Per i commercianti del centro storico di Roma, l'unico modo per salvare gli incassi è riaprire le Zone a traffico limitato, come è stato fino al 31 agosto e come è stato in pieno lockdown. Le aperture scaglionate per evitare gli assembramenti sui mezzi pubblici non sono sufficienti, secondo gli esercenti: "La riapertura della ztl garantirebbe sia un flusso più regolare ed ordinato che una boccata d'ossigeno per le attività del centro storico, oggi in difficolta' con calo di fatturato che segna un -45 per cento di incassi. Senza indotto economico la Capitale si ferma. La sindaca Raggi ci ascolti, accolga le nostre istanze, aiuti il commercio romano a ripartire", si legge in una nota firmata Fiepet-Confesercenti. Il presidente dell'associazione, Claudio Pica, ha dichiarato che "l'idea che circola in queste ore circa la possibilità di scaglionare l'orario dei negozi è un palliativo, una misura insufficiente che non porterà risultati concreti se non penalizzare anche una volta alcuni comparti come la ristorazione, i bar, gelaterie e pizzerie. Gli assembramenti, come hanno evidenziato tutti i media in queste settimane, accadono in strada fuori dai locali mentre all'interno le regole di distanziamento sociale vengono fatte rispettare. Il problema è arginare il fenomeno movida, e su questo la Fiepet-Confesercenti ha chiesto più controlli da parte degli organi preposti".

Sul problema trasporto pubblico il direttore sanitario dell'Istituto Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, aveva detto: "La capienza all'80 per cento non può andare. È sbagliato, è un grave errore. E la ragione è molto semplice: in questo modo non si consente il rispetto della regola più importante per prevenire il contagio da coronavirus che è, e resta, quella del distanziamento sociale. Adesso vedo un'unica soluzione possibile: avere il coraggio di parametrare diversamente gli orari degli ingressi e uscite di scuole, uffici, fabbriche, negozi. In modo da avere uno scaglionamento reale".