È attesa per oggi l'udienza del processo bis sull'inchiesta nomine che vede Virginia Raggi accusata di falso per la nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, a ricoprire il ruolo di capo dell'ufficio Direzione Turismo del Comune di Roma. La sindaca torna a sedere nel banco degli imputati dopo il ricorso presentato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Francesco Dall'Olio. Due anni fa Raggi è stata assolta, quando il giudice di primo grado ha dichiarato, pur riconoscendo il falso, ciò "non costituiva reato". Secondo i giudici Raggi in quel frangente sarebbe stata vittima di un raggiro ordito tra i due fratelli e non avrebbe ricoperto alcun ruolo nella gestione delle nomine. L'accusa è invece convinta che la sindaca fosse a conoscenza che del coinvolgimento nell'iter di Raffaele Marra, che al tempo dei fatti gestiva le Risorse umane. La sentenza o l'eventuale riapertura dell'istruttoria a carico della prima cittadina, potrebbero rivelarsi cruciali per la sorte dei Cinquestelle in città, in vista delle prossime elezioni e alla sua ricandidatura.

Raffaele Marra condannato per abuso di ufficio

A settembre del 2019 Raffaele Marra, ex fedelissimo della sindaca Virginia Raggi, è stato condannato dall'ottava sezione del Tribunale penale di Roma a un anno e quattro mesi di carcere per abuso d'ufficio. La sentenza dei giudici lo ha ritenuto colpevole di aver pilotato la nomina del fratello Renato, con un aumento di stipendio di 20mila euro, a discapito di altri candidati, rimasti di fatto penalizzati. Il pubblico ministero Dall'Olio aveva chiesto per Marra due anni di reclusione, convinto che si trattasse di ‘un reato con dolo intenzionale'.

La sentenza potrebbe minare la candidatura di Raggi come per Appendino

La sentenza nei confronti di Virginia Raggi potrebbe minare la ricandidatura a sindaco di Roma, come successo per Chiara Appendino, che dopo la condanna non si ricandiderà alla guida di Torino nella prossima tornata elettorale. La decisone per la sindaca pentastellata del capoluogo piemontese è arrivata dopo la sentenza dei giudici di primo grado, che la vedono imputata in un processo determinato da un’indagine del 2017. Sotto accusa la gestione di un debito del Comune nei confronti della Real Estate Asset Management, determinato da una caparra per esercitare un diritto di prelazione sul progetto di rinascita dell'area ex Westinghouse. Per i giudici, Appendino insieme ai suoi collaboratori avrebbero indebitamente posticipato la messa a Bilancio del debito, per far quadrare i conti alla chiusura del bilancio comunale.