"Ieri sera è andato in onda un servizio a striscia la notizia con Brumotti sulla nostra borgata. Dopo due giorni da quando è stato realizzato abbiamo un paio di cose da dire". Inizia così la lettera pubblicata dal comitato di quartiere del Quarticciolo, zona della periferia romana saltata alla ribalta delle cronache per il servizio mandato in onda da Striscia la Notizia. Una zona presentata come una delle piazze di spaccio più attive della capitale, con Vittorio Brumotti insultato da decine di persone presenti in strada e aggredito insieme alla sua troupe. L'episodio risale al 20 aprile, ma ormai non si parla d'altro. E adesso, a distanza di qualche giorno, il comitato di quartiere Quarticciolo ha voluto prendere parola su quanto successo. "Il tema non è cosa si racconta, ma il rispetto che si porta a chi abita in una borgata".

"Tutti spacciatori solo per il fatto di abitare lì"

Vivere in una zona come Quarticciolo, dice il comitato di quartiere, "è uno stigma. Non si può fare finta di nulla e puntare telecamere addosso a chiunque. Lo stigma di abitare in 5 in 27 metri quadri, in uno scantinato o di non avere una residenza. Di abitare in case in cui piove. Di essere allontanati da scuola perché "problematici", di essere rimbalzati da ogni ufficio perché sempre in difetto. Brumotti questo stigma lo alimenta per due punti di share e sbatte in prima serata le facce di gente che lavora, di chiunque passasse in quel momento, ragazze e ragazzi della borgata. Tutti spacciatori solo perché abitano dove abitiamo, solo perché non apprezzano il suo teatrino".

"Basta raccontare così le borgate"

Ciò che il comitato contesta, è l'abbandono delle istituzioni di zone periferiche come il Quarticciolo. "Abbiamo letto tante dichiarazioni di solidarietà a Brumotti da cariche politiche ed istituzionali. Le stesse persone che potrebbero risolvere i problemi per cui chi abita in borgata è così esasperato. Quanta ipocrisia c'è in tutto ciò? Il problema non è uno sciacallo in bicicletta. Il problema è che questa maniera di raccontare le borgate non è più sopportabile". Il comitato parla poi del tour anti-spaccio del Comune di Roma voluto dalla delegata alle periferie Federica Angeli. "In una città in cui la sindaca nomina una delegata alle periferie per fare la stessa operazione, il pericolo vero è pensare che questa sia informazione o amministrazione (o addirittura lotta alla criminalità organizzata). Arrivare in un posto, starci mezz'ora, farsi due foto prendendo i primi che si incontrano per strada addossandogli la responsabilità dell'insicurezza degli abitanti a noi fa schifo. E non crediamo serva a nulla se non alla notorietà di chi compare in tv. Affrontare il problema di come si vive nei quartieri, anche nei suoi aspetti più contraddittori, vuol dire esserci. Mettersi in mezzo, proporre alternative, imparare l' uno dall'altro, ascoltare, discutere. Senza mai permettersi di giudicare".