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La disastrosa candidatura di Roma a Expo 2030: di chi è la colpa della sconfitta

L’obiettivo di Roma era quello di arrivare al ballottaggio con Riyad. E invece l’esito del voto per Expo 2030 è stato disastroso per la Capitale italiana: terza, dietro anche a Busan. Di chi sono le colpe di questa sconfitta?
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A cura di Enrico Tata
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Un rendering dell'area Expo a Tor Vergata
Un rendering dell'area Expo a Tor Vergata

Una figuraccia internazionale, senza appello. La vittoria di Riyad, al netto delle legittime speranze e del tifo, era quasi scontata, occorre metterlo in chiaro. Roma aveva poche possibilità di vincere la sfida per ospitare Expo 2030. Ma l'obiettivo dichiarato era quello di arrivare al ballottaggio: battere Busan, arrivare al secondo posto al primo turno di votazione e giocarsi le proprie carte sperando nel ‘segreto dell'urna'.

Così hanno sempre raccontato l'avvicinamento al voto i membri del comitato organizzatore: la capitale araba è in testa, ma Roma può arrivare al ballottaggio. E invece niente: 119 voti per Riyad, e certamente hanno influito i ‘petrol dollari' e la campagna spregiudicata a caccia di voti, ma soltanto 17 voti per la Capitale, terza dietro anche a Busan, che è arrivata a quota 29. Secondo il presidente del comitato promotore, ambasciatore Giampiero Massolo, "qualcosa deve essere successo nell'ultimo miglio. Fino all'ultimo, né a noi né ai coreani risultavano numeri di questa portata".

Roma non l'ha votata praticamente nessuno. Sicuramente quasi nessuno in Europa. Del resto, dei 27 Stati membri sembrava sicuro soltanto il voto della Slovenia, con la Francia che aveva già annunciato, tra le polemiche, il proprio voto per Riyad. La Capitale italiana dovrebbe avere incassato almeno il voto di Israele, degli Stati Uniti, di qualche Paese sudamericano e africano. Insomma, una debacle per la candidatura della ‘città eterna', a cui hanno voltato le spalle anche gli amici dell'Unione Europea. E Massolo, è secco su questo: "È l'Europa, soprattutto con i suoi stati membri, ad uscire sconfitta".

Ma chi è il responsabile di questo disastro? La candidatura di Roma è nata quando sindaca della Capitale era Virginia Raggi. Annunciata a ottobre 2020 e firmata ufficialmente dall'allora presidente del Consiglio, Mario Draghi. Anche il progetto era differente, perché l'intenzione della prima cittadina era di realizzare i padiglioni nel quartiere di Pietralata e invece il sindaco Gualtieri ha deciso si spostare il progetto più a Sud, nell'area periferica di Tor Vergata.

Se il sindaco Gualtieri ha sempre creduto, almeno a parole, nel progetto Expo, poco sostegno è arrivato dall'esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Del resto la presidente del Consiglio non è andata a Parigi a seguire la votazione e nella Capitale francese non è arrivato neanche il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. Probabilmente avevano già sentore che l'esito della votazione avrebbe assunto contorni drammatici per la candidatura di Roma.

Scrive per esempio Natale Di Cola, segretario Cgil Roma e Lazio: "Su questa sconfitta pesa l'assenza di un supporto concreto da parte del Governo Meloni e del presidente Rocca che hanno abbandonato la Capitale. Un copione per altro già visto su altri appuntamenti internazionali".

La sconfitta di Roma, del resto, è riassunta bene nel video realizzato da Jannik Sinner e mostrato oggi ai delegati del Bie per tentare fino all'ultimo di convincerli a votare per l'Italia. Un messaggio a cui non sembrava credere neanche il giovane campione altoatesino, il cui messaggio è stato pubblicato sul profilo Twitter del comitato organizzatore di Roma Expo 2030 con la dicitura "Jannikk", con due kappa. Neanche il nome corretto.

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