Identificati gli aggressori di Gender X al Pigneto, l’associazione : “Ora vogliono chiedere scusa”

Ancora attacchi a Gender X nel quartiere Pigneto di Roma. L'associazione di persone trans e non binarie ha denunciato questa mattina in un post su Instagram quanto avvenuto nella sera di mercoledì 22 aprile scorso: il gruppo di adolescenti, circa una decina, che già il 3 di questo mese aveva minacciato i membri dell'organizzazione al grido di "non uscite ché ve damo foco", è tornato.
Questa volta vogliono chiedere scusa, non prima, però, di aver messo in atto le stesse modalità intimidatorie adottate in passato, quando, presentandosi in più occasioni davanti la sede di via Augusto Dulceri, in zona Casilina, avevano colpito la porta, rotto un vetro, lanciato insulti e minacciare e imbrattato il muro adiacente con delle svastiche. Ora a Gender X si domandano se il pentimento dei ragazzi sia sincero, visto che è arrivato subito dopo la loro identificazione da parte della polizia.
"Non siamo dei bambini cui il genitore fa fare pace"
"Le scuse avrebbero avuto senso se non si fosse reiterata la violenza", recita il testo in un carosello pubblicato sulla pagina Instagram ufficiale di Gender X. "Pensare che la situazione si possa risolvere in questo modo ci esporrebbe a un rischio maggiore, sia per noi sia per altre persone che sceglieranno come nuovo bersaglio". Per l'associazione, dunque, lasciare che tutto si risolva con un'ammenda farebbe passare un certo messaggio di impunità. Senza contare che le aggressioni sono state diverse, reiterate nel tempo. "La situazione si è aggravata e vogliamo che gli venga dato il giusto peso", conclude il post.
I precedenti
L'ultima violenza si è verificata di mercoledì. Poco dopo i giovani sono stati identificati. Prima, gli attacchi erano stati fatti sempre di venerdì, tutti tra le 19 e le 20. Secondo quanto emerso in precedenza, si tratterebbe di giovani di un'età compresa fra i 16 e i 18 anni. Durante il penultimo episodio, quello del 3 aprile, il presidente dell'associazione, Gioele Lavalle, era riuscito a riprendere le minacce con il telefonino e aveva sporto querela contro ignoti al commissariato di Porta Maggiore.
"È evidente che questi episodi siano mossi esclusivamente da odio omotransfobico – aveva detto in quell'occasione – Ma la cosa più grave è che queste reiterate minacce stanno determinando uno stato di ansia tale da indurci a dover cambiare le nostre abitudini e a renderci ormai impossibile la frequentazione della sede senza enormi paure".