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Entra nel bar in viale Eritrea per un bicchiere d’acqua e il proprietario la violenta: condannato a 6 anni

Non si è sentita bene ed è entrata in un bar, dove ha chiesto aiuti e un bicchiere d’acqua: il proprietario l’ha fatta scendere in cantina e l’ha violentata.
A cura di Beatrice Tominic
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La tavola calda in viale Eritrea.
La tavola calda in viale Eritrea.

Un calo di pressione in viale Eritrea, la necessità di chiedere aiuto e un bicchier d'acqua in un bar. È quanto successo a una quarantanovenne lo scorso maggio. Ma una volta entrata nel locale il gestore, un ventottenne, si è offerto di accompagnarla in bagno, al piano interrato. Una volta arrivati giù, l'ha aggredita e violentata. La donna è uscita e ha fatto immediatamente scattare l'allarme. Per quanto accaduto, però, il barista è finito a processo ed è stato condannato a sei anni con le accuse di violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni.

Le violenze nel bar di viale Eritrea:

I fatti, come anticipato, risalgono al maggio nel 2025, verso fine mese. La donna, una quarantanovenne, stava camminando per il quartiere Africano quando, arrivata in viale Eritrea, ha avvertito un calo di pressione. Alla ricerca di un bicchier d'acqua e di un momento di pausa per riprendersi, si è fermata nel primo locale lungo la strada, il bar Il Caffè, il Gelato, il Ristoro, lungo la via. È entrata e ha chiesto aiuto. Il proprietario le ha proposto di andare in bagno, nel seminterrato, e con la scusa di accompagnarla è sceso con lei.

L'aggressione nel seminterrato: le violenze e la fuga

Non appena scesi, una volta soli, il barista ha trascinato la donna, l'ha picchiata e immobilizzata, costringendola a subire un rapporto orale. Nel frattempo al piano di sopra e per strada hanno continuato a passeggiare e sostare passanti e clienti che hanno raccontato agli inquirenti di non aver più visto il barista.

L'uomo, per quasi un'ora, è rimasto al piano di sotto con la quarantanovenne che intanto cercava di divincolarsi per darsi alla fuga e nel frattempo si è ferita a un sopracciglio. Soltanto dopo diversi tentativi la donna è riuscita a spingerlo via e a fuggire in strada.

La fuga in strada, l'allarme e il processo

Quando la donna è riuscita a tornare al piano terra, ha iniziato ad urlare, provando a far scattare l'allarme. Sul posto sono arrivati, dopo una segnalazione, i carabinieri della compagnia Parioli e del Nucleo investigativo di via In Selci che, poco dopo, hanno arrestato il barista e avviato le indagini al termine delle quali è scattato il processo in rito abbreviato con la pm Giulia Guccione all'accusa. Poco meno di una settimana dopo le violenze i carabinieri hanno revocato la licenza del locale e lo hanno chiuso.

A quasi un anno dai terribili fatti, oggi, come riporta l'edizione locale de la Repubblica, è arrivata la sentenza del processo, nel quale si sono costituite parte civile le associazioni Insieme a Marianna, con la penalista Licia d’Amico, e l’Associazione italiana vittime vulnerabili di reato, con l’avvocato Arianna Agnese. Oggi è infine arrivata la condanna al barista ventottenne, condannato a sei anni di carcere per violenza sessuale, sequestro di persona e lesioni.

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