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Il caso di Tony Drago: l’ipotesi del suicidio, l’archiviazione e la sentenza della corte europea

Chi l’ha visto torna sul caso del militare trovato morto nel luglio 2014 nella caserma Sabatini di Roma. Archiviato come suicidio, sono troppi gli elementi che non tornano.
Il caporale dell’esercito Antonino Drago, detto Tony
Il caporale dell’esercito Antonino Drago, detto Tony

Questa sera la redazione di Chi l'ha visto torna sul caso di Antonino Drago, detto Tony, il caporale dell'esercito in servizio presso la Caserma Sabatini dei Lancieri di Montebello in via Flaminia vecchia a Roma. Il militare venticinquenne è stato trovato morto la domenica del 6 luglio 2014 nel piazzale della caserma, riverso sull’asfalto in una pozza di sangue, con le braccia piegate sotto il corpo e le gambe distese. Alle sue spalle, una finestra aperta al terzo piano di una palazzina in disuso del complesso, in corrispondenza di alcuni bagni. Tutti i commilitoni hanno dato testimonianza di un ragazzo afflitto per "questioni sentimentali", circostanza che, unitamente al ritrovamento di una sedia posizionata sotto il davanzale della stessa finestra, ha fatto subito pensare a un suicidio.

Ma sulla morte di Drago troppe cose non tornano. Il caso è stato segnato sin da subito da gravi carenze investigative, tanto che il 29 marzo 2019 il pm Alberto Galanti è stato costretto a chiedere l'archiviazione: non ci sono gli elementi per andare avanti e, nonostante i dubbi, il giudice per le indagini preliminari ha condiviso questa scelta. Ma la vicenda è stata attraversata anche da numerose incongruenze e omissioni. Ne sono convinte la madre e la sorella del giovane, che continuano a lottare per la verità e che nello stesso anno della chiusura delle indagini hanno fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo.

Cosa non torna della morte del militare

Le indagini si sono indirizzate subito verso la pista del sul suicidio per motivi sentimentali. Sono stati gli stessi commilitoni, sentiti poche ore dopo il fatto, a dare questa spiegazione. Le dichiarazioni risultano molto simili tra loro, persino nella scelta delle parole: “So che si era da poco lasciato con la fidanzata, e per tale motivo risultava moralmente abbattuto. In più di un’occasione mi era capitato di confortarlo, invitandolo a non rimanere chiuso in camera, ma di uscire con gli amici. Tuttavia non aveva dato modo di pensare a eventuali gesti estremi”, si legge negli atti dell'inchiesta. Sin da subito per il pm Galanti non ci sono stati dubbi, chiedendo una prima archiviazione, poi rigettata.

Ritenuto idoneo fisicamente e psicologicamente dall’esercito, fin da bambino Drago sognava di far parte delle forze dell’ordine. Per questo si è laureato in scienze delle investigazioni e nel giugno 2014, solo pochi giorni prima di morire, ha firmato per un altro anno di leva. Sono tanti i dubbi a cominciare dalle ferite sul corpo di Tony, alcune incompatibili con una caduta. È stata una perizia voluta dal gip a chiarire che il ragazzo quella notte è stato costretto a fare delle flessioni e picchiato. Aspetti che vengono discussi durante l'incidente probatorio del 15 marzo 2017.

Le grosse escoriazioni sulla schiena risalgono a prima della morte e non possono essere conseguenza di una caduta. Anche la grave crisi polmonare di cui i periti hanno trovato traccia non può essere stata causata dall’impatto con il terreno, che invece avrebbe provocato la morte istantanea. Si tratterebbe di un colpo violento, inferto sulla schiena con un oggetto piatto e largo, forse una pala da caserma, quando Tony era ancora vivo e a quel punto, per finirlo, qualcuno lo ha colpito anche in testa. Tutto fa ipotizzare un atto di nonnismo finito male.

Il corpo di Drago è stato ritrovato sul manto stradale a quattro metri e ottanta centimetri dalla facciata dello stabile, non esattamente in corrispondenza della finestra dei bagni, ma spostato sulla sinistra guardando l’edificio, in un’area lasciata libera da due automezzi militari in sosta. Un team di consulenti della famiglia del giovane militare deceduto ha riprodotto la caduta, affermando di poter dimostrare come sia impossibile raggiungere quella distanza e quella posizione a seguito di un evento simile.

Carenze investigative, certo, ma non solo. Su sollecitazione del gip, il pm ha sentito e intercettato telefonicamente alcuni commilitoni del venticinquenne. Così è emerso che “molti degli intercettati hanno invitato espressamente l’interlocutore alla prudenza, sospettando di essere bersaglio di operazioni tecniche da parte dell’autorità giudiziaria”. Quindi, alcuni di loro, parlando al telefono, hanno detto espressamente di stare attenti a ciò che veniva detto.

Perchè il caso è stato archiviato

Alla luce di questi nuovi accertamenti tecnici, nell'aprile del 2019 la procura ha riaperto un fascicolo per omicidio volontario contro ignoti. Sembrava la svolta, ma le indagini si sono arenate di nuovo, fin quando, il 29 marzo 2019 sono state definitivamente archiviate. È stato lo stesso gip a scrivere nelle motivazioni che “permangono numerose zone d’ombra non investigate e ormai di difficile accertamento, stante il tempo trascorso dai fatti”. Il riferimento è alle videoregistrazioni delle telecamere di sorveglianza poste proprio sul piazzale della Caserma Sabatini, mai acquisite, come pure i tabulati telefonici dei commilitoni di Drago e neppure un’analisi del suo computer, per scoprire chi è entrato abusivamente nella sua posta elettronica subito dopo la morte.

Cosa dice oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo

I giudici di Strasburgo non hanno stabilito in modo diretto se si sia trattato di un omicidio o di un suicidio. Hanno però accertato che i depistaggi e la superficialità investigativa hanno compromesso il diritto alla verità della famiglia. Così, l'Italia è stata condannata a risarcire la famiglia della vittima. Nelle motivazioni della sentenza, i togati europei hanno definito l'inchiesta condotta nel nostro Paese come "non completa, non accurata e priva di accertamenti fondamentali", contestando anche la mancata acquisizione e conservazione di prove rilevanti nell'immediatezza del fatto.

La battaglia della famiglia di Tony Drago

Oggi la battaglia della famiglia di Tony Drago, guidata dalla madre Rosaria Intranuovo e dal comitato Verità e Giustizia per Tony Drago, prosegue con forza su due canali principali: quello istituzionale e quello della sensibilizzazione pubblica. Per quanto riguarda il primo binario, in seguito alla pronuncia della Cedu, il 9 maggio 2026 è stata presentata alla Camera dei Deputati una proposta di legge per istituire una commissione parlamentare d'inchiesta. L'iniziativa era già stata annunciata a gennaio dal pentastellato Filippo Scerra, questore della camera bassa. Il secondo livello su cui sta combattendo la famiglia di Drago è quello mediatico, mantenendo alta l'attenzione nei principali spazi di approfondimento giornalistico. Come questa sera a Chi l'ha visto. Il programma condotto da Federica Sciarelli ha trattato il caso a fondo e ci tornerà anche stasera.

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