9 ottobre 1998. Una famiglia siede a tavola per consumare la cena nella sua villetta a schiera di via Due Ponti, vicino la Cassia. È una sera come tante: marito e moglie siedono con il figlio più piccolo per mangiare, mentre quello grande è ancora in piscina e tornerà più tardi. Entrambi i coniugi fanno gli assicuratori e dopo una giornata di lavoro stanno guardando il telegiornale. A un certo punto, il caos. In casa arriva una pioggia di proiettili sparati dal giardino, che passano dalla finestra e si conficcano dappertutto: nelle pareti, nei mobili, nelle sedie. Padre e figlio si salvano, ma lei no. Eleonora Scroppo morirà a causa dei colpi di pistola di uno sconosciuto. Sette per la precisione, due dei quali colpiranno la donna, uno alla clavicola e l'altro al collo. Non saprà mai perché. E nemmeno la sua famiglia dato che il suo omicidio, a oltre vent'anni di distanza, è ancora irrisolto. "Per un istante ho pensato che fosse esplosa la bottiglia d’acqua, poi ho visto mia moglie accasciarsi. Sembrava un film", disse il marito.

Le indagini sull'omicidio di Eleonora Scroppo

Gli investigatori cominciano a indagare, ma da subito il caso si rivela più difficile del previsto. I primi a essere messi sotto la lente d'ingrandimento sono i familiari. Si cerca tra i contatti dei figli, ipotizzando una ritorsione per questioni legate agli stupefacenti, ma è una pista infondata, che non trova nessun riscontro. I due giovani non hanno nulla a che vedere con quel mondo. Si prova a vedere se Eleonora Scroppo e suo marito Stefano Ciampini abbiano ricevuto minacce nell'ambito lavorativo: anche qui, un buco nell'acqua. Non ci sono amanti, né screzi familiari. L'unica cosa certa è che il killer sapeva perfettamente come agire e conosceva la zona. Gli inquirenti hanno sempre creduto che l'obiettivo fosse tutta la famiglia. Eppure, per quattro anni, nessuna pista. Fino al 2002, quando i riflettori si accendono su un vicino di casa, un attore di cinema con cui non correva buon sangue.

La pista del vicino di casa

A essere convinto della colpevolezza del vicino di casa era anche Stefano Ciampini. Quell'uomo non vedeva di buon occhio la loro famiglia, sia perché secondo lui erano troppo rumorosi sia perché, possedendo quattro villette su sei nel comprensorio, avevano sempre la meglio nelle questioni condominiali. L'uomo venne iscritto nel registro degli indagati, ma alla fine la sua posizione fu archiviata. Nonostante non fosse in grado di fornire un alibi per quella sera, anzi: quando fu interrogato disse che era andato a ritirare dei soldi al bancomat, ma di quell'operazione non c'era traccia nei terminali. Si giustificò dicendo che aveva cambiato idea ed era tornato indietro, e il dubbio rimase. Ma con i dubbi non si fanno le sentenze, e alla fine l'uomo non fu mai formalmente accusato. Oggi ha 88 anni e non vive più in quella casa, ma all'estero. Il delitto di Eleonora Scroppo è ancora oggi irrisolto. Il marito, i figli, gli amici e gli altri familiari non sanno chi sia stato a ucciderla. E cercano ancora giustizia.