"Mi hanno detto ‘signora suo marito è in un magazzino‘. Sta in in una bara senza copertura, di quelle per le cremazioni, ma dopo due mesi in che stato sarà, io più ci penso e più sto male. Non è giusto nei miei confronti, in quelli di mio marito e di tutti i nostri familiari". È straziante la storia di Lorella, una storia che purtroppo è uguale a quella di centinaia di persone che da mesi aspettano la cremazione dei loro cari. Amici, mogli, mariti, figli, nonni, nipoti, fidanzati: tutti che aspettano che questo calvario finisca e possano cominciare nuovamente a vivere. Ma a Roma la situazione delle cremazioni è a un livello mai visto prima: sono 2mila le bare stipate nei depositi. Un disservizio questo, che va avanti da quattro mesi e che adesso ha raggiunto il suo apice, con l'attività di tumulazione che ha subito un brusco arresto. Lorella oggi ha partecipato, insieme a tanti altri cittadini, alla protesta degli operatori delle pompe funebri davanti al Campidoglio. Chiede come tutti di porre fine a questo calvario, sollecita un intervento di Ama e del Comune di Roma (che continuano a rimpallarsi responsabilità) e soprattutto vuole una cosa: che al corpo di suo marito sia mostrato rispetto.

Oltre 2mila le salme in attesa di cremazione

Il marito di Lorella è morto da più di due mesi, l'11 febbraio. Una perdita straziante, con cui la donna ha dovuto fare i conti. Non pensava che però, oltre a questo, avrebbe dovuto fare i conti con una burocrazia lenta e con i disservizi della città di Roma. "All'inizio non ho detto nulla perché sapevo che bisognava aspettare per la cremazione. È passato un mese, poi due. Alla fine ho chiamato il Comune di Roma, mi hanno detto che era in un deposito. Io non so più niente, so solo che rivoglio mio marito. Siamo in centinaia nella stessa situazione e non è giusto, non dopo il dolore che già proviamo per la perdita dei nostri cari". Davanti il Campidoglio oggi, un carro funebre con una scritta: "Scusateci ma non ci consentono di seppellire i vostri cari". Una crisi annunciata secondo Natale Di Cola, segretario della Cgil di Roma e Lazio: personale allo stremo, con "carichi di lavoro disumani", mancanza di assunzioni, e la disattenzione dell'amministrazione capitolina verso l'imminente chiusura del cimitero Laurentino, dove si sapeva che stavano finendo gli spazi disponibili. Le famiglie continuano ad aspettare, i morti pure. Ma forse quest'ulteriore sofferenza poteva essere risparmiata loro.