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La lunga marcia dei “ragazzi” del Piccolo America: dall’occupazione alla rottura fra Carocci e Gualtieri

Valerio Carocci, presidente della Fondazione Piccolo America, ha annunciato il lancio di una lista civica per le elezioni del 2027 a Roma. Un’idea che viene da 15 anni di alti e bassi con la politica istituzionale.
Roberto Gualtieri e Valerio Carocci
Roberto Gualtieri e Valerio Carocci

Prima la rottura con l'amministrazione di Roberto Gualtieri con la richiesta di dimissioni della capogruppo Pd in assemblea capitolina Valeria Baglio e della consigliera Antonella Melito. Poi l'annuncio a Fanpage.it da parte del presidente Valerio Giuseppe Carocci di una lista civica della Fondazione Piccolo America che si chiamerà ‘La Roma che non c'è' e che potrebbe correre contro l'attuale maggioranza alle prossime elezioni del 2027. "Siamo in cammino, è da un paio di anni che pensiamo a questa possibilità", ha detto Carocci ai nostri microfoni. La traiettoria, però, sarebbe incominciata molto prima di due anni fa e ha a che fare con il lento cambio di natura del Cinema America, da occupazione controculturale a fondazione privata con importanti sponsor che vanno oltre le stelle del cinema. Intanto lo scontro con il Campidoglio si estende ai movimenti sociali e al mondo della cultura di sinistra.

Christian Raimo contro Valerio Carocci: "Il Cinema America crea gentrificazione"

"La frattura con Gualtieri ci ha convinti: non siamo più disposti a lavorare con questo clima, abbiamo la sensazione spiacevole di non sentirci liberi", così Carocci ha motivato a Fanpage.it la decisione di fare un passo oltre il solo ambito del cinema e lanciarsi nella politica locale. Ma, assicura, "io non mi candiderò, ma presenteremo una persona. Sarà una donna". Ancora da capire se sarà una persona interna alla fondazione o un'esterna alleata. Sui social, intanto, Carocci è stato impegnato anche in un altro scontro. Nella tarda serata di ieri, lo scrittore, docente ed ex assessore alla Cultura del Municipio III, Christian Raimo ha scritto un lungo post accusando il presidente della Fondazione Piccolo America di intestarsi la battaglia contro la cementificazione e gli interessi dei grandi fondi immobiliari solo con l'avvicinarsi delle elezioni. Ma anche che "il modello imprenditoriale della Fondazione va esattamente nella direzione opposta a contrastare la gentrificazione – scrive Raimo -. Il progetto del multisala diffuso a Trastevere, Cinema America, Cinema Troisi, una terza sala, con una società al 51 per cento della Fondazione e al 49 per cento di investitori privati dell'audiovisivo, è strutturalmente un'operazione di concentrazione di capitale culturale nel quartiere più gentrificato di Roma".

Un attacco a cui nei commenti ha risposto lo stesso Carocci, rivendicando di aver "bloccato una speculazione di 50 cinema abbandonati frutto di un accordo Rocca e Gualtieri" e passando anche sul personale: "Mi chiami solo quando sei assessore e mi chiedi aiuto per ottenere fondi per le tue iniziative chiedendomi di introdurti a Zingaretti e Franceschini, mi vergognai per te", conclude. "Tu invece – risponde ancora Raimo -, ma non tu come persona, ma il tuo progetto, non hai tutta questa credibilità rispetto agli exoccupanti per come hai messo a frutto battaglie di altri e per altro". Un commento che può servire per introdurre una domanda: come nasce la Fondazione Piccolo America che da dodici anni organizza la rassegna ‘Il Cinema in piazza' fra Trastevere, Monte Ciocci e il parco della Cervelletta e gestisce il cinema Troisi sempre a Trastevere?

L'occupazione del Cinema America

La storia della fondazione e di Valerio Carocci incomincia quando, nel 2012, un gruppo di giovani attivisti occupa l'abbandonato Cinema America di via Natale Del Grande per salvarlo "dalla demolizione e dalla trasformazione in appartamenti e parcheggi", scrive la fondazione sul suo sito. L'obiettivo è farne un luogo aperto dove fare cultura e socialità e dare un punto d'aggregazione ai giovani. Ma è anche un luogo militante, dove si fa politica di sinistra e si organizzano assembleeDa una parte dei ragazzi coinvolti nel progetto il ventenne Carocci è considerato un punto di riferimento e un leader. Secondo altri, però, si comporta come un accentratore. "È cominciata quando lui ha iniziato a dormire lì, si è fatto la sua stanza e ha preteso di dover custodire lui la cassa", racconta a Fanpage.it un ragazzo che all'epoca faceva parte dell'assemblea d'occupazione. "Si arrogava il diritto di decidere lui perché dormiva lì". Avrebbe avuto anche atteggiamenti sopra le righe come pugni scagliati contro i muri nel mezzo delle assemblee. "Se non si faceva quello che diceva lui diventava paonazzo, cominciava a guardare per terra, gli veniva come un tic, si muoveva tremando. A un certo punto si alzava e sbottava", aggiunge.

