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Gaia e Camilla travolte e uccise a Roma da un'auto

Pietro Genovese abbraccia la mamma di Gaia von Freymann investita a corso Francia: “Sembrava sincero”

L’ha investita e uccisa a corso Francia, mentre stava attraversando la strada con l’amica, Camilla Romagnoli. “Ci sono voluti cinque anni, non ha ancora chiesto scusa. Ma sembrava sincero e distrutto”.
A cura di Beatrice Tominic
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Pietro Genovese,
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"Non mi ha mai guardato negli occhi, è ancora molto fragile. Anche la sua è una situazione fragile, anche se non come la nostra. Sembro una campana stonata, ma mi ha fatto tenerezza". Sono queste le parole su Pietro Genovese di Gabriella Saracino, la madre di Gaia von Freymann, la sedicenne investita da Genovese in corso Francia, mentre si trovava insieme alla sua amica, Camilla Romagnoli, travolte e uccise fra il 20 e il 21 dicembre del 2019.

"Aspettavo delle scuse da cinque anni – continua Saracino – Non mi ha chiesto scusa, ma ho apprezzato il gesto".

L'abbraccio fra Genovese e la mamma di Gaia

L'abbraccio fra Genovese e sua madre e la mamma di Gaia von Freymann è arrivato al termine dell'udienza per una presunta evasione dai domiciliari. Secondo l'accusa il venticinquenne si sarebbe allontanato da casa sua, mentre stava scontando la pena di cinque anni e quattro mesi per omicidio stradale plurimo. È stato al termine dell'udienza, che i due si sono avvicinati a Saracino e l'hanno abbracciata.

"Mi sono sembrati entrambi sinceri – ha dichiarato la donna a la Repubblica – Le persone che fingono non piangono. Però non capisco perché sia arrivato dopo cinque anni. L'ho detto ad entrambi che la mamma di Camilla ed io aspettiamo ancora le sue scuse. Abbiamo trascorso sette udienze con Pietro davanti. Ma venerdì li ho visti davvero commossi".

L'incidente e la condanna di Pietro Genovese

Dopo l'approccio dei due, Saracino ha ribadito alla madre di Pietro Genovese quanto detto due anni fa al padre, il regista Paolo: "Forse il ragazzo andava controllato con più attenzione, perché era recidivo in comportamenti pericolosi al volante".

Anche per questo, secondo Saracino, meriterebbe una pena più severa: "Il carcere no, non sarebbe educativo, ma mi aspetto che il tribunale di Sorveglianza gli dia i servizi sociali – ha spiegato – Secondo me è necessario per un ragazzo così giovane. Andare in un orfanotrofio o in carcere potrebbe fargli capire cosa vuol dire il vero dolore, che lui è nato invece in un contesto fortunato. Aiutarlo a responsabilizzarsi".

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