Vuote le strade e gli edifici, ma non la memoria. Sopravvivono grazie al passaparola alcuni paesi del Lazio ormai completamente disabitati, che però hanno alle spalle momenti di grande ricchezza. E così, in questa loro nuova veste più povera e decadente, assumono un'altra immagine che non necessariamente è peggiore di quella di un tempo. Anche perché ha il pregio di rimanere nascosta e non facilmente accessibile. E, come recita l'adagio, "più una cosa è difficile da ottenere, maggiore è la soddisfazione". Andiamo allora a scoprirli.

1. Monterano

Monterano, fonte social
in foto: Monterano, fonte social

Se parliamo di borghi fantasma, Monterano vi rientra di diritto già dal nome. Siamo nel territorio di Canale Monterano, a due passi da Manziana e dal lago di Bracciano, è qui che gli etruschi veneravano il dio dell'Oltretomba Math, da cui il posto prende il nome. Chi abitava questi luoghi credeva infatti che la presenza di foreste e di polle d'acqua sulfurea fosse il segno di un mondo sotterraneo, dove accadeva l'imponderabile. Culto diverso, quello cattolico, viene invece professato nel 1300, quando Monterano diventa sede episcopale e uno dei centri più importanti dell'area Sabatina. Qui vivono le famiglie papali degli Orsini e degli Altieri; e quando Emilio Bonaventura Altieri viene eletto Papa, vengono costruiti su progetto di Gian Lorenzo Bernini i capolavori architettonici che si vedono ancora oggi. Come la facciata del palazzo ducale con la splendida fontana del Leone e la Chiesa, e il Convento, di San Bonaventura. Dentro a questo edificio si può ancora rivivere una delle scene del Marchese del Grillo, quella in cui il brigante Don Bastiano attende Alberto Sordi. Il periodo di ricchezza portato dagli Altieri si esaurisce. Alla morte del Pontefice inizia il declino e nel 1770 arriva prima un'epidemia di malaria e poi l'assalto delle truppe francesi che svuotano completamente la città.

Cosa vedere

L'acquedotto a doppia arcata del XVI secolo è quello che si incontrerà nel borgo non appena arrivati. La leggenda vuole che sia stato costruito in una sola notte dal diavolo, in cambio però di sacrifici di animali da parte della popolazione. Ma gli abitanti del posto non mantennero la promessa e l'essere diabolico scatenò una pestilenza che li uccise tutti.

Da non perdere anche la fontana a base ottagonale progettata dal Bernini, che si trova davanti la Chiesa di San Bonaventura. Mentre sulla facciata del Palazzo Baronale si trova la fontana con la Statua del Leone, in cui si vede il mammifero che con la zampa scuote la roccia per far uscire l'acqua. Entrambe le fontane sono però una copia, gli originali sono conservati in Piazza del Campo a Canale Monterano.

Se si vuole vedere l'acqua che ti tinge di diversi colori, allora occorre passare alle cascate della Diosilla. "Le acque sono bianche per la presenza dello zolfo, mentre il letto del torrente è arancione perché ricco di ossidi", spiega Marco Carponi, guardiaparco della Riserva Naturale Regionale Monterano. Ma non sempre si possono ammirare in tutto il loro splendore. "Hanno carattere temporaneo, infatti l'estate sono vuote. Il periodo migliore per visitarle è in primavera o in autunno". Per arrivarci basta parcheggiare lì vicino, poi percorrere 5-10 metri di sentiero segnato di rosso. "Però mi raccomando", ammonisce Carponi, "servono gli scarponi, perché il sentiero può essere scivoloso. È di tipo montano, con diverse pendenze". Se poi si vuole proseguire il percorso, si può arrivare fino ai ruderi. "Alla fontana ci si può arrivare tramite un sentiero che dura 45 minuti", prosegue il guardiaparco. Ma c'è anche un'altra soluzione: "Si può prendere la macchina e fermarla in un parcheggio a Casale Persi, da lì basta camminare 800 metri".

