com’è morto Santino Tuzi: “È omicidio, sangue sulle mani e pistola pulita”

Il consulente Dario Sangermano ha illustrato la perizia balistica sulle foto del luogo del ritrovamento di Santino Tuzi, il brigadiere morto suicida e collegato all’omicidio di Serena Mollicone. I risultati non sono compatibili con un suicidio.
A cura di Alessia Rabbai
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Il brigadiere Santino Tuzi
Il brigadiere Santino Tuzi
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Mani sporche di sangue e pistola pulita, nessuna impronta digitale sull'arma, traiettoria del proiettile dall'alto verso il basso. Sono alcuni degli elementi emersi dalla perizia balistica fatta da Dario Sangermano sul luogo del ritrovamento del cadavere di Santino Tuzi. Il brigadiere dei carabinieri è stato trovato senza vita l'11 aprile del 2008 all'interno della sua auto, una Fiat Marea, parcheggiata vicino alla diga di Sant'Eleuterio ad Arce, in provincia di Frosinone.

Il consulente nominato dalla figlia Maria oggi ha illustrato i risultati in conferenza stampa: "Non c'è certezza che gli abbiano sparato, ma neanche che si sia sparato. Sappiamo però che aveva un appuntamento con una persona e che quando i suoi colleghi sono arrivati lo hanno trovato morto. Ma nulla da quanto emerge dalla perizia balistica ci può garantire che si sia suicidato". Per il consulente sono diverse le domande senza risposta. "Perché la pistola trovata accanto al corpo di Tuzi è completamente pulita e le sue mani sono sporche di sangue?".

Serena Mollicone
Serena Mollicone

Il nome di Santino Tuzi è legato all'omicidio di Serena Mollicone. La diciottenne è scomparsa da Arce il primo giugno del 2001. Uscita di casa per fare un'ortopanoramica dal dentista, non è più rientrata. Il suo cadavere è stato trovato due giorni dopo nel bosco in località Fonte Cupa con mani e piedi legati con delle fascette, del nastro adesivo sulla bocca e una busta di plastica stretta intorno al collo. Nel 2008 gli inquirenti che indagavano sul caso hanno ascoltato i carabinieri in servizio ad Arce nel 2001. Tuzi ha confidato all'amico Gabriele Tersigni, suo superiore e maresciallo dell'Arma, di aver visto Serena entrare in caserma senza però vederla uscire, proprio il giorno della sua scomparsa. La morte di Tuzi è stata successivamente archiviata come suicidio con "movente passionale". Tersigni a febbraio scorso è stato chiamato a testimoniare in aula nel processo Mollicone.

L'ipotesi dell'omicidio: una ricostruzione

L'ipotesi avanzata dal consulente che ha redatto la perizia balistica è che la persona in questione possa aver ucciso Tuzi con una pistola diversa dall'arma di servizio. "Ipotizzando una ricostruzione Tuzi si ferma con la macchina, una persona si avvicina e apre la portiera del conducente, gli punta contro l'arma. Il brigadiere prova con le sue mani a spostare la pistola e l'aggressore gli spara un colpo al petto. Prende l'arma di ordinanza, getta la fondina nei sedili posteriori, scarrellando la pistola per mettere il colpo in canna e per far rimanere il cane armato. Per dimostrare che ha sparato, estrae un colpo dal caricatore per simulare il colpo. Ripulisce la pistola di Tuzi dalle propie impronte e la mette sul sedile del passeggero".

La traiettoria del proiettile

Maria Tuzi, figlia del brigadiere Santino
Maria Tuzi, figlia del brigadiere Santino

Aspetto fondamentale è la traiettoria del proiettile: "Negli atti c'è scritto che è entrato dal petto ed è fuori uscito all'altezza del dorso – prosegue Sangermano – Una traiettoria dall'alto verso il basso e da sinistra verso destra, che è molto plausibile sia stata provocata da un colpo esploso da una seconda persona all'esterno del veicolo. Considerando ciò, la traiettoria del proiettile coinciderebbe. Anche questo elemento ci porta a pensare che si sia trattato di un omicidio".

La ricostruzione del medico legale

Tuzi è stato trovato morto nella sua auto con la portiera lato guida aperta. L'arma era adagiata sul sedile anteriore del passeggero, insieme a un paio di occhiali e un telefonino. Dal fascicolo fotografico e dai video emergerebbe che sia l'esterno della vettura che l'interno lato guida erano piene di sangue: su volante, pianale e tappetini e parte interna della portiera. Secondo il medico legale è come se avesse tenuto l'arma con la mano destra e con la mano sinistra avvolgeva la canna puntandola contro il petto, premendo il grilletto con il pollice.

Pistola pulita e mani sporche di sangue

Santino Tuzi
Santino Tuzi

Sangermano è convinto che la dinamica ricostruita sulla relazione del medico legale non è compatibile con le tracce ematiche, perché la pistola è completamente pulita, mentre le mani di Tuzi erano sporche di sangue. Il secondo punto riguarda il luogo in cui è stata trovata l'arma, come "adagiata" sul sedile del passeggero: "Tuzi, dopo l'esplosione del colpo, non avrebbe avuto materialmente il tempo di metterla lì. Allo scarrellamento e rinculo l'arma infatti sarebbe dovuta cadere sul pianale anteriore dell'auto o sul suo corpo. Inoltre se Tuzi avesse impugnato la pistola con la mano sinistra posizionata sulla canna, avremmo trovato delle ferite provocate dal mirino durante lo scarrellamento. Ma dalla relazione del medico legale ciò non risulta. Se invece avesse stretto forte l'arma sulla canna, sarebbe stata trovata bloccata con il bossolo all'interno della camera di cartucce, non espulso. Ma il bossolo era all'esterno della vettura.

Nessuna impronta sulla pistola né accertamento balistico

"È molto strano che sull'arma non ci fossero le impronte di Santino Tuzi" riflette il consulente. Dagli atti è emerso che le impronte non sono rimaste, perché la pistola aveva delle "zigrinature", ma una Beretta 92s è completamente liscia. Avremmo dovuto trovare impronte, sul carrello sulla canna e lato posteriore e anteriore dell'impugnatura. Inoltre dagli atti non risulta alcun accertamento balistico, ossia l'unico esame che ci aiuta a identificare quale arma sia stata utilizzata. Dunque, per concludere, ad oggi non c'è alcuna certezza che a sparare sia stata la pistola di Tuzi, né che si sia trattato di un suicidio.

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