Nel Lazio non si sa come gestire i soldi: educazione finanziaria sotto la sufficienza, pesa il gap di genere

In Italia non siamo molto bravi a gestire i nostri soldi, nel Lazio ancora meno. È il quadro che emerge dal nuovo rapporto Edufin Index 2025 di Alleanza Assicurazioni ieri giovedì 23 aprile al Monk di Roma, che mostra come i laziali abbiano un'educazione finanziaria sotto la soglia considerata sufficiente e ben lontana dalla media europea. Stesso discorso anche per le conoscenza del sistema pensionistico, anche se i giovani fanno ben sperare. Resta anche un ampio divario fra le conoscenze e la consapevolezza delle proprie finanze fra uomini e donne.
Educazione finanziaria, Lazio sotto la media nazionale
"L’educazione finanziaria è l’insieme di conoscenze che permettono di gestire in maniera efficiente il proprio denaro – spiega a Fanpage.it Alessandra Grimoldi, Responsabile Communication & Content Marketing di Alleanza Assicurazioni -. Significa avere chiaro quali sono le entrate, le uscite, ma anche i propri progetti di vita". Una cultura su cui è tutta Italia ad essere indietro. "Siamo fanalino di coda tra i Paesi Ocse e anche nel G20 – sottolinea Grimoldi -. Il nostro Edufin Index si ferma a 56 su 100, e questa è una media che nasconde differenze molto importanti: c’è un gap generazionale, un gap di genere e un gap geografico. Le donne hanno competenze più basse degli uomini, i giovani sono più indietro rispetto agli adulti e il Sud e le Isole rispetto al Nord.".

Il dato regionale è leggermente inferiore alla media nazionale, con un punteggio di 55, in linea con il Centro. Un ritardo che si riflette anche su altri indicatori: nel Lazio la conoscenza del sistema pensionistico è ancora più bassa, con un punteggio di 45 contro il 48 nazionale. Anche qui la differenza di genere nell'educazione finanziaria è di cinque punti, come a livello nazionale. Ma il gap è più ampio per quanto riguarda il sistema previdenziale: 10 punti di distacco in regione tra donne (40) e uomini (50) nel Pension Index.
Dietro il gender gap nell'educazione finanziaria
Una distanza che cresce man mano che ci si sposta verso il sud della Penisola. "Questo dipende da fattori strutturali – spiega Grimoldi -. Solo una donna su due in età lavorativa lavora. Molte dichiarano di aver iniziato a gestire il proprio denaro solo dopo i 18 anni. E ben il 40% non ha un conto corrente intestato esclusivamente a sé. Dove c’è maggiore disoccupazione femminile e un’economia più fragile, il livello di educazione finanziaria è più basso. Il lavoro, la partecipazione alla vita economica e sociale sono fattori abilitanti: permettono di sviluppare autonomia e competenze anche dal punto di vista finanziario".
Preoccupa anche il livello di conoscenza che gli over 65, persone vicine alla pensione o già pensionate, hanno del sistema pensionistico. Mentre i giovani del Lazio fanno leggermente meglio rispetto ai coetanei italiani, ma risultano più indietro sulle conoscenze legate alla pensione. Anche per questo nasce il tour dell’educazione finanziaria, portato avanti da Alleanza insieme al portale d'informazione Starting Finance in quattordici città italiano. "Abbiamo deciso di investire proprio sui giovani perché spesso percepiscono questi temi come lontani – aggiunge Grimoldi -. L’obiettivo è renderli parte della conversazione quotidiana, perché la consapevolezza costruita da giovani è fondamentale per il futuro".
In Italia non si parla di denaro
Alla base di questo ritardo ci sarebbero, infatti, anche fattori d'istruzione e culturali. "In Italia non siamo abituati a parlare di denaro. Non è un tema su cui si fanno conversazioni libere, né in famiglia né tra amici. C’è ancora una certa ritrosia, anche legata a un’impostazione culturale più tradizionale – conclude Grimoldi -. A questo si aggiunge il fatto che l’educazione finanziaria è entrata nelle scuole solo recentemente, dopo anni in cui non è stata affrontata in modo strutturato. Nei Paesi anglosassoni, invece, è un tema che si affronta fin da subito, sia a scuola sia nella vita quotidiana". Un'arretratezza che non resta sui libri e che si traduce in termini d'indipendenza economica.