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L’appello dei professori della Sapienza a sostegno della Palestina: “Prendiamo parola per la pace”

Sono 111 i docenti dell’università di Roma della Sapienza che hanno firmato un appello per esprimere vicinanza alla Palestina: “Prendiamo posizione per la pace”.
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A cura di Beatrice Tominic
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Una foto dell'assemblea sulla Palestina, prima del tentativo di occupazione di Scienze Politiche. Uno dei pochi momenti di dibattuto sull'argomento fino ad oggi.
Una foto dell'assemblea sulla Palestina, prima del tentativo di occupazione di Scienze Politiche. Uno dei pochi momenti di dibattuto sull'argomento fino ad oggi.

"Apriamo il dibattito dentro e fuori la Sapienza, prendiamo posizione per la pace". Così si apre l'appello firmato, almeno fino ad ora, da 111 docenti dell'università di Roma La Sapienza.

"Prendere parola, lanciare un appello significa oggi assumersi la responsabilità di mostrare il salto di scala che c’è tra una guerra e il massacro sistematico di un popolo – scrivono i docenti dell'università – Significa, contestualmente, richiamare nel dibattito la profondità della storia e i fatti che porta con sé. Come docenti di questa istituzione, come studiosi/e chiamati/e sempre a esercitare una funzione critica, come esseri umani impotenti di fronte a tutta la violenza espressa dell’una e dell’altra parte, alla necropolitica ormai diffusissima che tende a distruggere tutto riteniamo fondamentale, in questo momento di folle cecità collettiva, esprimere pubblicamente il nostro profondo dissenso nei confronti di una narrazione avvelenata".

L'appello dei docenti della Sapienza

"Hamas ha varcato i confini della striscia di Gaza, è entrata nel territorio israeliano uccidendo 1400 israeliani e prendendo in ostaggio più di 200 persone: un’operazione terrificante, con moltissime vittime civili, messa in atto con violenta brutalità – ripercorrono nelle righe che precedono le loro richieste i docenti della Sapienza  –  Significa, contestualmente, richiamare nel dibattito la profondità della storia e i fatti che porta con sé".

Nelle righe che precedono le firme degli e delle insegnanti, si leggono parole di condanna nei confronti di Hamas, ma anche nei confronti di Israele: "Da 75 anni e poi dal 1967 occupa abusivamente territori che nel disegno originario non gli erano stati attribuiti – precisano – Dopo il 7 ottobre le violenze dei coloni israeliani si sono intensificate anche sulla popolazione araba in Cisgiordania. La strategia della diffusione capillare nel tempo di questi insediamenti su tutti i territori palestinesi sta rendendo inattuabile la soluzione della convivenza di due Stati".

La posizione dei docenti rispetto all'ateneo

Sembra una chiara presa di posizione rispetto a quanto pubblicato dall'università tramite un comunicato stampa redatto il 10 ottobre, a tre giorni dall'attacco di Hamas: l'ateneo, in poche righe, condannava ogni genere di violenza e, stando ad alcuni e alcune studenti, strizzava l'occhio ad Israele. Proprio in seguito a questa nota, inoltre, alcuni studenti lo scorso 8 novembre hanno occupato la sede di Scienze Politiche dell'università.

"Il discorso pubblico dopo il 7 ottobre è espressione diretta di una lettura di questa storia e di questo conflitto del tutto asimmetrica: da un lato una forza legale, uno Stato legittimo e civile, che protegge attivamente il suo territorio, dall’altro una forza irregolare, barbara e terroristica che costantemente la attacca, minacciandone la stessa esistenza – continuano professori e professoresse – Se, accanto ai contenuti dell’attacco violentissimo condotto contro civili e militari dalle forze di Hamas, questa diffusa narrazione non occulta i bombardamenti sistematici operati in queste settimane dal governo di Tel Aviv a Gaza, davanti agli occhi di tutto il mondo, pone però l’una e l’altra violenza su due piani di riflessione etico-politica radicalmente diversi, riconoscendo di fatto il diritto di Israele a fare tutto quello che sta facendo. Come ogni colonialismo, il potere di Israele si basa sulla forza, non sulla ragione. Questo stato di cose è semplicemente evidente, nessuno può, sul piano storico, negarlo".

Le richieste dei docenti

Per questa ragione i docenti della Sapienza, con questo appello, chiedono:

  •  l’impegno della comunità accademica e dell’Università La Sapienza, in tutte le sedi opportune, per l’immediato cessate il fuoco e il rispetto delle risoluzioni dell’ONU (compresa quella adottata a maggioranza, con l’astensione dell’Italia, lo scorso 27 ottobre);
  •  la garanzia della libertà di parola e del diritto di docenti, studenti e studentesse al dibattito, dentro e fuori l’università, la promozione nell’ateneo di spazi di riflessione critica, fondata su una lettura profonda, articolata e puntuale della storia;
  •  l’adozione da parte del Senato Accademico di una risoluzione di solidarietà nei confronti della popolazione di Gaza e di tutte le vittime civili del conflitto;
  • l’apertura di una discussione pubblica all’interno dell’ateneo per la cooperazione con le università palestinesi e per il disinvestimento da società che finanziano l’occupazione illegale di territori da parte di Israele.
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