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“Ho denunciato mia figlia per maltrattamenti sperando di farla curare, ora è tornata a casa e ho paura”

Gloria racconta a Fanpage.it gli anni difficili trascorsi tentando di gestire una figlia spesso violenta nei suoi confronti: “Una volta mi ha messo le mani al collo”.
Gloria Deisori
Gloria Deisori

"Mi chiamo Gloria Deisori e sono la mamma di Miriam, una ragazza di 26 anni, fragile, affetta da ritardo mentale, da un grave disturbo del comportamento e da epilessia parziale". Inizia così la lettera scritta e diffusa da Gloria come ennesimo grido di aiuto rivolto alle istituzioni per riuscire a curare sua figlia. La donna si rivolge al Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, all’Assessorato alla Sanità della Regione Lazio e al Sindaco di Guidonia Mauro Lombardo per chiedere una nuova  collocazione terapeutica adeguata per la giovane. Ma per raccontare al meglio questa vicenda intricata dobbiamo tornare indietro di diversi anni.

La storia di Miriam e Gloria

Dal 2017 Miriam è seguita dal TSMREE (Tutela Salute Mentale e Riabilitazione in Età Evolutiva) della Asl Roma 5  con una diagnosi di "ritardo mentale lieve, Immaturità emotivo-comportamentale ed Epilessia parziale". Il suo quadro clinico è caratterizzato principalmente da una sintomatologia di tipo ansioso e soprattutto da alterazioni cognitivo comportamentali associate a disregolazione emozionale, alterazioni della condotta ma soprattutto episodi di aggressività nei confronti dei familiari. Gesti di violenza,  minacce, liti sedate dai vicini di casa, chiamate al 118 nel cuore della notte sono all'ordine del giorno a casa della famiglia di Miriam.

"Per me è difficile allontanarmi da lei, è mia figlia – spiega Gloria a Fanpage.it – ma ho anche le sue due sorelle da proteggere e devo rendermi conto che purtroppo non possiamo gestire la sua malattia da soli e a casa, è una battaglia troppo grande e pericolosa". Una battaglia che Gloria ha portato avanti per anni insieme al marito Salvatore e al loro avvocato Eugenio Pini, venuto a mancare alcuni anni fa. Proprio consigliata dal suo legale, dopo anni trascorsi a gestire a fatica una figlia in un percorso di cura altalenante e complesso, Gloria accetta nel 2020 di denunciarla sperando che si attivi con maggiore rapidità un percorso terapeutico per lei. "Ho dovuto denunciare mia figlia per maltrattamenti e percosse nei miei confronti: mi teneva sotto minaccia se non otteneva ciò che voleva, minacciando tutta la famiglia" mette a verbale Gloria alla caserma dei Carabinieri di Guidonia.

"Abbiamo bisogno di aiuto"

Miriam non ha affrontato nessun processo ed è stata assolta per vizio di mente. Un epilogo che aveva considerato e messo in conto la famiglia per riuscire però a velocizzare il percorso di cura. Dopo la denuncia Miriam viene prima trasferita in una Rsa per circa un anno, poi in un'altra struttura di Viterbo e infine al centro ‘Opera Don Guanella' dove è rimasta fino a pochi mesi fa. A gennaio 2026 Miriam è stata dimessa con una relazione inviata al magistrato di sorveglianza. I sanitari hanno espresso parere favorevole al rientro a domicilio, ritenendo Miriam pronta a tornare a casa.

Ma il suo rientro in famiglia è stato costellato  dalle stesse identiche crisi comportamentali di un tempo, una condizione certificata anche in un documento della Asl Roma 5 risalente ai primi di giugno 2026: "Attualmente la paziente è appena stata dimessa da una di queste strutture ed è rientrata a casa ma le difficoltà relazionali con i familiari hanno determinato la necessità di reinserire la paziente in lista di attesa per il rientro in struttura per sua stessa richiesta concordata con l'equipe curante. Si sottolinea inoltre che la natura cronica di tale quadro clinico e la complessità dello stesso comportano difficoltà sociali, relazionali e di gestione delle proprie esigenze quotidiane tali da rendere essenziale e necessaria la assistenza continuativa nella gestione delle sue esigenze quotidiane".

Gloria e la sua famiglia perciò continuano ad attendere, cercando di mantenere in casa un equilibrio anche se precario e sperando che le condizioni di Miriam non crollino ulteriormente: "A casa viviamo costantemente in tensione, lei purtroppo non capisce la sua condizione ed sfocia sempre più spesso in crisi violente. Abbiamo bisogno di aiuto".

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