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17 Giugno 2022
15:44

Fiumi e laghi in secca a Roma e nel Lazio: il rischio è il razionamento dell’acqua

Allarme siccità a Roma e nel Lazio. La portata d’acqua di fiumi e laghi è sempre minore, in alcuni casi si tratta di metri di differenze. Oltre alle conseguenze ambientali, si rischia di dover razionare l’acqua.
A cura di Beatrice Tominic
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La secca del fiume Tevere del 2016.
La secca del fiume Tevere del 2016.

Razionare l'acqua: è questo il rischio che si corre nella regione Lazio qualora non dovesse piovere entro i prossimi dieci giorni. L'allarme è stato lanciato dal direttore generale dell’Anbi, associazione nazionale dei consorzi di bonifica, Massimo Gargano a il Messaggero. "Se l’assenza di piogge dovesse continuare ancora per una settimana- dieci giorni – ha spiegato – Ci sarebbe meno acqua per tutti gli usi a partire da quello potabile."

Il razionamento partirebbe da un'iniziale diminuzione della potenza dell'acqua: a soffrire maggiormente, di conseguenza, sarebbero le zone più lontane dalla pressione, come gli appartamenti che si trovano ai piani più alti. Ovviamente, però, ne risentirebbe molto anche l'agricoltura.

La siccità nella regione Lazio: la mancanza di piogge

Ad eccezione di qualche momento di massima allerta idrogeologica, caratterizzato da fenomeni piuttosto violenti, non piove da quasi un mese nella regione Lazio: quest'anno sono caduti appena 162 mm di piogge, mentre lo scorso anno sono stati più del doppio. A destare preoccupazione sono i fiumi della capitale e i laghi della regione, soprattutto vicino Roma, come il lago di Bracciano e quelli dei Castelli Romani.

La situazione dei laghi vicino Roma

I laghi che si trovano a sud di Roma, soprattutto nel territorio dei Castelli Romani, sono quelli che preoccupano maggiormente perché hanno raggiunto il minimo storico con un deficit quantificabile in 50 milioni di metri cubi. Il bacino del lago di Nemi, ad esempio, oggi ha un livello medio inferiore di oltre un metro rispetto a quello registrato nello stesso periodo dello scorso anno: oggi è di 50 cm e lo scorso anno era di 162 cm. Secondo il direttore generale dell'Anbi, invece, quello di Albano sarebbe un lago che sta morendo.

"In queste zone le conseguenze dei cambiamenti climatici si sommano ad un’eccessiva pressione antropica, maturata negli anni. I prelievi idrici hanno abbassato la falda così tanto che non è più in grado di ricaricare i laghi: anche le loro acque sono richiamate dal sottosuolo", ha continuato il direttore Gargano. Oggi, dunque, sono i laghi ad alimentare la falda acquifera.

Anche il lago di Bracciano, già riserva idrica della capitale, oggi appare più basso rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il 2022 è iniziato completamente in linea con il 2017, quando il lago era più basso di quasi due metri dello zero idrometrico (cioè a 163,04 metri sul livello del mare): il lungo periodo di siccità, però, potrebbe aumentare la preoccupazione, nonostante le captazioni siano già state bloccate in passato.

La siccità non risparmia i fiumi di Roma

Anche il livello d'acqua dei fiumi della città di Roma è molto più basso: rispetto allo scorso anno, sarebbero più bassi di oltre un metro. Questa situazione si registra, ad esempio, per quanto riguarda il fiume Tevere, ma sono stati raggiunti livelli minimi anche per il Sacco e l'Aniene. A peggiorare la situazione, oltre alle bombe d'acqua frequenti, anche la mancanza della neve, che permette all'acqua di permeare nel terreno più lentamente: più cala la portata d'acqua di questi fiumi, più la vita biologica subisce un arresto. Non è escluso, ad esempio, che possano verificarsi nuove morie di pesci.

Occorre trovare una soluzione

Come sottolineato da Gargano, per cercare di limitare il problema deve essere attuato il cosiddetto "piano laghetti", già predisposto da Anbi, Coldiretti e Consorzi di bonifica: "Dei 305 miliardi di acque piovane ne raccogliamo appena l’11%, l’obiettivo è di raddoppiarle. Per questo abbiamo pensato di costruire dei bacini piccoli e medi scavandoli nel terreno per l’acqua piovana", ha spiegato. "Si tratterebbe di laghetti multifunzionali: verrebbero costruiti ad altezze differenti per creare energia idroelettrica tramite il sistema di caduta delle acque e sfruttando il costo minore dell’energia durante la notte, con un sistema di pompe l’acqua verrebbe riportata in alto per far ripartire il processo il giorno dopo. Inoltre verrebbero posizionati pannelli fotovoltaici galleggianti su una parte degli specchi d’acqua."

Non si tratta di una soluzione particolarmente complessa: secondo gli esperti non avrebbe forte impatto sull'ecosistema locale, ma garantirebbe la limitazione dell'evaporazione nelle zone maggiormente soggette a siccità, aumenterebbe la produzione energetica ed eliminerebbe l'emissione di anidride carbonica.  "Il sistema di laghetti aiuterebbe la ricarica delle falde acquifere e l'acqua potrebbe essere utilizzata per irrigare i campi evitando i prelievi", conclude Gargano.

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