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Genio Civile, le false identità dell’ingegnere: da “Hernesto Comandante” all’architetto morto due anni prima

Identità fittizie, collaudi falsificati e fatture per servizi inesistenti: così sarebbe stato costruito il presunto sistema di corruzione al Genio Civile.
A cura di Gabriel Bernard
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Affari di famiglia. Nel vasto sistema di corruzione svelato dall’inchiesta dei carabinieri del nucleo operativo della compagnia Roma Eur che riguarda vari professionisti tra cui pure alcuni dipendenti del Genio Civile, c’è anche l’ingegnere Danilo Subiaco e la moglie Anna Balzano, inserita tra gli indagati. L’uomo teneva i contatti con i professionisti che speravano di vedere i progetti antisismici, strutturali e di ristrutturazione, approvati nonostante non avessero i requisiti necessari. E forniva loro le informazioni per raggirare i controlli, in cambio di denaro. La donna, secondo la ricostruzione degli inquirenti coordinati dal pubblico ministero Carlo Villani, si occupava della contabilità.

Nelle oltre duecento pagine di ordinanza emerge come Subiaco avesse una “modalità d’azione illecita con carattere sistematico e non episodico”. Le pratiche in cui l’ingegnere appare come responsabile sono centinaia, in particolare, osservando la finestra di tempo che va dal 2020 al 2022, periodo in cui risultano emessi i bonifici al conto cointestato di Subiaco e la moglie Balzano, gli investigatori ne hanno individuate almeno quarantaquattro.

“Guarda pensavo che secondo me per una cosa di questo tipo cinquemila euro può essere un numero corretto, però dimmi tu se chiedere di più o di meno”, dicevano al telefono, intercettati dei carabinieri, Subiaco e il referente di un’azienda edile. I due si accordano su quanto costerebbe redigere dei documenti progettuali falsi ed eludere i controlli: cinquemila euro, che poi diventano seimila e infine raddoppiano. Diecimila euro che comprenderebbero i processi necessari per avere il via libera per la fase di progettazione.

Un’operazione “strutturata”, è scritto negli atti d’indagine, in cui l’ingegnere si sarebbe interfacciato con un suo complice che gli avrebbe fatto da prestanome: “Il collaudatore deve essere un’altra persona. Facciamo tutto poi troviamo un altro che firma”.

Le comunicazioni sarebbero avvenute attraverso delle identità fittizie usate da Subiaco, prima quella di Hernesto Comandante, mai esistito, poi quella dell’architetto Giorgio Tamburelli, deceduto l’11 novembre 2020. L’atteggiamento dell’ingegnere, secondo i magistrati, costituirebbe un “indice di particolare pericolosità, scaltrezza e strumentalizzazione e messa in pericolo anche dei soggetti a lui vicini”. E proprio su questo punto sottolineano come sia stato lui stesso a istigare la moglie a eseguire le finte fatture, sottolineando “l’estensione dell’indifferenza per le regole sociali, manifestata con la commissione dei reati nell’esercizio della pubblica funzione”.

E se Danilo Subiaco si occupava dei processi di falsificazione, la moglie Anna Valentina Balzano gestiva i compensi erogati dai privati. Il tutto veniva mascherato con delle fatture emesse come un “servizio di segreteria”, ma lei lavorava come psicologa.

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