Antonio morto in uno scontro sull’A1, lo zio: “Responsabile vuole patteggiare. Non vogliamo soldi, ma giustizia”

"Chiediamo che il giudice non accolga la richiesta di patteggiamento. Non vogliamo soldi, non esiste una cifra che possa risarcirci della morte di mio nipote. Vogliamo solo giustizia e per noi famigliari che abbiamo la vita distrutta". A parlare attraverso Fanpage.it è Giuseppe Scorzafave, zio di Antonio De Simone, morto a cinquantatré anni in uno scontro sull'autostrada A1 diramazione Sud in direzione Roma il primo gennaio del 2025.
Quando i soccorsi sono arrivati sul luogo del sinistro Antonio era già morto, mentre la sua compagna, ferita in maniera gravissima, ha riportato danni permanenti. I famigliari vogliono tenere alta l'attenzione sul caso, chiedendo al giudice del Tribunale di Roma di non accettare la richiesta avanzata dalla difesa di patteggiamento a due anni di reclusione senza condizionali né iscrizione al casellario giudiziario. Per la morte di De Simone sono state rinviate a giudizio sei persone. L'automobilista alla guida della macchina che lo ha travolto è accusato dei reati di omicidio stradale, lesioni gravissime e omissione di soccorso.
Il ricordo dello zio: "Una vita dedicata agli animali"

Giuseppe abita in provincia di Cosenza ed è lo zio di Antonio, ma lo ha cresciuto come un figlio, dopo la morte del padre deceduto anche lui in un incidente stradale a poche ore dal matrimonio. Anche lui come il figlio abbandonato all'interno dell'auto, che dopo pochi istanti dal tamponamento ha preso fuoco. "Tonino era orfano e la nostra famiglia lo ha adottato. Lo ha cresciuto mio padre, fino a quando non è scomparso anche lui in un drammatico incidente mentre lavorava in una betoniera che stava pulendo. Allora Antonio aveva sei anni. Per me non era solo un fratello più piccolo e un compagno di giochi, ma anche un figlio.
Crescendo ha terminato gli studi laurenadosi con lode in Ingegneria elettronica con indirizzo biomedico. A ventisette anni è andato a lavorare in Brasile, successivamente in Inghilterra e in altri Paesi europei. Tornato a Roma si è dedicato alla sua grande passione, ossia gli animali, in particolare ai suoi amati gatti. Gatti malconci, provenienti da gattili e rifugi, che prendeva e curava. Ne aveva nove, di cui uno senza un occhio, un altro senza una zampetta, un altro ancora con problemi epatici. Si è inserito nel mondo del volontariato ed era vicepresidente del canile-gattile Muratella a Roma. Caratterialmente era un uomo dolce, introverso e molto timido, ma anche disponibile e generoso".
Lo scontro in cui è morto Antonio De Simone

Giuseppe ricorda il giorno dell'incidente, il primo dell'anno: "Ero stato a pranzo e a fare una passeggiata al mare con mia moglie. Verso le ore 17 ci ha chiamati nostra figlia per dirci che le era arrivato un messaggio di condoglianze da parte di un caro amico di Antonio, un messaggio che lei non comprendeva. Era molto allarmata. Non sapevamo ancora nulla dell'incidente. Abbiamo raggiunto casa di mia sorella, la mamma di Antonio, e abbiamo trovato la polizia, che ci ha spiegato tutto: era morto in un incidente stradale. Ci siamo diretti a Roma, girando gli obitori di vari ospedali prima di trovare il corpo di mio nipote, procedendo al riconoscimento.
Come famigliari abbiamo sporto denuncia alla Procura della Repubbica e nei giorni seguenti fatto richiesta tramite il nostro avvocato al pubblico ministero, per chiedere l'arresto per reiterazione del reato e fuga e il ritiro della patente. Ma nulla di ciò è stato fatto. Sulla salma abbiamo saputo che non è stata svolta l'autopsia e nessuno ci ha risposto alla richiesta se i veicoli fossero stati o no posti sotto sequestro". Poi la notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati di sei persone e il successivio rinvio a giudizio. "Ci sono arrivate varie proposte economiche, proposte che abbiamo sempre respinto, perché la vita di Antonio non ha prezzo. Come famigliari chiediamo che il giudice non accolga il patteggiamento".