Accusato di crimini di guerra e genocidio, lavorava su una nave da crociera: arrestato a Civitavecchia

Lavorava a bordo di una nave da crociera, ma era accusato di crimini di guerra e genocidio. Per questo, un 58enne con doppia cittadinanza serbo-croata è stato arrestato dalla polizia di frontiera italiana su un'imbarcazione attraccata al porto di Civitavecchia. Su di lui pendeva già un mandato di arresto europeo, emesso quest'anno dalle autorità giudiziarie di Zagabria, dopo complesse indagini. Durante il lavoro di investigazione, sono stati individuati centinaia di ex membri di formazioni paramilitari responsabili di pulizie etniche nei territori dell'ex Jugoslavia: per gli inquirenti, l'uomo avrebbe fatto parte delle milizie Sao Kraijina, che operarono nell'omonima repubblica autoproclamata.
Una nuova identità e poliziotti sotto copertura sulla nave da crociera
Doveva essergli sembrata una buona idea quella di crearsi una nuova identità come lavoratore su una nave da crociera, ma non è bastato a sfuggire al suo arresto. Il cittadino serbo-croato svolgeva infatti compiti di sicurezza a bordo del transatlantico, cercando di sfuggire alle ricerche messe in campo dalle autorità croate. A trovarlo, però, è stata la polizia di frontiera di Civitavecchia, che ha analizzato i dati di tutte le persone a bordo, personale compreso. Una volta individuato, gli agenti sono saliti sull'imbarcazione in abiti civili, mescolandosi con i passeggeri, per poi bloccare e arrestare il 58enne. L'intera operazione è stata coordinata dalla Procura di Civitavecchia.
Il ruolo delle milizie Sao Kraijina nella guerra serbo-croata
Quando il 25 giugno del 1991 fu proclamata la Repubblica di Croazia, i reazionari serbi che volevano costringere il neonato Stato a rinunciare alla propria indipendenza dalla Jugoslavia, si riunirono nei miliaziani della Sao Kraijina. La formazione paramilitare, operante principalmente nelle zone della Croazia a maggioranza serba, autoproclamarono a loro volta l'omonima Repubblica di Kraijina (o Regione autonoma serba della Kraijina) e diedero il via a deportazioni e uccisioni ai danni di cittadini croati. Il Tribunale penale internazionale ha definito le azioni dei leader del gruppo parte di "un'impresa criminale comune, finalizzata alla creazione di uno stato etnicamente omogeneo".
Dagli atti che hanno portato al mandato di arresto internazionale emergerebbe che l'uomo avrebbe preso parte in prima persona alle operazioni di pulizia etnica, come membro attivo della milizia. L'ex paramilitare resterà in carcere in attesa dell'estradizione verso la Croazia.