Come arrivare

Situata a ovest del Lago di Bracciano, l'Antica Monterano è racchiusa tra i Monti della Tolfa e i Monti Sabatini. Per raggiungere i ruderi basta arrivare a Canale Monterano e seguire i cartelli per la Riserva Naturale, fino a raggiungere uno spiazzo dove è possibile parcheggiare l'auto. Da qui, si potrà poi proseguire a piedi per un sentiero di circa 200 metri.

2. Chia

Se Pasolini ha acquistato nel vecchio borgo di Chia una torre, probabilmente significa che è un luogo dal fascino particolare. La sua ammirazione verso questo posto, ora totalmente abbandonato, si legge nel Poeta delle ceneri, scritto nel 1966. “Ebbene, ti confiderò, prima di lasciarti,/ che io vorrei essere scrittore di musica,/ vivere con degli strumenti/ dentro la torre di Viterbo che non riesco a comprare/ nel paesaggio più bello del mondo, dove l’Ariosto/ sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta/ innocenza di querce, colli, acque e botri,/ e lì comporre musica/ l’unica azione espressiva/ forse, alta, e indefinibile come le azioni della realtà”. La torre in realtà la riesce a comprare, ma solo nel 1970. È alta 42 metri ed è stata eretta nel 1250: aveva quindi bisogno di un restauro. Pasolini va oltre, perché aggiunge una casa piena di vetrate che gli permettevano di contemplare il panorama da ogni angolo.

Cosa vedere

Non può dirsi completa una visita a Chia senza aver visto le Cascate di Fosso Castello. L'ingresso è lungo la provinciale 151 ortana, poi bisogna prendere un sentiero. Camminando si trovano diverse costruzioni ormai coperte dal verde della natura. Cosa sono? Resti di maestosi altari che i sacerdoti etruschi utilizzavano per venerare gli dei. Il percorso poi prosegue fino alla Torre di Pasolini, ma non finisce qui. Se si continua, si arriva alla terrazza panoramica e si ha modo inoltre di visitare la necropoli e piramide etrusche.

Come arrivare

Una volta giunti al casello di Orte bisogna prendere la superstrada Orte – Viterbo. Poi, dopo circa 12 km, occorre uscire allo svincolo per Bassano in Teverina e Chia. Arrivati in paese, la macchina si può lasciare a Piazza Garibaldi, al centro di Chia.

3. Antuni

Se si vuole godere di una vista a 360 gradi del Lago del Turano, allora vale la pena salire al Borgo di Antuni. Circondato quasi completamente dall'acqua, se non per una lingua di terra, oggi domina la valle. E pensare che un tempo non c'era acqua al di sotto, ma solo un prato verde. È stata infatti la costruzione della diga sul fiume Turano nel 1939 che ha creato il lago e che ha permesso di produrre energia idroelettrica. Se non fosse per un errore, probabilmente questo borgo sarebbe ancora abitato. Durante la Seconda Guerra Mondiale si punta a distruggere il ponte che permette di attraversare il lago, ma viene invece colpito il paese. Ed è per questo che oggi è completamente disabitato.

Cosa vedere

Sia il borgo che l'Eremo di San Salvatore meritano una visita. Ma prima bisogna prenotarla attraverso l’Associazione Camminando Con, chiamando al numero 347 336 0819 (Giampaolo), perché all'inizio del sentiero c'è un cancello. La visita è solitamente consentita la domenica, "purché si abbia un numero minimo di 12 persone prenotate (a cui può unirsi chiunque all’inizio della visita)", si legge sul sito dell'associazione. E gli orari sono già indicati. "Il ritrovo e la partenza sono sempre alle 10,30, a Castel di Tora presso gli uffici dei Guardiaparco della Riserva Naturale Monti Navegna e Cervia (vicino al Bar “La Casina”), lungo la strada provinciale Turanense", è specificato sul sito. C'è poi un biglietto da pagare. "Il regolamento comunale prevede per l’ingresso un costo di 6 euro, salve riduzioni indicate nel regolamento stesso". Tempo necessario per la visita? "Due ore se si sale solo al Borgo di Antuni; oppure tre ore se si prosegue anche per l’Eremo".

