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Morta dopo liposuzione, indagata per esercizio abusivo della professione la segretaria dello studio di Lizarraga

La segretaria dell’ambulatorio in cui ha perso la vita Ana Sergia Alcivar Chenche per una liposuzione è indagata per esercizio abusivo della professione medica.
A cura di Alessia Rabbai
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Ana Sergia Alcivar Chenche e il chirurgo Lizarraga
Ana Sergia Alcivar Chenche e il chirurgo Lizarraga

Indagata per esercizio abusivo della professione medica la segretaria del dottor José Lizarraga Picciotti che ha operato Ana Sergia Alcivar Chenche, la quarantaseienne originaria dell'Ecuador, morta a seguito di una liposuzione. Emergono nuovi dettagli sull'ambulatorio in cui è avvenuta la tragica vicenda di Chenche, in via Francesco Roncati a Primavalle il 7 giugno scorso. Un'assistente del chirurgo peruviano indagato per la morte della donna si sarebbe spacciata per medico, ma senza essere laureata in Medicina. Lizarraga Picciotti, interrogato dai carabinieri, ha spiegato di non essere a conoscenza del fatto che la sua assistente non fosse una chirurga, ma che sapeva che avesse una laurea in Medicina conseguita in Russia, in fase di riconoscimento in Italia.

La segretaria, Olivia Buldrini, informatrice farmaceutica, è indagata per esercizio abusivo della professione. Nei suoi confronti la Procura della Repubblica di Roma ha aperto un nuovo filone d'inchiesta, ma sarebbe già accusata in un altro fascicolo di lesioni personali per dei filler mal riusciti. Per la morte di Ana Sergia Alcivar Chenche, il medico titolare dello studio in cui lavorava Buldrini, Lizarraga, è indagato per omicidio colposo in concorso con l'anestesista e l'infermiera. La segretaria risulta essere estranea a questa inchiesta.

L'assistente dello studio si sarebbe spacciata per medico. Oltre che nell'ambulatorio di Lizarraga, sembra che frequentasse anche quello di Carlo Bravi, indagato per la morte di Simonetta Kalfus e ora sospeso per sei mesi.

Come riporta Il Messaggero, sembra che abbia svolto come chirurga anche trattamenti di Medicina estetica ad un prezzo contenuto, che abbia praticato punture di botulino su una paziente per 250 euro ed eseguito altre sedute successive nello studio abusivo dei Parioli, sequestrato dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Roma, dopo i controlli dei carabinieri di Nas. Dai controlli fatti nello studio medico, infine, è emerso che era abusivo, inadatto a operare in quanto tra i vari aspetti il lettino chirurgico non era adeguato e gli ambienti di lavoro non venivano sterilizzati.

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