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2 Dicembre 2021
9:11

Grazie a un emendamento del PD il Vaticano a Roma non pagherà la Tari (nonostante una sentenza)

Il Vaticano non pagherà la Tari sugli edifici ecclesiastici citati nei Patti Lateranensi, grazie a un emendamento del senatore del PD Luciano D’Alfonso. Viene così superata per via legislativa la sentenza della Cassazione che dava ragione all’Ama e al comune di Roma.
A cura di Valerio Renzi
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Roma è la città con la Tari più alta d'Italia. Un'imposta che grava su cittadini, esercizi commerciali e di somministrazione, a fronte di un'azienda perennemente inefficiente come Ama e di un ciclo di rifiuti fragile e costantemente in emergenza, con ricorrenti crisi che portano tonnellate di immondizia ad accumularsi per le strade della città.

Ma nonostante questo il Vaticano non sarà tenuto a pagare la tassa sui rifiuti per le basiliche e altri edifici ecclesiastici, e questo grazie a un emendamento del Partito Democratico con il quale viene scavalcato il pronunciamento della Cassazione del maggio scorso. Ama aveva infatti vinto in ultimo grado di giudizio la causa con la Chiesa, che si sarebbe vista "costretta" a pagare i tributi, e a questo punto è arrivato in soccorso l'emendamento a firma dell'ex presidente della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso, attualmente a capo della Commissione Finanze  del Senato.

Con l'approvazione del Decreto Fiscale, nonostante il pronunciamento del tribunale edifici come la Basilica di San Giovanni in Laterano, la Basilica di Santa Maria Maggiore, la Basilica dei Santi XII Apostoli, le chiese di Sant'Andrea della Valle e di San Carlo ai Catinari, ma anche edifici non destinati al culto come l'Università Gregoriana e l'Istituto Biblico, saranno esentati dal versare nelle casse del Campidoglio la tassa sui rifiuti. Ovviamente il provvedimento non ha effetto retroattivo, quindi il Vaticano dovrà comunque versare gli arretrati ad Ama, ma per il futuro è di fatto esentato dal pagamento dalla tassa sui rifiuti.

La tesi pontificia si richiama all'articolo 16 dei Patti Lateranensi che prevede per che gli immobili in oggetto “saranno esenti da tributi sia ordinari che straordinari tanto verso lo Stato quanto verso qualsiasi altro ente”. Peccato che la Suprema Corte ha riconosciuto la Tari non come un'imposta, ma come il pagamento dovuto di un servizio. Ma l'ementamento di D'Alfonso dà ragione alla Chiesa direttamente per via legislativa, come si può leggere: "La tassa sui rifiuti di cui all’articolo 1, comma 639, della legge 27 dicembre 2013, n. 147 e la tariffa corrispettiva di cui al successivo comma 668, non sono dovute per gli immobili indicati negli articoli 13, 14, 15 e 16 del Trattato del Laterano dell’11 febbraio 1929

Al momento nessun commento è arrivato dal Campidoglio e dalla maggioranza di centrosinistra, o dai parlamentari romani del Partito Democratico. E, anche in politica, vale che chi tace acconsente.

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