Banda della minicar, i due minorenni interrogati per tre ore: hanno risposto alle domande dei pm
Sono stati sentiti per tre ore e hanno risposto alle domande del pubblico ministero i due ragazzi di 17 e 16 anni che hanno confessato di essere ‘la banda della minicar' che per due notti ha terrorizzato i quartieri di Monteverde e Testaccio aggredendo i passanti. I due minori sono accusati di lesioni aggravate e percosse in concorso oltre che di tentato omicidio per il ferimento dell'attore Davide Iacopini, fatto cadere dal monopattino elettrico nella serata dello scorso 5 ottobre e ancora ricoverato nel reparto di Terapia Intensiva dell'ospedale San Camillo di Roma.
Gli interrogatori si sono svolti presso il Tribunale dei Minorenni. Per primo è stato sentito il 17enne, figlio di carabiniere, proprietario e conducente della minicar nera con cui hanno girato per le strade colpendo pedoni, ciclisti e gente in monopattino "per divertirsi", come confessato la notte in cui sono stati denunciati dai carabinieri. Dopodiché è toccato al suo amico 16enne che stava sul sedile del passeggero e che avrebbe, fra le altre cose, tolto la mano di Iacopini dal manubrio del monopattino elettrico che stava conducendo su via Anton Giulio Barrili.
"Hanno reso dichiarazioni rispondendo alle domande loro rivolte dal Pubblico Ministero", ha scritto in una nota la procuratrice dei minori Giovanna Lebboroni. "Eventuali ulteriori comunicazioni saranno valutate nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa vigente, avuto riguardo alle esigenze investigative e alla tutela del segreto che copre alcuni degli atti delle indagini preliminari", ha aggiunto la procuratrice.
La procura dei minorenni è al lavoro anche su altri fronti per ricostruire nel dettaglio quanto avvenuto quelle due sere. Saranno analizzati i cellulari dei due giovani, probabilmente per capire se ci sono dei video delle aggressioni che possano aver inviato ad amici o diffuso in rete. È stat sequestrata anche una dash cam presente sul veicolo, ma non è ancora noto se fosse attiva in quelle due serate.
Già la notte in cui i carabinieri hanno trovato la macchina, i due, che hanno precedenti per un furto commesso in concorso e non solo, avevano già confessato come erano andate le cose. "Sicuramente abbiamo fatto qualcosa, ma erano scherzi – ha detto il 16enne -. Abbiamo iniziato a girare alle 21.30 circa, fino all'una di sera. Ho urlato ad un signore in bicicletta per spaventarlo e lui ci ha rincorso, ma non è caduto, era forse l'una e dieci. È in questa occasione che ho perso il berretto", messo agli atti dagli inquirenti. "Il 5 ottobre ero sempre in macchina e ci siamo affiancati a un signore in monopattino: io gli ho tolto la mano dal manubrio, e lì il signore deve essere caduto. Ho letto sul giornale che si chiamava Iacopini Davide. La scarpa l'ho persa non perché gli ho dato un calcio, e poi sono comunque tornato a prenderla: aprivo lo sportello per controllare se il signore era caduto, lì ho perso la scarpa".