Il pubblico ministero ha chiesto sei mesi di carcere per i dodici attivisti che il 15 aprile 2011 occuparono l'ex cinema Palazzo a San Lorenzo. Tra questi, l'allora segretario del Pd Marco Miccoli, gli ex consiglieri capitolini Andrea Alzetta e Nunzio D'Erme, il consigliere municipale Fabiano Rosario e l'attrice Sabina Guzzanti. A questo si aggiunge la richiesta dell'allora società legataria del Cinema Palazzo, del pagamento di una provvisionale di 1,6 milioni euro. Richieste che stanno scatenando moltissime polemiche nel mondo della politica e della cultura: lo stabile di piazza dei Sanniti, occupato nel 2011 per evitare venisse costruito un casinò nel già problematico quartiere di San Lorenzo, ha rappresentato negli ultimi dieci anni un punto fondamentale d'incontro per la vita sociale e culturale del quartiere. Un polo riconosciuti da tutti, tanto che persino la sindaca Virginia Raggi vi partecipò a un dibattito durante la campagna elettorale. Anche il pm ha sottolineato che quella dei dodici attivisti non fu "un'attività volta a un fine criminale, perché si voleva destinare il bene a un uso sociale ‘culturale' e non vi fu violenza. Si tratta probabilmente quindi della commissione di un reato nell'ambito di un'attività ‘positiva' ma questo non toglie nulla alla sussistenza del reato".

Polemica sulle richieste di condanna per il Cinema Palazzo

Nelle prossime udienze del 25 marzo e del 6 aprile, la difesa terminerà i propri interventi. Sempre per quei giorni è prevista la sentenza. "Voglio esprimere solidarietà e vicinanza ai 12 attivisti del Cinema Palazzo per i quali il Pm ha richiesto 6 mesi di carcere – ha dichiarato in una nota la consigliera regionale Marta Bonafoni – La detenzione per essersi riappropriati, in maniera non violenta, di un bene comune e averlo restituito al quartiere. Questo mi sembra assurdo. Da tempo seguo questa vicenda e da tempo lavoriamo per garantire un futuro a questo spazio, che gli attivisti hanno sottratto alla speculazione e al profitto. E un luogo dove ragazze e ragazzi negli anni hanno provato ad elaborare una proposta culturale e sociale per il territorio". Sul caso è intervenuto anche Gianluca Peciola di Liberare Roma. "Nel nostro Paese il conflitto, la disobbedienza, rischiano da tempo di essere annoverati tra problemi di ordine pubblico, dentro il grande malinteso ideologico della sicurezza. Qui siamo al paradosso: chi si oppone alla speculazione e al malaffare, passa dalla parte dell'imputato. La politica tutta, quella che ha ancora a cuore lo Stato di diritto deve intervenire, perché queste persone non restino sole, perché non si compia uno scempio costituzionale, perché difendere i beni comuni diventi progetto di società non oggetto di reato".