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Sono anni di lotta per la casa e per i beni pubblici. Nello stesso anno vengono occupati altri luoghi culturali chiusi da tempo come il Teatro Valle e il Nuovo Cinema Palazzo e all'America le assemblee sono variegate delle diverse anime della sinistra giovanile romana. La cooperazione finisce nel 2013 per divergenze politiche, con Carocci e i suoi che avrebbero spinto per realizzare un progetto più vicino alle istituzioni mentre altri farne un luogo di lotta. Ad avere la meglio, secondo alcune testimonianze con l'utilizzo di bastoni e manganelli, è la prima fazione. "Nel mezzo dell'assemblea, si alzano, vanno alle scale che portano al piano superiore dove lui e altri dormivano e dicono Questa è la linea dell'occupante e voi non siete più parte dell'occupazione. Se provate a superare questa linea, sono affari vostri‘". In passato Carocci e altri membri attuali della fondazione hanno negato questi avvenimenti. Nella loro versione sono state allontanate persone che commettevano reati e che, organizzate in realtà della sinistra extraparlamentare romana, volevano prendere il controllo del progetto.

Dall'occupazione all'associazione alla fondazione

Nel settembre del 2014 la sala viene sgomberata pacificamente su richiesta della proprietà." Al termine di questa esperienza autogestita e forti dell’impatto che ha avuto sulla città – scrive la Fondazione Piccolo America sul proprio sito -, abbiamo fondato un'associazione e portato il nostro schermo nella piazza di fronte al Cinema America". Piazza San Cosimato diventa il loro bastione da cui fare cultura. Nel corso degli anni le loro rassegne finiscono sempre più sotto i riflettori della stampa e ospitano nomi sempre più noti a livello internazionale. Nel 2016, grazie al bando ‘Patrimonio Comune' realizzato dall'amministrazione di Ignazio Marino, l'associazione ottiene l'assegnazione di un altro cinema in disuso nel quartiere, l'ex Induno. Dopo un lungo lavoro di restauro, curato dalle architette Raffaella Moscaggiuri e Claudia Tombini – madre di Valerio Carocci -, il 21 settembre 2021 apre il Cinema Troisi, al cui interno c'è anche un bar, un'aula studio aperta 24 ore al giorno. L'anno dopo il Piccolo America diventa una Fondazione "per assicurare un pieno allineamento rispetto all’evoluzione delle sue attività, con una prospettiva non solo locale, ma anche nazionale", si legge sul loro sito sotto una foto di Valerio Carocci sorridente che firma un contratto.

Dalle proiezioni sui monumenti e sui cinema chiusi del progetto ‘Schermi Pirata', si passa alle collaborazioni con la Siae, Armani, Fondazione Cartier, BNL-BNP Paribas, Fondazione Roma. Nel mezzo, nel 2020, c'è anche la denuncia presentata da Carocci per un'aggressione di cui sarebbe stato artefice un altro membro del gruppo originario del Cinema America occupato. La denuncia porta la Questura ad assegnare a Carocci una scorta per sei mesi, ma il denunciato sarà poi assolto perché il fatto non sussiste.

Il rapporto con la politica fra alti e bassi

A "Il Cinema in Piazza" arrivano sempre più patrocini, fra cui quello del Parlamento Europeo. Un ascesa che sembra inarrestabile. Frutto anche di quello che all'esterno appare come un rapporto solidissimo: quello con il sindaco Roberto Gualtieri. Nel maggio del 2023, subito dopo la pubblicazione della graduatoria per i progetti dell'Estate Romana i cui vincitori ottengono 38mila euro, l'allora assessore alla Cultura, Miguel Gotor, annuncia una delibera per concedere fondi a "due progettualità di rilevante interesse pubblico": la Fondazione Cinema per Roma – organizzatrice del Festival del Cinema di Roma – e la Fondazione Piccolo America. Una concessione di 250mila euro fuori da un bando pubblico che, secondo alcune voci, sarebbe arrivata dopo un acceso confronto fra Carocci e Gualtieri andato in scena pochi giorni prima nell'ufficio del capo di gabinetto del sindaco.

