È uscito da una manciata di giorni ‘Fratellì', il nuovo brano di Carl Brave accompagnato da un video d'animazione in cui il cantante è alle prese, letteralmente, con dei ‘pezzi' di cocaina con cui dialoga e balla. Le confezioni di polvere bianca lo accompagnano in un viaggio allucinato in cui, come di consueto Carl Brave, al secolo Carlo Luigi Coraggio, racconta la vita di un pischello della capitale in questo scorcio di anni duemila. E senza moralismo e con ironia, ma soprattutto senza retorica da ‘narcos', mette in scena la dipendenza da cocaina, mostrando come faccia ormai parte della quotidianità della vita e dei rapporti sociali di centinaia di migliaia di persone.

La canzone, con l'aiuto del video diretto da Lorenzo Signoretti, mette in scena i tic, i luoghi comuni e le frasi fatte sulla cocaina e sul suo consumo. "Vacci piano, non è parmigiano (ah, no?) Dici: "smetto domani" Dai, frate', te se allunga il naso". E ancora: "Se riuscirò a farlo non riesco a venire Se vado a dormire non riesco a dormire Ce magni e ce dormi Ma che stai a di'? Manco in Brasile, figurati qui, figurati zì". Poi ci sta l'amara constatazione: "Ne do una, poi due, poi tre Smettere no, non è mai facile".

Classe 1989, Carl Brave racconta una generazione che ha conosciuto la cocaina trasformarsi dalla droga dei ricchi alla sostanza consumata in qualsiasi occasione e da qualunque classe sociale, e Roma diventare la città dove lo spaccio di cocaina al dettaglio ha trasformato la fisionomia di intere zone della città trasformandole in piazze di spaccio.

Per raccontarlo ci voleva il cantautore che (in collaborazione anche con Franco 126) è riuscito a raccontare con un impressionismo efficacissimo le comitive di giovani e ragazzi di Roma, da Trastevere a Ponte Milvio, dall'Eur a San Lorenzo. Fratellì è una canzone che funziona perché mette in scena il consumo di cocaina, anzi fa di più rompe il tabù di mostrare la sostanza anche se solo in cartone animato, senza nessun tipo di moralismo e utilizzando un registro assolutamente pop.

Non è ovviamente la prima volta che Carl Brave parla di cocaina. In ‘Pianto Noisy', uno dei pezzi più melanconici dell'album ‘Notti Brave', cantava: "Io per terra come un verme, come una radice Lei si tocca la narice Sorride ma non è felice Vedo il quadro uscire via dalla cornice Non riesco a capire quello che dice In bocca sa di vernice". E anche nella scena musicale più underground non manca chi ha saputo parlare di cocaina mettendo a nudo anche le debolezze della dipendenza, pur non riuscendo a deviare dal copione: un caso è ad esempio ‘Ansia No' degli FSK, brano del dicembre 2019 da 4 milioni di visualizzazioni su Youtube. “Ansia no, ho fatto due soldi, ho detto ‘Bianca stop’ Dopo due secondi Polo Nord", cantano i tre trapper di provincia.

Il racconto del consumo di stupefacenti, del loro mercato e della loro pervasività nella vita e nei rapporti sociali di giovani e giovanissimi, è considerato appannaggio della musica di genere. Lo fanno i rapper e lo fanno i trapper, con toni più o meno da ‘gangsta' in canzoni che solitamente non finiscono (con rare eccezioni) in rotazione sulle radio, che lo faccia un cantante pop come Carl Brave in termini espliciti lo rende molto più real degli stilemi triti e ritriti sull'abuso di stupefacenti, i soldi (?) fatti vendendo e le storie di periferia più o meno genuine.

Facendo piazza pulita di una narrazione ormai stantia e ripetitiva Carl Brave arriva invece al cuore del racconto: la cocaina è ovunque, la usano tutti e chi fa finta di non saperlo o ne demonizza esclusivamente il consumo non solo è ipocrita, ma non aiuta a risolvere i problemi.