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All’università di Tor Vergata si gioca alla guerra: nella chat con gli ufficiali inni al Duce e insulti agli ‘zingari’

Un progetto promosso dall’ateneo di Tor Vergata porta gli studenti al Centro Alti Studi per la Difesa: Fanpage.it ha raccolto la testimonianza di uno di loro.
A cura di Beatrice Tominic
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Alcuni testi delle chat di gruppo.
Alcuni testi delle chat di gruppo.

"Sono rimasto solo in una stanza con altri 12 militari per giocare alla guerra dopo aver risposto a un invito della mia università. Ero l'unico civile nella stanza". A parlare con Fanpage.it è uno studente dell'ateneo di Tor Vergata che nei mesi scorsi ha preso parte a un progetto del Casd, Centro Alti Studi Difesa/Scuola Superiore Universitaria (CASD/SSU), promosso dal corso in Global Governance.

Il progetto comprendeva la partecipazione al war game insieme agli studenti del Master di Studi Strategico-Militari, tutti ufficiali militari, un gioco strategico per simulare una guerra. Una volta abbandonata la stanza in cui si svolgeva il war game, la situazione non sembrava diventare meno pesante.

"Fuori dal gioco, nei gruppi whatsapp, si respirava aria di cameratismo, c'era chi inneggiava al Duce e chi proponeva i fasci laziali di quartiere come soluzione per il problema degli zingari fra un messaggio e l'altro", continua a spiegare a Fanpage.it lo studente che ha preso parte al corso.

Se nei gruppi di Whatsapp il confronto avveniva fra studenti e ufficiali italiani, nei corridoi e, spesso, anche con lezioni ad hoc, è facile imbattersi in militari di altre nazioni. "Tutti di Paesi Nato, come gli Usa, ma anche provenienti dagli eserciti di altri Paesi, come quello saudita o quello egiziano, fino a quello ucraino: oltre a un tenente colonnello, abbiamo individuato anche due ufficiali del battaglione Azov, in mimetica e vestendo senza alcun problema le insegne con le rune naziste sulle spalle: pensare di essere stato coinvolto dalla mia università in un progetto che, evidentemente, non tiene conto di tutto questo, mi ha fatto venire i brividi", sottolinea ancora a Fanpage.it.

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Il progetto al Casd promosso da Tor Vergata: "Ho partecipato al war game: nella stanza ero l'unico civile"

"Ci è arrivata un'email formale da parte del direttore di corso che invitava gli studenti a candidarsi per il progetto, presentato come espressione di una formazione universitaria di alto livello, una specie di stage di merito. Fra le candidature sono stati scelti studenti e studentesse con la media più alta. Una volta ottenuto il lasciapassare per partecipare, ci sono stati comunicati i giorni in cui ci saremmo dovuti presentare al Casd, a Roma", racconta a Fanpage.it.

"Sapevo che avremmo partecipato a un esperimento di war game, una simulazione. Ciò che non è mai stato esplicitato fino al nostro arrivo sono state le modalità e la struttura del gioco, neppure il ruolo degli studenti e l'obiettivo stesso della simulazione. Ci hanno consegnato un opuscolo con le regole e siamo stati assegnati ad alcune stanze. Ed è lì che mi sono trovato come unica persona civile circondata da ufficiali militari che già si conoscevano e, probabilmente, stavano lavorando da mesi insieme". Insieme allo studente di Tor Vergata, infatti, si sarebbero trovati anche gli studenti del Master di Studi Strategico-Militari, tutti già ufficiali.

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Il war game promosso da Tor Vergata: "Nel gioco non esistevano i diritti umani"

"Mi sono sentito completamente immerso nella dinamica di guerra. Una dinamica in cui, però, non sono presi in considerazioni i ruoli della diplomazia, della storia politica dei Paesi. Dei diritti umani. Da una parte c'era la Nato (blu), dall'altra Cina e Russia (rossi). I diversi Stati proponevano azioni per modificare l’andamento di una crisi internazionali che poi venivano valutate dall’organo centrale di arbitraggio, composto esclusivamente da alti ufficiali militari, che decideva se considerarle plausibili, ne definiva gli effetti e aggiornava il quadro della situazione per il turno successivo – continua a raccontare – La guerra è stata resa razionalizzabile, rappresentata soltanto da una dinamica di causa ed effetto che non prevedeva giustificazioni per un attacco di droni, ad esempio, o l'ipotesi di una qualsiasi protesta sociale", spiega.

"L'intero mondo, diviso fra blu e rossi appare totalmente polarizzato e ridotto a un problema di sicurezza. Scompaiono i soggetti sociali, le responsabilità storiche, le relazioni di dominio, le gerarchie globali. Restano la vulnerabilità, la minaccia, la stabilità, la protezione, la deterrenza – continua ancora lo studente – Sono rimasto per ore circondato da militari strateghi il cui unico obiettivo era fare la guerra, in un'ottica talvolta pretestuosa".

La protesta del corpo studentesco: "Dobbiamo smilitarizzare l'università"

Una situazione che, però, non per tutti è una novità. "Da tempo denunciamo i rapporti che le università hanno con apparati militari italiani. Non parliamo soltanto di Tor Vergata, i cui docenti figurano in ruoli apicali anche nelle attività del Casd. Sicuramente nel nostro ateneo la componente è più forte, tanto che sono molti i progetti come questo e gli stage in società leader nel settore bellico, per ogni facoltà e dipartimento – spiegano a Fanpage.it da Cambiare Rotta, che ha diffuso un report in cui viene raccontato il progetto fra ateneo e Casd da chi lo ha vissuto – Dal Drone Contest al Career Day: ogni occasione sembra buona per permettere a queste aziende di sfilare sotto agli occhi di studenti e studentesse in cerca di un lavoro o di corsi che possano aiutare nel curriculum. Quando l'obiettivo primario, oggi, dovrebbe essere la smilitarizzazione dei luoghi pubblici. Ed è anche per questo che scenderemo in piazza il 7 maggio prossimo", concludono.

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