La vicenda scatena le opposizioni con il presidente della Commissione Trasparenza, Federico Rocca di Fratelli d'Italia, che chiede immediati chiarimenti su come si sia arrivati alla concessione e alle modalità dell'incontro avvenuto in Campidoglio. "La polizia di Roma Capitale ci ha comunicato che il 26 maggio alle 12.30 due persone del Cinema America sono state fatte salire – dichiara Rocca -. Sono state fatte entrare alle 15.15 nell'ufficio del Capo di Gabinetto. Alle 18 sono usciti con segni di protesta. Hanno chiesto di incontrare il sindaco e si sono rifiutati di lasciare il palazzo. Hanno avuto un altro incontro con il Capo di Gabinetto e solo alle 20.20 hanno accettato di lasciare il palazzo con la promessa che la questione sarebbe stata discussa dalla giunta. Dopo 5 giorni è arrivata una delibera che ha stanziato questi fondi. Questo non è un atteggiamento corretto per ottenere dei finanziamenti".

Il Cinema in Piazza durante la pandemia da Covid
Il Cinema in Piazza durante la pandemia da Covid

La rottura con Gualtieri sull'ex Metropolitan

Il rapporto fra l'amministrazione e il Piccolo America, però, si rompe nell'autunno scorso. Tra il 23 e il 28 ottobre 2025 la giunta regionale guidata da Francesco Rocca approva l'accordo di programma definitivo per il futuro dell'ex cinema Metropolitan. Accordo ratificato poi dall'Assemblea capitolina e pubblicata il 4 maggio 2026. Il provvedimento autorizza la riconversione della storica sala di via del Corso, chiusa dal 2010, in uno spazio commerciale articolato su tre piani. Dei quasi 2.200 metri quadri di superficie utile lorda (Sul) solo 318 sarebbero dedicati a sala cinematografica e spazi di servizio.

Per Comune e Regione si tratta di una soluzione capace di sbloccare una vicenda ferma da oltre quindici anni. L'accordo porterebbe a Roma Capitale 7 milioni di euro di oneri straordinari, che da programma sarebbero destinati a riaprire due cinema storici oggi chiusi: l'Airone e l'Apollo. Movimenti e associazioni la vedono come una svendita e una resa alle logiche commerciali da parte di chi dovrebbe valorizzare interesse pubblico e cultura. Fra queste realtà c'è anche la Fondazione Piccolo America, che il 27 dicembre 2025 presenta ricorso al Tar. La fiducia vacilla. Per l'estate 2026, però, sia Comune che Regione concedono oltre mezzo milione di euro a Carocci e i suoi per le ‘Il Cinema in Piazza' e il progetto, in collaborazione con Arcigay, ‘Frocinema'.

È un articolo di Dagospia in cui si ipotizzava che i soldi sarebbero serviti a far tacere la fondazione a scatenare il domino di questi ultimi giorni. All'articolo Carocci risponde con un post sui social in cui diffida la testata e chiede le dimissioni di Baglio e Melito, che avevano definito "un modello" la conversione dell'ex Metropolitan. "A seguito della pubblicazione di questo testo – scrive oggi il presidente della fondazione -, a tarda notte ho iniziato a ricevere per iscritto numerosi messaggi inaccettabili in un contesto democratico, da parte di una figura apicale del Campidoglio. Li ho inoltrati al Sindaco Roberto Gualtieri che, anziché smentire, smorzare o prendere le distanze, ha smesso di rispondere, senza assumersi la responsabilità di parole e fatti portati avanti da uno dei suoi più stretti collaboratori. Ho scritto al Sindaco, Scout come me, che mamma lupa risponde sempre dei suoi lupi, sia in termini di oneri che di onori". Carocci ha chiesto, anche parlando ai microfoni di Fanpage.it, un'incontro al sindaco per avere delle scuse formali e "chiarire il suo pensiero circa la legittimità di ogni persona o ente giuridico di poter esprimere il proprio pensiero critico, pur essendo beneficiario di fondi pubblici dall'amministrazione, per organizzare una manifestazione culturale, peraltro gratuita per i cittadini", continua il post sui social.

Staremo a vedere se questo incontro ci sarà, se ci sarà una ricucitura fra Gualtieri e Carocci. Ma quel che è certo è che, pur spostandosi a meno di un chilometro, dalla sala di via Natale del Grande al Troisi, i "ragazzi" del Piccolo America ne hanno fatta di strada.

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