Tre ore di udienza ieri, la seconda del processo che vede imputato con l'accusa di omicidio stradale Pietro Genovese per aver investito e ucciso il 22 dicembre del 2019 Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli. La parola alle parte civili che hanno ricostruito cosa è accaduto quella notte, e lanciato accuse pesantissime contro l'imputato, assente dall'aula questa volta. Il pubblico ministero ha chiesto per il 21enne una condanna a cinque anni di reclusione.

L'udienza è raccontata oggi sulle pagine del Corriere della Sera. Cesare Piraino, il legale della famiglia di Camilla Romagnoli ha ribadito di non credere alle dichiarazioni che Genovese ha reso durante la prima udienza, dichiarando che il giovane "non ha mostrato alcun segno di contrizione". Una buona parte della requisitoria di Piraino è stata proprio dedicata alla figura dell'imputato, puntando a restituirne l'immagine di un ragazzo dal comportamento sconsiderato e consumatore abituale di stupefacenti: "Dentro il suo cellulare c’erano foto di pasticche, altre ritraenti cocaina, in una Genovese fuma una canna la sera in cui riprende la patente sospesa due mesi prima".

Durissimo anche l'intervento dell'avvocato Giulia Bongiorno, che rappresenta la famiglia di Gaia Von Freymann, che non solo ha spiegato come le dichiarazioni di Genovese sarebbero "disseminate di almeno sette bugie", ma ha attaccato anche la ricostruzione dell'incidente fatta durante le indagini: "Ha investito le due ragazze andando a 90 all’ora come una pallottola impazzita: la macchina si è fermata sulla rampa, molto dopo il punto l’incidente. Nelle indagini c'è un errore clamoroso. Gaia e Camilla sono state investite sulle strisce pedonali. Lo dimostra il rinvenimento della targa della macchina di Genovese proprio sulle strisce. Ma il luogo dell’impatto è stato collocato più avanti per uno sbaglio compiuto quella sera dalle forze dell’ordine". Una circostanza su cui anche il collega Piraino ha concordato, sottolineando la circostanza della targa collocata in modo errato.