L’omicidio di Diabolik: come funzionano le mafie “atipiche” che controllano il mercato della droga a Roma
Gli arresti per l'omicidio di Fabrizio Piscitelli, l'ex leader degli Irriducibili detto Diabolik, accendono i riflettori su come funzionano le mafie "atipiche" romane, in particolare quelle operanti nel mercato della droga. Lo spiega il giudice delle indagini preliminari Livio Sabatini nelle oltre 700 pagine dell'ordinanza di applicazione della misura di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette persone e che Fanpage.it ha letto.
A orchestrare l'esecuzione, secondo le ricostruzioni della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma, sarebbero stati appunto tre personaggi di spicco del narcotraffico romano: i boss Leandro Bennato e Giuseppe Molisso e il broker della cocaina Alessandro Capriotti, d'accordo con Michele Senese, detto "O' Pazzo". I capi d'imputazione contestati sono a vario titolo, di omicidio aggravato dal metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al traffico di droga.
Una gestione ferrea degli equilibri criminali
Diabiolik è stato ucciso perché doveva essere punito: aveva smesso di consegnare del denaro al clan Senese. L'omicidio di Piscitelli si inserisce nel traffico di stupefacenti che gravita attorno alla Capitale e testimonia una gestione ferrea degli equilibri criminali. Non è un regolamento di conti isolato, ma una decisione strategica di eliminare un elemento diventato troppo autonomo e "scomodo" nel mercato della droga romano.
Alcune delle caratteristiche delle mafie "atipiche" a differenza delle mafie codiddette "storiche" sono che per esercitare la propria intimidazione non hanno bisogno di un vasto controllo territoriale, ma mettono in atto una coercizione su un contesto circoscritto o un settore economico e con un numero limitato di affiliati. Tuttavia, la giurisprudenza citata nell'ordinanza sottolinea come la natura mafiosa sussista anche laddove la forza intimidatrice non si esprima attraverso una violenza diffusa, ma tramite il "fondato timore" di ritorsioni personali o danni economici in caso di collaborazione con lo Stato.
L'omicidio Piscitelli è un'esecuzione pianificata
Fabrizio Piscitelli è stato giustiziato con un colpo sparato alla nuca nel parco degli Acquedotti nel lato di via Lemonia a Roma il 7 agosto 2019. Dalle indagini dei carabinieri coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma è emerso che il delitto non è stato frutto di un conflitto estemporaneo.
Il contrasto con Alessandro Capriotti, detto il Fornaro, ha rappresentato un fattore di innesco, ma la genesi dell'omicidio affonda le radici in un disegno criminale molto più ampio: il controllo capillare del mercato degli stupefacenti a Roma. Piscitelli, forte della sua ascesa criminale, aveva espanso i propri affari, entrando però in rotta di collisione con il clan Senese. Omettendo di corrispondere quanto dovuto in proporzione ai guadagni delle sue attività illecite, si è trasformato da storico affiliato a ostacolo da rimuovere.