Come arrivare

Raggiunto il casello Carsoli-Oricola (A24), seguire le indicazioni per Lago del Turano – Castel di Tora – Rieti. A quel punto vi aspetteranno circa 18 km di strada tortuosa, poi arriverete al bivio che vi porta al centro di Castel di Tora. Sulla sinistra troverete l’ingresso al borgo, con una strada sterrata interrotta dopo circa 50 metri da un cancello.

4. Ninfa

Più che per il suo borgo, Ninfa è conosciuta per il suo giardino. Ma anche le rovine godono di grande fama: e fin dal 1800. Il grande storico viaggiatore Ferdinando Gregorovius, nel suo “Passeggiate Romane”, le considerava migliori di Pompei. Si legge nel libro che mentre nella città campana "le case s’innalzano rigide come mummie tratte fuori dalle ceneri vulcaniche" a Ninfa "s’agita invece un’olezzante mare di fiori, ogni parete, ogni muro, ogni chiesa ed ogni casa sono avvolti in un velo d’edera e su tutte le rovine sventolano le bandiere purpuree del dio trionfante della primavera". Divinità erano presenti qui anche prima della costruzione degli edifici. In questa zona sorgeva infatti un tempio dedicato alle ninfe, le dee della religione greca che hanno probabilmente dato il nome alla città.

Cosa vedere

Classificato dal New York Times tra i più belli e romantici giardini del mondo, quello di Ninfa è davvero imperdibile. All'interno si trovano "ciliegi e meli ornamentali che in primavera fioriscono in maniera spettacolare, varietà di magnolie decidue, betulle, iris palustri e una sensazionale varietà di aceri giapponesi", si legge sul sito web. Camminando tra i viali del giardino non si può poi far a meno di notare il Castello dei Caetani. Dopo il restauro nel 1920 dalla famiglia da cui prende il nome, oggi è possibile visitare anche le prigioni.

Come arrivare

Partendo da Roma, si prende la Pontina e si esce a Borgo Sabotino/Lido di Latina. Da qui ci si immette su via Appia e si seguono le indicazioni per Ninfa, Norma, Bassiano. Se invece si preferisce raggiungere il posto in treno, basta sapere che dalla stazione di Cisterna di Latina è attiva una navetta per il Giardino di Ninfa, con partenze alle 9.15, 11.20 e 14.15.

5. Rocchettine

Due fortezze si guardano, ma in una di queste non rimane più nulla. Sono i castelli di Rocchette e Rocchettine, borghi medievali nel comune di Torri in Sabina (Rieti), a pochi chilometri dal confine con l’Umbria. Mentre nel primo ci sono ancora un centinaio di abitanti, nel secondo non c'è più nessuno: e non si conosce neanche il motivo. Si sa invece che è stata costruita nel corso del XIII secolo d.C. e che era inizialmente conosciuta come Rocca Guidonesca. Il suo scopo era chiaro: proteggere il passaggio che metteva in comunicazione Rieti con la valle del Fiume Tevere.

Cosa vedere

Del castello restano solo i muraglioni, ma dentro c'è ancora un edificio visitabile, anche se solo una volta l'anno. È la Chiesa di San Lorenzo, ristrutturata nel 1700. Guardando l'esterno di può intuire il tardo stile barocco della facciata, mentre il campanile è a vela e posizionato leggermente arretrato rispetto al resto. Il giorno in cui può essere visitata è il 10 agosto: momento in cui si festeggia San Lorenzo.

Come arrivare

Distante poco più di un'ora d'auto da Roma, Rocchettine si può raggiungere guidando lungo l'autostrada A1 per poi uscire al casello di Magliano Sabina. Superati i paesi di Magliano e Montebuono, si dovrà a questo punto deviare a sinistra in direzione di Rocchette. Da qui basta proseguire in direzione Vacone e percorrere una strada sterrata. Dopo circa 100 metri si attraversa il ponte sul Fiume Laia e si arriva in una radura dove è possibile parcheggiare.