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29 Settembre 2022
11:02

Sale la marea femminista contro il governo Meloni in arrivo

Non solo a Roma. Migliaia di persone in piazza in sedici città d’Italia nella giornata per l’aborto gratuito, libero e sicuro. La marea transfemminista sfila a tre giorni dall’affermazione elettorale di Giorgia Meloni: “Questo è un paese che odia le donne, ma non ci faremo portare via autodeterminazione e autonomia”.
A cura di Natascia Grbic
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‘Avrete tutta la nostra rabbia, lo spettacolo deve ancora iniziare'. Questa è una delle frasi scritte su uno dei cartelli portati in piazza a Roma per la giornata dell'aborto libero, gratuito e sicuro. Ed è proprio questo sentimento di rabbia che ieri ha attraversato le manifestazioni organizzate in tutta Italia dal movimento transfemminista Non Una di Meno, che ha portato in piazza migliaia di persone. Tante le giovanissime, tante le donne più adulte, le ragazze e i ragazzi in transizione e le personalità fluide.

A tre giorni dall'affermazione elettorale della destra e di Giorgia Meloni, la giornata per l'aborto libero, gratuito e garantito assume per molte un significato particolare. "Ci vogliamo vive", recita lo striscione d'apertura della piazza a Roma.

Dalla punta dello stivale fino a Verona, migliaia di persone sfilano dopo una campagna elettorale che ha fatto del tema dell'aborto e della 194 uno dei suoi capisaldi. "Non voglio toccare la 194, voglio garantire a chi non vuole abortire il diritto di non farlo", ha dichiarato a più riprese Giorgia Meloni. Ma in Italia il problema principale dell'interruzione di gravidanza è che chi vuole accedervi ha serie difficoltà a farlo. Secondo l'indagine ‘Mai Dati, Dati Aperti' di Chiara Lalli e Sonia Montegiove per Fandango Libri, in Italia ci sono trentuno strutture sanitarie con il 100% di obiettori di coscienza, quasi cinquanta con una percentuale superiore al 90%, e più di ottanta con oltre l'80%. Nella pratica vuol dire che chi cerca di accedere all'Ivg deve scontrarsi con il ‘no' dei medici, spesso deve cambiare città e subire trattamenti umilianti e psicologicamente pesanti.

"C'è una linea che unisce quanto successo negli Stati Uniti con il ribaltamento di ‘Roe contro Wade‘ e quanto affermato sull'aborto in questa campagna elettorale – spiegano dalla piazza – Il corpo delle donne, delle persone omosessuali, fluide, delle soggettività transgender è stato spesso al centro dei discorsi della destra. Quello che temiamo è che si segua la scia di altri paesi come la Polonia e l'Ungheria, in cui i diritti saranno sempre meno garantiti. Ma non glielo permetteremo".

"Vogliamo quello che ci spetta, vogliamo diritti e garanzie, vogliamo molto più di 194. Vogliamo gli obiettori fuori dai consultori e ospedali pubblici. Vogliamo il diritto alla salute, al welfare e al reddito per l’autodeterminazione".

Roma, Verona, Palermo, Bologna, Brescia, Firenze, Livorno, Reggio Calabria, Milano Torino. La marea transfemminista ha di nuovo invaso l'Italia. Quella del 28 settembre è stata la prima manifestazione di opposizione a quello che molto probabilmente sarà il governo guidato da Giorgia Meloni. "Il suo curriculum parla chiaro. Questo è un paese che odia le donne, ma non ci faremo portare via autodeterminazione e autonomia".

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