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Armi nascoste al trasporto della Macchina di Santa Rosa per possibile attentato, condannato un uomo

Baris Kaya, il ventitreenne curdo tra gli arrestati per detenzione di armi il giorno del trasporto della Macchina di Sant Rosa a Viterbo è stato condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione.
A cura di Alessia Rabbai
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Tre anni e quattro mesi di reclusione per detenzione di armi clandestine è la pena che il giudice del Tribunale di Viterbo ha stabilito nei confronti di un uomo appartenente alla banda che nascondeva armi nel centro storico durante il trasporto della Macchina di Santa Rosa il 3 settembre 2025, armi pronte per quello che subito si è ipotizzato si trattasse di un possibile attentato, poi smentito. Si tratta di Baris Kaya, il ventitreenne curdo arrestato insieme ad Abdullah Atik, ventiseienne turco.

Difeso dall'avvocato Antonio Angelelli, l'imputato è stato giudicato in abbreviato, che prevede in caso di condanna lo sconto di un terzo della pena. Il pubblico ministero della Procura per lui aveva chiesto la condanna a una pena di quattro anni. Atik si è suicidato in carcere il 5 febbraio scorso. Tra quelle ritrovate nel nascondiglio nel B&b di via Santa Rosa proprio lungo parte del tragitto che quella sera avrebbe compiuto la torre illuminata trasportata a spalla, c'erano anche armi da guerra. A finire in manette sono stati anche Baris Boyun e Ismail Atiz. Kaya e Atik sono stati trovati in possesso di una mitraglietta, due pistole semiautomatiche tre caricatori e numerose munizioni calibro 9. Tutte armi che hanno ricevuto da una persona non identificata.

Le armi trovate prima del trasporto della Macchina di Santa Rosa

Il nascondiglio delle armi è stato scoperto il 3 settembre 2025, il giorno stesso in cui era in programma il tradizionale trasporto della Macchina di Santa Rosa in occasione del quale a Viterbo si radunano decine di migliaia di persone. A dare l'allarme alle forze dell'ordine è stato il proprietario del B&b, che ha notato un comportamento strano da parte degli ospiti. Aveva infatti la percezione che si stessero nascondendo. Inizialmente data la corrispondenza con il trasporto si è pensato che l'intenzione fosse quella di compiere una strage, un'ipotesi quella dell'attentato, che gli investigatori della Digos hanno successivamente escluso.

Alla partenza della Macchina poco dopo le 21 il prefetto ha dato disposizione che le luci restassero accese durante il trasporto per "motivi di sicurezza". Un evento eccezionale in quanto è noto come il passaggio della torre illuminata portata a spalla dai facchini avvenga al buio per le strade del centro. Il trasporto si è concluso senza ripercussioni sull'ordine pubblico.

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