Foto di Simone Reali, una volontaria di Sparwasser consegna la spesa a domicilio durante il lockdown
in foto: Foto di Simone Reali, una volontaria di Sparwasser consegna la spesa a domicilio durante il lockdown

Il 2020 è arrivato in fondo. Anno di cifra tonda, che apre gli anni '20 del nuovo millennio e sarà ricordato da tutti quelli che l'hanno vissuto per l'irrompere della malattia nel nostro orizzonte quotidiano, per i camion militari carichi di bare, per i mesi del lockdown e lo stravolgimento delle nostre abitudini di tuti i giorni.

Roma, nonostante i lutti e il dolore, non è stata travolta dal coronavirus nella prima ondata della malattia, la più dura. Ma la capitale non è stata di certo risparmiata dalla crisi economica e sociale innescata dal virus, una crisi che si è innestata sul declino della città, su una crisi della vocazione e della mission di Roma come capitale e metropoli globale.

Per questo il 2021 sarà l'anno più importante per Roma.

Nel 2021 i romani saranno chiamati al voto per scegliere il sindaco e la coalizione di forze politiche che governeranno la città per i prossimi cinque anni. Una scelta importante, che dovrebbe coinvolgere tutti i cittadini in un dibattito ampio e profondo sul futuro. Un dibattito invece purtroppo asfittico e tutto incentrato sulla polemica e sulla tattica politica.

Mancano ancora sei mesi al voto, la speranza è che il tempo perso finora possa essere recuperato. L'approvazione al Senato dell'ordine del giorno che impegna Governo a Parlamento a stanziare fondi straordinari e assegnare poteri speciali a Roma Capitale è un primo e parziale passo avanti. Risorse adeguate (Roma è una città nei fatti fallita) e una riforma dell'architettura istituzionale (sul modello di città regioni come Berlino o Parigi) sono fondamentali per rendere possibile governare Roma, la direzione del futuro sviluppo dovrebbe essere il campo di battaglia delle idee della politica.

Purtroppo però di idee in giro nelle classi dirigenti di ogni schieramento non se ne vedono tante. Ma questo non vuol dire che non ce ne siano. Forse mai come ora assistiamo al fiorire di studi, piani e disegni per il futuro di Roma. Sociologi, urbanisti, architetti, ricercatori, economisti (molti dei quali molto giovani) stanno affrontando nei loro lavori il rebus di come far uscire Roma dal pantano da cui non riesce a sollevarsi. Un patrimonio che dovrebbe diventare il centro del dibattito pubblico e non rimanere confinato al confronto tra gli addetti ai lavori.

Il 2021 sarà anche l'anno in cui le risorse del Mes cominceranno a precipitare sui territori. Dal loro utilizzo, dagli investimenti che verranno effettuati su Roma e il suo territorio metropolitano dipenderà in gran parte la città dove vivremo in futuro.

Per questo non solo è fondamentale che la capitale riceva investimenti adeguati, ma che il denaro speso privilegi alcuni aspetti, a cominciare dalla ricucitura del tessuto urbano di una città sempre più policentrica, la cura del patrimonio pubblico, la chiusura del ciclo dei rifiuti. La cura e lo sviluppo della città comune in poche parole.

Quello che abbiamo oramai alle spalle è stato anche l'anno in cui in tanti hanno cantato dai balconi in cerca di un rinnovato senza di comunità, dove la solidarietà ha mobilitato migliaia di persone e ci siamo presi cura l'una dell'altro, a partire dai più deboli.

Le esperienze di base della città – umiliate in questi anni dalla mancanza di ascolto e da provvedimenti amministrativi punitivi – si sono mobilitate con generosità e sono state indispensabili per la coesione sociale e per rispondere ai bisogni più disparati (compreso quello primario di mangiare). Una lezione di cui la politica dovrebbe tenere conto, perché avrebbe davvero tanto da imparare.