Civita Castellana, massacra di botte e tratta le figlie come serve: costrette ad abbandonare la scuola

Massacrava di botte e trattava le figlie come serve, fino a costringerle a lasciare la scuola, per lavorare nel bar di famiglia, nonostante fossero minorenni. Il collegio del Tribunale di Viterbo ha condannato una donna a tre anni di reclusione. La sentenza è arrivata martedì scorso 30 giugno. L'imputata è a processo per maltrattamenti aggravati in famiglia. Fatti che risalgono al 2023. Il pubblico ministero Massimiliano Siddi ha riconosciuto il racconto delle ragazze e del fidanzato di una di loro attendibile e ha chiesto per l'imputata una condanna a tre anni reclusione. Pena che il collegio ha riconosciuto in primo grado.
Le indagini per presunti maltrattamenti sono partiti dalla denuncia dell'ex marito dell'imputata, che era a conoscenza delle violenze. Gli inquirenti hanno ascoltato le giovani in sede d'incidente probatorio, durante il quale hanno raccontato i suprusi che erano costrette a subire. I genitori, entrambi tossicodipendenti, avevano un bar. Le ragazze hanno raccontato che quando erano ancora minorenni venivano costrette a lavorare, perché i genitori assumevano sostanze stupefacenti tutte le sere, spesso non riuscivano a farlo e le costringevano a servire i clienti al posto loro.Le ragazze non potevano andare a scuola.
Come riporta la testata locale Tuscia Web, le adolescenti dovevano pensare non solo alla gestione del locale, ma anche alla casa e alle sorelle più piccole in quaunto erano quattro figlie. La madre, hanno spiegato, le picchiava. Tra i testimoni quello chel'epoca era il fidanzato di una delle due. In un frangente, nel 2021, prima ancora della denuncia dell'ex marito, ha chiamato il Telefono Azzurro. Così le forze dell'ordine hanno raccolto tutte le informazioni sul caso, inviato l'informativa alla Procura della Repubblica di Viterbo e sono partite le indagini, che hanno condotto al processo. Processo che in primo grado ha visto una condanna. Ora si attendono le motivazioni della sentenza e un eventuale ricorso in Appello della difesa.