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Chiuse le indagini per la morte di Maddalena Urbani: spacciatore e amica rischiano il processo

Abdul Aziz Rajab e Kaoula El Haozuzi rischiano di finire a processo con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale per la morte della ventenne Maddalena Urbani, figlia del medico che nel 2003 scoprì la Sars. Entrambi sono accusati di non aver chiamato i soccorsi, lasciandola morire per overdose.
A cura di Alessia Rabbai
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Le indagini sulla morte di Maddalena Urbani sono terminate. A rischiare di finire a processo sono Abdul Aziz Rajab e l'amica della ventenne Kaoula El Haozuzi, che al momento è sottoposta ad obbligo di dimora. Entrambi sono accusati del reato di omicidio volontario con dolo eventuale, per non aver soccorso la ragazza agonizzante e di averla lasciata morire per overdose nell'abitazione dove l'uomo viveva e si trovava agli arresti domiciliari in via Vibo Mariano a Roma. Nell'ordinanza di custodia cautelare scaturita dall'indagine del sostituto procuratore Pietro Pollidori e dell'aggiunto Nunzia D'Elia riportata da La Repubblica si legge che "gli indagati hanno omesso di fare pervenire tempestive e adeguati soccorsi sanitari, in particolare il servizio 118, che avrebbero consentito di evitare l'evento letale".

Lo spacciatore condannato per droga

Il sessantaquattrenne siriano all'interno della cui abitazione nel quadrante Nord della Capitale è stata trovata morta Maddalena è stato condannato a due anni ed otto mesi di reclusione per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio al termine del processo che si è celebrato con il rito abbreviato. L'uomo al momento si trova in carcere, dopo che il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dal suo legale difensore Andrea Palmiero. I carabinieri intervenuti all'interno dell'abitazione hanno trovato otto dosi di eroina.

Maddalena morta per overdose

Maddalena era figlia di Carlo Urbani, il medico che nel 2003 scoprì la Sars. La ventenne era arrivata a Roma da Perugia ed era insieme alla sua amica Kaoula. Nella Capitale, prima di raggiungere l'appartamento in zona Cassia, hanno fatto tappa a San Giovanni, dove hanno incontrato una persona che gli avrebbe fornito la droga. Maddalena una volta in casa del pusher si è sentita male, ma nessuno dei due ha fatto qualcosa per aiutarla, né chiamato un'ambulanza, un intervento che, nel caso in cui fosse prontamente avvenuto, avrebbe probabilmente permesso alla giovane di salvarsi e di essere ancora viva. Rajab si sarebbe limitato a chiamare due amici che le hanno somministrato naloxone, un farmaco utilizzato per contrastare l'azione degli oppiacei.

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