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La vera storia di Alessandra Giudicessa, la gemella di “Come un gatto in tangenziale” ospite di Belve

Una delle gemelle borseggiatrici del film con Paola Cortellesi racconta a Francesca Fagnani i furti, i processi e l’infanzia difficile: “Vorrei tornare indietro e cambiare tutto”.
A cura di Francesco Esposito
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Nella serata di martedì 19 maggio fra gli ospiti di Belve Crime, programma di interviste su casi di cronaca nera condotto da Francesca Fagnani e in onda su Rai 2, è ospite Alessandra Giudicessa, diventata popolare con la gemella Valentina per aver interpretato le due sorelle cleptomani nel film ‘Come un gatto in tangenziale', con Paola Cortellesi e Antonio Albanese. L'intervista non indaga la carriera di Giudicessa nel cinema, ma quella nel mondo del crimine. Come se il grande schermo si dissolvesse nella realtà, infatti, le due sono state più volte in giudizio per vari furti. "Ci rimango male se la gente mi dice che sono ladra, però lo sono", ammette la donna, raccontando anche della sua situazione economica e della difficile infanzia.

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I problemi con la giustizia di Alessandra Giudicessa

L'ultimo problema con la legge risale al 2023, quando la guardia di finanza le ha sequestrato beni per 110mila euro. La misura era stata applicata per ragioni di ‘pericolosità sociale' dati i precedenti della donna. Negli ultimi quindici anni ha accumulato svariati reati, tra cui furto, truffa, falsificazione e ricettazione. Tanto che nel 2019 era stata raggiunta dalla misura della sorveglianza speciale, poi revocata nel 2021.

Una vita, condivisa con la gemella Valentina, da cui il cinema non le ha salvate: "I soldi sono finiti subito – racconta Giudicessa -. Ci siamo ritrovate come prima, anzi, pure peggio. Perché alla fine ci sono arrivate tutte le denunce della gente che, guardando il film, poi si è ricordata che eravamo andate a rubare davvero…".

"Le commesse mi seguono nei negozi, mia sorella è ai domiciliari"

La notorietà si è ritorta loro contro, condizionando anche la vita di tutti i giorni. "Ormai – prosegue Alessandra con autoironia – dove entriamo ci vengono dietro le commesse. Magari vado ad accompagnare i miei figli a comprarsi una cosa e ci sono dieci commesse che mi vengono dietro. Lasciano perfino le casse libere e stanno tutte a seguire me. Che poi magari entra un altro e gli porta via tutto. A me viene da ridere ma intanto mi viene da piangere”.

Anche la sorella era stata invitata nel programma, ma non ha potuto partecipare: "In questo momento sta agli arresti domiciliari e quindi non è potuta venire", spiega Alessandra, che rivela anche la tecnica utilizzata dalle due e che è sempre valsa loro l'accusa di ‘furto con destrezza'. "Perché magari una distrae e l'altra prende, capito? Quindi per loro il reato di destrezza è quello. Una parla alla commessa e l’altra ruba", confessa Giudicessa.

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Dai furti al ricordo dell'infanzia: "Nostro padre era sempre in galera"

Così avrebbero commesso i vari borseggi. Nel 2018 avrebbero rubato degli occhiali da sole dal valore di 250 euro, sostituendoli nell'espositore con un paio finto. L'anno precedente erano state accusate di aver sottratto la carta di credito a una signora all'interno di un supermercato e di aver rubato due profumi dal valore di 500 euro.

Nell’intervista Giudicessa racconta anche il contesto in cui è cresciuta e gli anni difficili dell’infanzia, con il padre specializzato in rapine: "Era sempre in galera e mamma ci ha messo in collegio da bambine. Siamo cresciute io e mia sorella da sole". Un lato emotivo che ritorna anche nel finale: "Vorrei poter tornare indietro e cambiare tutto, mi taglierei le mani per avere una vita nuova".

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