video suggerito
video suggerito

Massacra di botte la compagna davanti alla bimba di 3 anni: “Io posso uscire dal carcere, tu resti sotto terra”

Botte e minacce di morte alla compagna davanti alla figlia di 3 anni. “Io posso uscire dal carcere, tu resti sotto terra”, le diceva.
A cura di Beatrice Tominic
27 CONDIVISIONI
immagine di repertorio
immagine di repertorio

Botte e minacce di morte anche davanti alla figlia piccola per oltre due anni fino a quando non ha sporto denuncia nei confronti dell'ex compagno nel Viterbese. Le diceva: "Io dal carcere esco, ma tu dal sacco nero dove ti metto sotto terra non esci più". I primi episodi risalgono a quando la donna era ancora in gravidanza, poi al periodo di carnevale del 2023, quando la bambina aveva appena tre anni. "Una volta mi ha costretta a scappare, la bimba era scalza: diceva che ci avrebbe ammazzate". L'ultimo, invece, il 18 giugno 2025, quando la donna ha sporto denuncia dopo essere stata accompagnata dagli stessi carabinieri al pronto soccorso dell'ospedale, per essere medicata dopo essere stata picchiata.

Botte e minacce alla compagna davanti alla figlia di 3 anni: cosa è successo

Come anticipato, i fatti risalgono a qualche anno fa: nel periodo di carnevale del 2023 sono scattati i primi episodi di violenza, conclusi soltanto dopo la denuncia, poco più di due anni dopo. A seguito della segnalazione ai carabinieri, l'uomo è stato allontanato dalla famiglia e ora si trova a processo, a giudizio immediato, davanti al collegio del tribunale di Viterbo per maltrattamenti aggravati.

La donna, invece, si è costituita parte civile. "Lavoravo facendo le pulizie o la badante, qualsiasi cosa per guadagnare – ha raccontato la donna davanti al collegio – Lui passava le giornate giocando al telefono. Poi quando rientrava mi picchiava e mi dava della putta*a", ha riportato TusciaWeb.eu.

Il racconto delle violenze: "Installò un gps nel mio telefono per controllarmi"

Secondo quanto raccontato dalla donna, i primi episodi risalgono a quando era ancora in gravidanza. "Era morboso, mi installò un gps nel telefono per controllarmi e sapere sempre dove stavo", ha spiegato. Ma la situazione non è migliorata quando è nata la bambina. "Una volta sono stata costretta a scappare fuori, con la bimba scalza: urlava e diceva che ci avrebbe uccise – ha ricordato ancora – Poi mi ricattava: non sono italiana ed ero senza permesso di soggiorno. Diceva che mi avrebbe fatto togliere la bambina, ma mia figlia è tutto ciò che ho".

Ora madre e figlia vivono insieme altrove. "Ho chiesto che la piccola continuasse ad avere dei contatti col padre alla presenza della nonna, ma lui ha voluto chiudere i rapporti". L'uomo potrà difendersi davanti ai giudici, nel frattempo si attendono le prossime udienze durante le quali saranno ascoltati i testimoni.

27 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views