Era da poco passata la mezzanotte quel 22 dicembre 2019. Natale era alle porte e due ragazzine di 16 anni stavano tornando a casa dopo aver passato il sabato sera con gli amici in una pista di pattinaggio di Roma. Hanno telefonato ai genitori per dire che entro qualche minuto sarebbero arrivate a casa. Non sarebbero più tornate dai loro cari: poco dopo, mentre stavano attraversando su Corso Francia, Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli sono state investite in pieno dal Suv guidato da un ragazzo poco più grande di loro. Entrambe sono morte sul colpo, i corpi scaraventati sull'asfalto a diversi metri di distanza a causa della violenza dell'impatto. Alla guida dell'auto, il 21enne Pietro Genovese, figlio del famoso regista Paolo Genovese.

Pietro Genovese alla guida sotto effetto di alcol

La macchina del ragazzo si è fermata circa 250 metri dopo il punto d'impatto con i corpi delle giovani. Non è ancora chiaro se l'auto si sia fermata per un guasto, per l'attivazione dei sistemi di sicurezza, o perché il 21enne voleva soccorrere le sedicenni. In macchina con lui c'erano due amici. Dai test tossicologici è emerso che Pietro Genovese aveva nel sangue un tasso alcolemico di 1.4, tre volte superiore al limite consentito (essendo neopatentato, il giovane non avrebbe dovuto bere). È risultato anche positivo all'assunzione di sostanze stupefacenti, tra cui cannabis e cocaina, anche se non è stato possibile rilevare se ne abbia fatto uso la sera stessa o nei giorni precedenti. Secondo un'informativa della Polizia Postale, nei secondi immediatamente precedenti all'impatto, Genovese stava utilizzando il cellulare, inviando dei video su WhatsApp.

 

L'accusa di duplice omicidio stradale e l'arresto

Il giovane, accusato di duplice omicidio stradale aggravato dalla guida in stato di ebrezza, è stato arrestato il 26 dicembre, quattro giorni dopo l'incidente. Da allora si trova agli arresti domiciliari. Durante le indagini è emerso che Genovese risultava segnalato per ben due volte, nel 2016 e nel 2017 per detenzione di sostanze stupefacenti. Ha avuto già in passato la patente ritirata per violazioni al codice della strada e ha subito ben quattro decurtazioni di punteggio, tra il 2018 e il 2019, per transito con semaforo rosso e altre infrazioni.

 

I dubbi sulla dinamica dell'incidente

A oggi, a quasi un anno di distanza da quei fatti, la dinamica dell'incidente non è ancora molto chiara. Secondo alcuni testimoni, Gaia e Camilla avrebbero attraversato lontane dalle strisce pedonali, con il semaforo rosso per i pedoni e scavalcando il guardrail. Secondo altri, erano sulle strisce pedonali, mentre Genovese non si sarebbe fermato. Le perizie dei consulenti di parte arrivano a conclusioni opposte, quella depositata dal perito incaricato dal Tribunale va verso il concorso di colpa (bisognerà chiarire ovviamente in quale percentuale). Secondo quest'ultima, le ragazze avrebbero attraversato lontane dalle strisce in un punto poco visibile, ma Genovese andava troppo veloce. Se si fosse attenuto ai limiti di velocità e non avesse bevuto, non le avrebbe investite.

 

La sentenza per Pietro Genovese

I legali del 21enne avevano proposto un patteggiamento a 2 anni a 6 mesi: proposta rifiutata dalla procura perché considerata troppo mite. Il pubblico ministero ha invece chiesto cinque anni. "Sono partito con il semaforo verde e non ho visto le due ragazze attraversare. Ma non volevo uccidere nessuno né volevo scappare. La mia vita è distrutta", ha dichiarato in aula Genovese durante le scorse udienze. Al gup ha detto di aver trascorso la serata a casa di amici per festeggiare il ritorno dall'Erasmus di uno di loro. "Non credo che Pietro Genovese si sia ancora reso conto della gravità di ciò che ha provocato la sua condotta. Ha distrutto due famiglie, lo perdonerò solo quando capirà che cosa ha fatto", aveva dichiarato in risposta Edward Von Freymann, il papà di Gaia. Venerdì 30 ottobre ci sarà la sentenza per Pietro Genovese, che ha scelto di usufruire del rito abbreviato: in questo caso, potrà accedere a uno sconto di 1/3 della pena.