Investita all’asilo, oggi Lavinia compie 9 anni: “Durante il processo lei ci ha dato la forza”

È trascorsa poco più di una settimana da quando la Cassazione ha messo la parola fine nella storia processuale della piccola Lavinia, la bimba investita mentre si trovava all’asilo e da quel momento in stato vegetativo, rigettando la richiesta della maestra. Oggi la bambina compie nove anni, quasi otto dei quali trascorsi in stato vegetativo di minima coscienza.
Sono passati molti anni da quando si trova in questa nuova condizione. Tutti questi anni insieme sono diventati una nuova normalità per noi – raccontano a Fanpage.it i genitori della piccola, Massimo Montebove e Lara Liotta -. Il procedimento penale a carico della donna che l’ha investita e della maestra si è concluso e loro dovranno scontare la loro pena. Ma l’unica condannata, a vita, è soltanto Lavinia”.
Lavinia compie nove anni: la vita dopo l'incidente
Da quella tragica giornata la piccola è tetraplegica, ha grosse difficoltà di movimento alle braccia e alle gambe, non starà mai in piedi, però in diversi momenti della giornata è sensibile alle voci della mamma, del papà e dei fratelli. “Se le dai un bacio, soprattutto quando si tratta della mamma, se ne accorge, si gira, sorride”, spiega il papà Massimo. A causa dell’incidente, avvenuto quando aveva 16 mesi, la piccola da un punto di vista cognitivo è ferma all'età di poche settimane: fa dei piccoli movimenti delle braccia, degli occhi. Avverte le emozioni.
“In questi nove anni è lei che ci ha dato la forza, percependo il nostro affetto e il nostro amore e reagendo – continua la mamma Lara – Tutti questi anni trascorsi con lei, per noi sono sembrati, da un certo punto di vista, la normalità. Una normalità diversa, fatta di infermieri, terapisti, medici ogni giorno a casa. Normalità di vivere essenzialmente in questa casa, lavorare, tornare a casa, con la famiglia, e di organizzare perfettamente quell’unica vacanza all’anno dove non possiamo portare Lavinia con noi. Una normalità fatta spesso di esperienze non condivise da entrambi i genitori: uno di noi porta gli altri figli al mare o in montagna, mentre l’altra resta con la piccola. Ci rendiamo conto di non essere una famiglia normale, ma in fondo uno si potrebbe chiedere che cos'è la normalità? Per noi è questa”.
Alla sua situazione ordinaria talvolta possono aggiungersi dei malesseri in più che possono nascere anche da un banale raffreddore: “Lei una bimba fragile, immunodepressa, ma è una bambina viva che dà amore e riceve amore, una bambina che nonostante abbia nove anni è come se avesse nove giorni”.
La chiusura del processo: le condanne definitive
Dopo anni di rinvii e stop, la scorsa settimana si è concluso il processo sull’incidente a Velletri, dopo che la maestra, accusata di lesioni e di abbandono di minori, ha fatto ricorso alla Cassazione, che ha respinto la sua richiesta.
“La chiusura del processo a noi non cambia nulla nella vita privata. Ribadisco che è Lavinia l'unica persona condannata in questo processo, perché alla fine chi è stato condannato non andrà in galera o si farà qualche giorno forze di detenzione domiciliare, anche se entrambe, sia la maestra che la donna che ha investito Lavinia, sono due persone condannate in via definitiva – continua il papà della piccola – Noi non cerchiamo vendetta, non ci interessa, però ci interessa a poter dire che quello che è successo a Lavinia ha delle precise responsabilità. Questo è acclarato e nessuno lo può mettere in discussione”.
Da una settimana per la famiglia Montebove è come se si fosse chiuso un cerchio durato quasi otto anni, da quella tragica telefonata dall’asilo. “Questo, però, non cambia ciò che ci è successo: loro, nonostante la condanna, continueranno a vivere la loro vita normalmente. Mentre la nostra normalità è cambiata in quella giornata di agosto più di otto anni fa”, conclude la mamma.